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Papa Francesco e quel messaggio da Pechino. Dura nota: «Il Vaticano non interferisca». Poi l’ invito a migliorare la «comprensione»

Cardinale Pechinodi Guido Santevecchi –

PECHINO — La Cina ha il suo modo di comunicare e i suoi tempi di reazione. L’intervista del Papa al Corriere della Sera non è passata inosservata a Pechino. Pubblicata in Italia il 5 marzo, arriva ora sui quotidiani di Pechino.

Ieri il Global Times , giornale in inglese associato al Quotidiano del Popolo , organo del Partito comunista, l’ha messa tra le notizie principali. Il titolo è duro: «L’Associazione cinese cattolica patriottica ammonisce il Vaticano a non interferire». La nota comincia citando Liu Yuanlong, vicepresidente dei cattolici patriottici, che dice: «La Cina preserverà sempre la sua sovranità e integrità territoriale e non permetterà mai a forze straniere di interferire con la religione. Il Vaticano dovrebbe rispettare la Cina riguardo al personale diocesano». Un chiaro riferimento alle nomine dei vescovi che hanno spesso causato scontri.

Ma subito dopo, la nota si fa molto più equilibrata: riporta la risposta del Papa al direttore Ferruccio de Bortoli che aveva chiesto: «Fra qualche anno la più grande potenza mondiale sarà la Cina con la quale il Vaticano non ha rapporti. Matteo Ricci era gesuita come lei». E Francesco: «Siamo vicini alla Cina. Io (nel marzo 2013, ndr ) ho mandato una lettera al presidente Xi Jinping quando è stato eletto, tre giorni dopo di me. E lui mi ha risposto. Dei rapporti ci sono. È un popolo grande al quale voglio bene». Francesco è il primo Papa a rivelare di aver ricevuto un messaggio da un leader cinese al quale aveva inviato una lettera, osserva il Global Times . Il giornale si è spinto fino a chiedere un commento al cardinale di Hong Kong, John Tong Hon, secondo il quale è la mancanza di comunicazione e comprensione tra le due parti che ostacola lo sviluppo delle relazioni tra Santa Sede e Pechino. Poi ha ricordato che Francesco è gesuita come Matteo Ricci, ancora venerato in Cina quattro secoli dopo la sua missione.

Abbiamo chiesto a Ren Yanli, studioso di cattolicesimo in Cina all’Accademia delle scienze sociali (think tank governativo), un giudizio su questi segnali a distanza. Lo scambio di lettere tra il Papa e Xi? «Sono dell’anno scorso e finora non si sono visti segni di continuità. La lettera del Papa era di saluto e congratulazioni per l’elezione del presidente cinese. Xi ha ricambiato, soprattutto in un segno di educazione. Ma da anni Cina e Vaticano non hanno avuto contatti di alto livello». Però è un fatto che Xi è stato il primo leader cinese a ricambiare una lettera di un Papa. «Sì, questa è una vera novità, ma ancora non possiamo dire che ci siano stati sviluppi concreti. Forse Xi è stato solo più educato, ha avuto una formazione più comprensiva, sottile e formale». Francesco è gesuita, può essere una chiave per aprire il dialogo? «Bergoglio è un gesuita come Matteo Ricci, rispetta le culture locali. Ma non tutti i gesuiti sono così. Francesco e Matteo sono diversi: Ricci era un missionario che venne in Cina, il Papa mi sembra un gesuita in origine poi trasformato in francescano e questo secondo lato è più importante in lui. Dobbiamo osservarlo».
Nella diocesi di Shanghai il 16 marzo è morto l’anziano vescovo Giuseppe Fan Zhongliang, non riconosciuto da Pechino. «Se fosse consentito di officiare la messa funebre a Taddeo Ma Daqin (costretto agli arresti domiciliari, ndr ), allora sarebbe un’apertura davvero positiva», conclude il professor Ren Yanli.

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