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Papa, "fame come arma di guerra"

CdV – Papa Francesco ha messo un paradosso al centro del suo intervento all’Assemblea del PAM: “mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no; non importa la loro provenienza, esse circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà in tante parti del mondo. E in questo modo, a nutrirsi sono le guerre e non le persone”. 
Non solo: “in alcuni casi, la fame stessa viene usata come arma di guerra. E le vittime si moltiplicano, perché il numero delle persone che muoiono di fame e sfinimento si aggiunge a quello dei combattenti che muoiono sul campo di battaglia e a quello dei molti civili caduti negli scontri e negli attentati”. 

“Sono così tante le immagini che ci raggiungono, che noi vediamo il dolore, ma non lo tocchiamo, sentiamo il pianto, ma non lo consoliamo, vediamo la sete ma non la saziamo. In questo modo, molte vite diventano parte di una notizia che in poco tempo sarà sostituita da un’altra. E, mentre cambiano le notizie, il dolore, la fame e la sete non cambiano, rimangono”. In visita al Programma Alimentare Mondiale, Papa Francesco ha denunciato con queste parole il rischio che gli uomini di oggi diventino “immuni alle tragedie degli altri e le consideriamo come qualcosa di naturale”.

Una “tendenza o tentazione che – ha osservato – ci chiede di fare un passo ulteriore e rivela a sua volta il ruolo fondamentale che le istituzioni come la vostra hanno per lo scenario globale”. “Oggi – ha affermato Francesco nel suo intervento al PAM – non possiamo considerarci soddisfatti solo per il fatto di conoscere la situazione di molti nostri fratelli. Non basta elaborare lunghe riflessioni o sprofondarci in interminabili discussioni su di esse, ripetendo continuamente argomenti gia’ conosciuti da tutti”.

Per il Papa, “e’ necessario ‘de-naturalizzare’ la miseria e smettere di considerarla come un dato della realta’ tra i tanti”. Infatti, ha scandito, “la miseria ha un volto. Ha il volto di un bambino, ha il volto di una famiglia, ha il volto di giovani e anziani. Ha il volto della mancanza di opportunita’ e di lavoro di tante persone, ha il volto delle migrazioni forzate, delle case abbandonate o distrutte”. “Non possiamo – ha ripetuto il Pontefice – naturalizzare la fame di tante persone; non ci e’ lecito dire che la loro situazione e’ frutto di un destino cieco di fronte al quale non possiamo fare nulla”. 

All’Assemblea del PAM, Francesco ha voluto “ricordare che il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame”. “Questa realtà – ha detto – ci chiede di riflettere sul problema della perdita e dello spreco di alimenti, al fine di individuare vie e modalita’ che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarieta’ e di condivisione con i piu’ bisognosi”. 
Secondo Bergoglio, dunque, “quando la miseria cessa di avere un volto, possiamo cadere nella tentazione di iniziare a parlare e a discutere su la fame, l’alimentazione, la violenza”, lasciando da parte il soggetto concreto, reale, che oggi ancora bussa alle nostre porte”. 
“Quando mancano i volti e le storie, le vite – ha aggiunto Francesco – cominciano a diventare cifre e cosi’ un po’ alla volta corriamo il rischio di burocratizzare il dolore degli altri”. “Le burocrazie si occupano di pratiche; la compassione, invece, si mette in gioco per le persone. E credo che in questo abbiamo molto lavoro da compiere”. 
Insieme con tutte le attivita’ che gia’ si realizzano, e’ necessario – ha esortato il Papa – lavorare per ‘de-naturalizzare e de-burocratizzare la miseria e la fame dei nostri fratelli”. “Questo – ha concluso – ci impone un intervento su scale e livelli differenti in cui venga posto come obiettivo dei nostri sforzi la persona concreta che soffre e ha fame, ma che racchiude anche un’immensa ricchezza di energie e potenzialita’ che dobbiamo aiutare ad esprimersi concretamente”. (AGI) 

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