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Papa, Chiesa non può guardare altrove se ci sono ingiustizie

CdV – “La Chiesa non può guardare dall’altra parte” davanti “a tanti sfruttamenti umani e traffici di esseri umani”. Lo ha affermato Papa Francesco nel discorso rivolto agli “operatori della misericordia” che gremivano piazza San Pietro per il loro Giubileo. “Non si può – ha ripetuto – distogliere lo sguardo e voltarsi dall’altra parte per non vedere le tante forme di povertà che chiedono misericordia. Noi cristiani non possiamo permettercelo. Non sarebbe degno della Chiesa ne’ di un cristiano passare oltre e supporre di avere la coscienza a posto solo perche’ abbiamo pregato!”.

“Non mi stancherò mai di dire – ha aggiunto Papa Francesco – che la misericordia di Dio non e’ una bella idea, ma un’azione concreta; e anche la misericordia umana non diventa tale fino a quando non ha raggiunto la sua concretezza nell’agire quotidiano”. Secondo il Pontefice, “la verità della misericordia, infatti, si riscontra nei nostri gesti quotidiani che rendono visibile l’agire di Dio in mezzo a noi. Fratelli e sorelle, voi qui rappresentate il grande e variegato mondo del volontariato”. “Non c’e’ misericordia senza concretezza”, ha poi sintetizzato Bergoglio per concludere: “il Calvario e’ sempre attuale; non e’ affatto scomparso ne’ rimane un bel dipinto nelle nostre chiese. Quel vertice di com-passione, da cui scaturisce l’amore di Dio nei confronti della miseria umana, parla ancora ai nostri giorni e spinge a dare sempre nuovi segni di misericordia”.

Francesco abbraccia un bancario incarcerato per errore
Il Papa ha abbracciato in piazza San Pietro Roberto Giannoni che ha portato la sua testimonianza di vittima di un clamoroso errore giudiziario. “L’arresto, una famiglia distrutta, la carcerazione in regime di 41 bis, e poi l’assoluzione? ma chi ti rida’ la tua vita di prima, i genitori morti, il lavoro perso?”, si chiede ad alta voce Roberto, che parlando davanti a 40 mila persone in piazza San Pietro a un certo punto ha dovuto interrompere la lettura del suo testo perche’ non riusciva a trattenere le lacrime. L’uomo e’ stato al centro di una terribile vicenda giudiziaria che ha sconvolto la sua vita e distrutto la sua famiglia. Bancario, direttore della filiale di Sassetta della Cassa di Risparmio di Livorno, viene arrestato il 10 giugno 1992 dagli uomini della DIA di Firenze con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, concorso in usura, estorsioni, riciclaggio, traffico di stupefacenti e armi. “Tutto – spiega Roberto – si regge sulle dichiarazioni rilasciate da due collaboratori di giustizia”. Gli vengono negati gli arresti domiciliari, resta in carcere per 12 mesi, di cui 10 sotto il regime del 41 bis in custodia cautelare. Viene assolto su richiesta della stessa procura al termine di un processo durato quasi quattro anni ed una vicenda durata sei anni sei mesi sei giorni. Nel frattempo ha perso il posto di lavoro, il padre e’ morto di crepacuore un mese prima dell’inizio del processo, la madre un mese dopo la sentenza, sfinita dall’angoscia”. Su questa vicenda Roberto Giannoni ha scritto un libro, ‘Hotel Sollicciano – 12 mesi in una suite dello Stato a mezza pensione’. (AGI) 

 

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