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Papa arrivato a Holguin, a l'Avana messa storica e bagno di folla

(AGI) – Holguin (Cuba), 21 set. – Dopo il bagno di folla per Papa Francesco a l’Avana dove ha tenuto una messa storica , l’aereo del Ponterice e’ atterrato a Holguin, terza citta’ dell’Isola di Cuba. Il Papa – che appare in buona forma – e’ stato salutato dal vescovo locale, monsignor Arranguen Echevarria, ai piedi della scaletta. Il governo e’ rappresentato da Miguel Diaz-Canela, possibile successore dii Raul Castro. Gruppi di ragazzi e fedeli sonno presenti ai bordi della pista e Francesco si e’ subito recato a salutarli. Il Pontefice e’ poi salito su una vettura Volkswagen di media cilindarata, su cui e’ stata apposta la targa “SCV1” che segnala la presenza del capo dello Stato Vaticano. Raggiungera’ ora il centro della citta’, dove cambiera’ vettura, salendo sulla “Papamobile” per farsi vedere dalla folla. Oltre 200mila persone hanno assistito alla prima messa storica di Papa Francesco a L’Avana in plaza de la Revolucion. “C’erano oggi piu’ fedeli che nelle messe dei papi precedenti, Giovanni Poalo II nel 1998 e Benedetto XVI nel 2012”, ha affermato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi nel briefing tenuto per i 700 giornalisti al seguito di Bergoglio a Cuba. Quanto alla stima dei presenti, Lombardi si e’ tenuto bassissimo: “Oltre 200 mila, ma non abbiamo una valutazione precisa, solo che erano piu’ che nelle altre liturgie papali. Questo e’ sicuro”. Nella sua prima visita a Cuba, il pontefice argentino ha poi incontrato Fidel Castro. Una visita di mezz’ora con l’anziano ‘lider maximo’, piegato ma non vinto dall’eta’ (89 anni) e dalle malattie, che e’ apparso proteso verso il Pontefice con sguardo vivo e interessato. Una curiosita’: la tuta azzurra indossata da Fidel era griffata da una nota multimazionale di abbigliamento sportivo. Ecco: in quelle sei lettere della marca del colosso tedesco sponsor di tanti calciatori si puo’ leggere tutta la difficolta’ che vive l’apparato cubano nel passaggio dall’economia statale, con i privilegi loro riservati dal regime, alla nuova realta’ dell’apertura al mondo occidentale, che con la fine dell’embargo dara’, si spera, sollievo ad una popolazione stremata dalle ristrettezze imposte dalle sanzioni Usa. Ma portera’ forse altri problemi, legati alle logiche capitalistiche, a cominciare da possibili insulti all’ambiente per costruire nuovi alberghi e villaggi turistici, che qui sono in gran parte fermi agli anni ’50. Piccolo giallo: nessun saluto di Francesco agli oppositori del regime castrista. “Mi consta che ci sia stato un tentativo da parte di esponenti dell’opposizione per avere dal Papa un segno di presenza e di saluto. Ma non era previsto un nessun modo un incontro, si sarebbe trattato al piu’ di un saluto di passaggio”. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha risposto cosi’ alle domande dei giornalisti in merito alla possibilita’ che era stata ventilata di un saluto di Francesco agli oppositori. Secondo alcune fonti locali, ad impedirlo sarebbe stata un’azione preventiva del governo che ha fatto fermare gli oppositori. In merito Lombardi ha detto di non essere a conoscenza di cosa sia in effetti successo. “Il saluto – ha detto – di fatto non e’ stato realizzato. Non ho informazioni su questo, ma forse qualcuno non ha accettato questo tipo di proposta, che era un tentativo di attenzione ma senza un progetto di un’iniziativa specifica particolare”. Lombardi non ha pero’ smentito possibili telefonate intercorse in questi giorni tra l’opposizione cubana e esponenti della chiesa locale per dare un seguito ai contatti avviati. “Da parte della Chiesa – ha poi concluso – il desiderio di parlare c’e’ sempre”. L’OMELIA DI PAPA FRANCESCO A PLAZA DE LA REVOLUTION Papa Francesco ha parlato in plaza de la Revolucion in una poderosa omelia. Quello di Cuba “e’ un popolo che ha delle ferite, come ogni popolo, ma che sa stare con le braccia aperte, che cammina con speranza, perche’ la sua vocazione e’ di grandezza”, ha ricordato Francesco nell’omelia alla messa di questa mattina nella Plaza de la Revolucion gremita da una folla immensa: oltre 500 mila persone, circa un quinto degli abitanti. Ma sui “peccati” del regime e i rischi di un futuro capitalistico, il Papa e’ stato chiarissimo: “Lontano da ogni tipo di elitarismo, l’orizzonte di Gesu’ non e’ per pochi privilegiati”, ha affermato esortando a guardarsi “dalla tentazione del ‘servizio’ che ‘si serve'” perche’ condizionato dalla volonta’ di “beneficiare i ‘miei’, in nome del ‘nostro'”, che lascia fuori gli altri “generando una dinamica di esclusione”. E tante falsita’. Per essere autentico, invece, “il servizio non sia mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone”, ha spiegato il Papa proclamando che “la grandezza di un popolo, di una nazione; la grandezza di una persona si basa sempre su come serve la fragilita’ dei suoi fratelli”. “In questo – ha osservato – troviamo uno dei frutti di una vera umanita’: chi non vive per servire, non serve per vivere”. Bergoglio ha POI ricordato nella sua omelia che “essere cristiano comporta servire la dignita’ dei fratelli, lottare per la dignita’ dei fratelli e vivere per la dignita’ dei fratelli”. “Per questo – ha scandito – il cristiano e’ sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei piu’ fragili”. Parole pronunciate da un altare semplice e sobrio dvanti ad una piazza gremita all’inverosimile e dominata, come era gia’ accaduto nelle liturgie di Giovanni Paolo II (1998) e Benedetto XVI (2012) dall’immagine di Che Guevara, l’eroico combattente per i diritti degli oppressi in America Latina e Africa, la cui figura non puo’ lasciare indifferente nessuno che conosca le ingiustizie subite dalle popolazioni autoctone e meticce in Sudamerica e tanto meno il Papa che affidando Cuba alla Vergine l’ha invocata: “insegnaci a vedere Gesu’ in ogni uomo sfinito sulla strada della vita; in ogni fratello affamato o assetato, che e’ spogliato o in carcere o malato”. FRANCESCO AI GIOVANI CUBANI, IN EUROPA C’E’ UNA GNERAZIONE SENZA SPERANZA “Non so se a Cuba si usa la parola non ripiegarsi, ecco questo vi chiedo: non smettete di sognare. La capacita’ di sognare e’ quello che ci rende capaci di operare per un un mondo migliore. Quanto piu’ grande e’ la capacita’ di sognare tanto piu’ saremo capaci di operare”. Lo ha affermato Papa Francesco nell’incontro con la gioventu’ cubana, nella piazza della Cattedrale dell’Avana. “In Europa – ha aggiunto il Pontefice – esiste un’intera generazione che non ha speranza perche’ non studia e non lavora. Mi domando che paese sia quello dove non si offre un futuro ai ragazzi”. “Un popolo, non dico un governo, che non si preoccupa dei giovani, che non inventa una possibilita’ di lavorare per i suoi giovani, non ha un futuro”, ha continuato il Papa descrivendo con dispiacere “il giovane e la giovane incapaci di dare vita, di creare amicizia sociale, di creare una patria”, e che “evidentemente entrano a far parte della cultura dello scarto: la cultura che non ha speranza, nella quale si scarta l’anziano perche’ non produce, si pensa all’eutanasia in certi paesi, ma in altri c’e’ un’eutanasia nascosta, e si scartano i giovani”. “Questa cultura dello scarto – ha scandito – sta facendo male a tutti toglie la speranza, una speranza che e’ sofferta, faticosa e feconda”. .
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