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Panama Papers si allarga, spunta anche nome ex milanista Seedorf

Parigi – Politici, uomini d’affari, star dello sport…. La lista delle persone chiamate in causa dai Panama Papers si allunga man mano che passano le ore, insieme alle pratiche opache, con sede a Panama. E punta anche il nome dell’ex centrocampista e poi allenatore del Milan Clarence Seedorf, tirato in ballo dal quotidiano olandese Trouw insieme a centinaia di connazionale che hanno utilizzato i servizi della società panamense.

Pressato dalle proteste di piazza e dalle migliaia di persone che lunedì ne chiedevano le dimissioni, il premier islandese Sigmundur David Gunnlaugsson è quello più in difficoltà. Il presidente Olafur Ragnar Grimsson ha abbreviato il suo soggiorno in Usa per tornare precipitosamente nel Paese: il suo aereo è atterrato a Reykjavik all’alba, dove poche ore prima migliaia di persone avevano manifestato per chiedere le dimissioni del premier, lanciando uova e yogurt contro il Parlamento; e un’altra manifestazione è prevista per le 17 ora locale. E questo è forse l’evento più eclatante dei Panama Papers, l’inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) su paradisi fiscali e conti offshore, nata dalla più grande fuga di notizie della finanza internazionale e basata su documenti dello studio legale Mossack Fonseca con sede a Panama city. Anche il premier britannico David Cameron è sotto pressione, per via delle operazioni del padre Ian. Stamane Le Monde, uno dei media che fanno parte dell’ICIJ ha chiamato in causa Marine Le Pen, la presidente del Fronte Nazionale: secondo il quotidiano, il suo entourage ha utilizzato società di comodo e false fatturazioni per far uscire denaro dalla Francia. Uno di loro, Frederic Chatillon, ha già reagito sostenendo di aver messo a disposizione dei giornalisti documenti che provano l’assoluta legalità delle operazioni relative.

Le Monde ha preso di mira anche la banca francese Societe Generale che è tra le “principali cinque” che hanno maggiormente usato i servizi di Mossack Fonseka, per creare società off-shore, dopo HSBC, UBS, Credit Suisse. Creare una società offshore non è di per sé una pratica illgale e il Ceo di Credit Suisse, Tidjane Thiam, ha dichiarato da Hong Kong a Bloomberg News che la banca approva solo operazioni “legittime”. Comunque i nomi sono altisonanti. Secondo Trouw, John Bredenkamp, un mercante d’armi, avrebbe “13 società” attraverso Mossack Fonseca, tra cui “almeno cinque sono nelle liste internazionali delle sanzioni per l’implicazione presunta nella vendita di armi al presidente dello Zimbabnwe, Robert Mugabe. Bbc e Guardian si spingono anche oltre la denuncia della semplice evasione fiscale, sostenendo che tra i clienti di Mossack Fonseca c’è una società di comodo nordcoreana utilizzata per finanziare il programma nucleare di Pyongyang. (AGI) 

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