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Papa chiama in Vaticano 17 cardinali, solo 2 italiani

di Salvatore Izzo

Città del Vaticano – Domani, con il Concistoro, entreranno in Vaticano 17 nuovi porporati provenienti da Paesi che prima non vi erano rappresentati nel Collegio cardinalizio: Repubblica Centrafricana, Malaysia, Lesotho, Papua Nuova Guinea, Bangladesh, Isola Maurizio e Albania. Da qui proviene il più anziano tra i nuovi cardinali, il semplice sacerdote Ernest Simoni, 90enne che ha passato gran parte della sua vita nei campi di rieducazione del regime comunista. Mentre il più giovane, con i suoi 49 anni, è monsignor Dieudonnè Nzapalainga, che arriva insieme all’imam e al pastore evangelico di Bangui, la città ferita dai conflitti etnici dove Francesco un anno fa diede inizio al primo Giubileo decentralizzato della storia aprendovi la prima Porta Santa. “A me piace che nel collegio cardinalizio si veda l’universalità della Chiesa, non soltanto il centro europeo”, aveva promesso il Papa qualche mese fa, ed è stato di parola.

CHI SONO I 17 NUOVI PORPORATI

I 13 NUOVI CARDINALI ELETTORI

  • Mario Zenari, italiano, resterà nunzio “nell’amata e martoriata Siria”
  • Dieudonne Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, nella Repubblica centrafricana
  • Carlo Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid in Spagna
  • Sergio da Rocha, arcivescovo di Brasilia in Brasile
  • Blase Cupich, arcivescovo di Chicago negli Stati Uniti
  • Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka in Bangladesh
  • Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Merida, in Venezuela
  • Jozef De Kesel, arcivescovo di Maline-Bruxelles, in Belgio
  • Maurice Piat, arcivescovo di Port Louis nella Isole Mutitius
  • Kevin Farrell, irlandese, prefetto del dicastero per i laici, famiglia e vita
  • Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla in Messico
  • John Ribat, arcivescovo di Port Moresby, in Papua Nuova Guinea
  • Joseph William Tobin, arcivescovo di Indianapolis negli Stati Uniti.

I 4 CARDINALI NON ELETTORI

  • Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia)
  • Renato Corti, vescovo emerito di Novara (Italia)
  • Sebastian Koto Khorai, vescovo emerito di Mohalès Hoek (Lesotho), assente alla celebrazione
  • Ernest Simoni, 90enne sacerdote dell’arcidiocesi di Scutari (Albania)

La frase del Papa sull’universalità della Chiesa può essere letta può spiegare anche co la logica della nomina dell’unico nuovo elettore italiano di un futuro Conclave: Mario Zenari, nunzio apostolico “nell’amata e martoriata Siria”, che continuerà la sua missione a Damasco a favore di un popolo così duramente colpito. Non ci sono altri italiani tra i nuovi elettori in quanto l’altro nostro connazionale nella lista compilata personalmente dal Papa è Renato Corti, l’ex ausiliare di Martini che ha da poco compiuto gli 80 anni e sarebbe quindi escluso dall’elezione del successore di Bergoglio.

A caratterizzare il terzo Concistoro di Papa Francesco, del resto, è un dato che emerge con forza: tra i nuovi cardinali (13 elettori e 4 ultraottantenni) non c’è in realtà nessun curiale: l’unico citato come tale, il prefetto del Dicastero per il laicato e la famiglia, monsignor Farrell, in realtà è stato nominato solo in agosto e dunque non può essere considerato espressione della Curia Romana. La decisione del Papa di escludere le due categorie da sempre più gettonate nei concistori, cioè i curiali e gli italiani, può essere spiegata con diverse ragioni, ma il messaggio resta questo: con le sue nuove porpore Francesco ci dice di guardare ad altre esperienze di Chiesa per esserne edificati. Un’indicazione che appare ed è di enorme discontinuità. Anche se Francesco ha detto che ci sono più santi di quanto non si pensi in Vaticano e certamente ce ne sono anche in Italia, quello che ha determinato un “Concistoro a curiali e italiani 0” è in positivo la maggiore forza spirituale del cristianesimo di periferia rispetto a quello che viviamo a Roma e in Italia. In Amazzonia e in Chiapas le comunità aspettano per mesi che arrivi un prete per celebrare e confessare e Francesco ci sta dicendo che dobbiamo imparare dalla loro fede profonda.

Vestiti per la prima volta dei costosi abiti color porpora (ognuno di loro in questi giorni ha dovuto spendere circa 3 mila euro oppure ricorrere a vesti usate di qualche cardinale defunto, come fece nel 2001 Bergoglio) 16 nuovi cardinali hanno fatto ingresso in San Pietro, un po’ impacciati e senza applausi (così ha chiesto lo speaker) secondo l’ordine di precedenza stabilito per loro da Papa Francesco: apriva la fila Mario Zenari il nunzio in Siria che già la prossima settimana tornerà a Damasco nella nunziatura dove il Pontefice ha stabilito che dovrà restare anche dopo l’elevazione. E’ iniziato così il “Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di 17 nuovi Cardinali, per l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia“. Ma i neo porporati sono 16: manca uno degli ultrottantenni. “L’oblato di Maria Sebastian Kopto Khoarai è rimasto in Lesotho a causa delle non buone condizioni di salute, riceverà la porpora dal nunzio apostolico Wells“, ha spiegato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke.

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