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Papa Bergoglio contro le ingiustizie: «Le ricchezze mondiali in mano solo a un gruppetto di persone»

di Franca Giansoldati – 

Città del Vaticano Per certi versi sembra un manifesto venato di socialismo, per certi altri un appello terzomondista. Papa Bergoglio al VI forum internazionale sulle migrazioni e la pace torna a puntare il dito contro le grandi multinazionali che sfruttano il Sud del mondo e contro la finanza internazionale che determina enormi speculazioni, con il risultato che le ricchezze si concentrano sempre in poche mani.  “Non può un gruppetto di  individui controllare le risorse di mezzo mondo. Non possono  persone e popoli interi aver diritto a raccogliere solo le  briciole”. Questo divario è alla base di tanti squilibri. “Manca la giustizia redistributiva”.

Papa Francesco spiega ai suoi ospiti ricevuti in Vaticano ciò che in passato ha ampiamente esposto nelle sue encicliche. “Anzitutto il dovere di giustizia. Non sono più sostenibili le inaccettabili disuguaglianze economiche, che impediscono di mettere in pratica il principio della destinazione universale dei beni della terra”. Denuncia poi il divario tra chi ha troppo e chi non ha nulla. Una forbice che tende ad allargarsi sempre di più. “Nessuno può sentirsi tranquillo e dispensato dagli  imperativi morali che derivano dalla corresponsabilità nella  gestione del pianeta, una corresponsabilità più volte ribadita  dalla comunità politica internazionale, come pure dal Magistero”. Il sistema economico e sociale nel suo complesso andrebbe corretto, “un dovere di civiltà”, dice. Non si tratta solo di cancellare forme di colonialismo, o di egemonia, ma di portare avanti “una riparazione. A tutto ciò bisogna riparare”.

Francesco insiste sul fatto che “siamo tutti chiamati a intraprendere processi di
condivisione rispettosa, responsabile e ispirata ai dettami della  giustizia distributiva”. Naturalmente nel corso dell’incontro ha affrontato il fenomeno migratorio, un tema sul quale il Papa richiama tutti gli Stati “al dovere di civiltà”. Difende la scelta politica dei corridoi umanitari “accessibili e sicuri”, le politiche legate all’integrazione degli stranieri, evitando “le pericolose ghettizzazioni”. Il rispetto dei migranti, però, inizia dalla comunità di origine. E insiste: “Ogni migrante ha diritto a emigrare, ma anche il diritto a non dovere emigrare, a non essere costretto dalla fame e dalla miseria a un avvenire altrove”. Infine non manca di denunciare la deriva populista. “Di fronte a questa indole del rifiuto, radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche, urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte”.

http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-2273109.html

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