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Papa Francesco da Obama "Qui da figlio di migranti"

(AGI) – Washington, 23 set. – (dall’inviato Salvatore Izzo) “Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili”. Francesco si e’ presentato con queste parole all’America. Il Papa rispondeva al saluto del presidente Barack Obama nel giardino della Casa Bianca, gremito da 15 mila ospiti invitati da Obama in rappresentanza della societa’ civile oltre che dell’economia e della politica. Ma ad ascoltare Bergoglio c’era l’intero paese, milioni di persone sintonizzate sui canali tv dalla Costa Atlantica al Pacifico, che lo hanno sentito dare voce “al gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, citta’, societa’”. Quando, in un inglese piu’ che accettabile, ha fatto sue “le sagge parole del reverendo Martin Luther King”, per esortare tutti i potenti del mondo – rappresentati dal presidente degli Stati Uniti – ad “ammettere che siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora e’ giunto il momento di onorarli”. “Non abbiate paura dei migranti: arricchiranno l’America e la sua Chiesa”, ha poi raccomandato nel successivo incontro con i 400 vescovi nella Cattedrale di Washington. La Chiesa cattolica e’ sempre vicina “agli ultimi” e il Papa ci ha ricordato come il valore non si misuri con la ricchezza ma con la capacita’ di “aiutare i poveri e coloro che vivono ai margini”, ha commentato Obama, osservando che “la Chiesa sta con coloro che cercano di rompere le catene della poverta’ e da’ voce e speranza a coloro che cercano di rompere le catene della violenza e dell’oppressione”. Da parte sua Papa Francesco ha definito “promettente” l’iniziativa del presidente americano Barack Obma “per la riduzione dell’inquinamento dell’aria”. Secondo il Papa, “il cambiamento climatico e’ un problema che non puo’ piu’ essere lasciato ad una generazione futura”. “La storia – ha detto Bergoglio – ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra casa comune. Siamo, pero’, ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino “uno sviluppo sostenibile e integrale, poiche’ sappiamo che le cose possono cambiare”. Francesco era atteso al varco, dai cattolici americani conservatori e dalla maggioranza dei vescovi sui temi etici. E se nel discorso alla Casa Bianca ha esaltato – come fece il predecessore Benedetto XVI nel 2008 – il valore della liberta’ religiosa che “rimane come una delle conquiste piu’ preziose dell’America” che “tutti sono chiamati alla vigilanza, proprio in quanto buoni cittadini, per preservare e difendere tale liberta’ da qualsiasi cosa che la possa mettere in pericolo o compromettere”, nel discorso ai vescovi e’ stato molto piu’ esplicito: ci sono, ha detto, “aspetti irrinunciabili”, come lo e’ la difesa della famiglia, e gravi “questioni che non e’ lecito evadere o mettere a tacere: le vittime innocenti dell’aborto, i bambini che muoiono di fame o sotto le bombe, gli immigrati che annegano alla ricerca di un domani, gli anziani o i malati dei quali si vorrebbe far a meno, le vittime del terrorismo, delle guerre, della violenza e del narcotraffico, l’ambiente devastato da una predatoria relazione dell’uomo con la natura”. “In tutto cio’ – ha detto – e’ sempre in gioco il dono di Dio, del quale siamo amministratori nobili, ma non padroni”. “Di non minore importanza” per Bergoglio “e’ l’annuncio del Vangelo della famiglia che, nell’imminente Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia, avro’ modo di proclamare con forza insieme a voi e a tutta la Chiesa”. Sono “aspetti irrinunciabili della missione della Chiesa e abbiamo il dovere di custodirli e comunicarli, anche quando la mentalita’ del tempo si rende impermeabile e ostile a tale messaggio”. La dissonanza tra Francesco e l’episcopato americano e’ pero’ apparsa evidente quando il Papa ha indicato lo stile che si deve seguire: “guai a noi – ha detto – se facciamo della Croce un vessillo di lotte mondane, dimenticando che la condizione della vittoria duratura e’ lasciarsi trafiggere e svuotare di se’ stessi”. L’invito del Pontefice e’ ad un atteggiamento di ascolto e apertura: “il linguaggio aspro e bellicoso della divisione non si addice – ha scandito – alle labbra del Pastore, non ha diritto di cittadinanza nel suo cuore e, benche’ sembri per un momento assicurare un’apparente egemonia, solo il fascino durevole della bonta’ e dell’amore resta veramente convincente”. “Vegliamo su noi stessi, per sfuggire alla tentazione del narcisismo, che acceca gli occhi del Pastore, rende la sua voce irriconoscibile e il suo gesto sterile”, cosi’ come si deve evitare di cadere “nella tentazione di diventare notai e burocrati”, ha esortato. Infine non e’ mancata nella prima giornata americana di Francesco un’accorata riflessione sugli abusi sessuali commessi da ecclesiastici, che rappresentano, ha detto, “una ferita”: espressione scelta per segnalare la gravita’ dello scandalo che “negli ultimi anni ha pesato tanto” sulla Chiesa americana, della quale tuttavia ha riconosciuto “il generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinche’ tali crimini non si ripetano mai piu'”. .
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