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Papa Francesco, l’ agenda del 2014

PapaRiforma della Curia. E della Cei. Sinodo sulla famiglia. Spending review vaticana. Sacralità del pontefice. Le cinque sfide che Bergoglio deve affrontare nei prossimi 365 giorni.
di Antonino D’Anna –

Il 2014 sarà un anno impegnativo per la Chiesa e per papa Francesco. Dopo lo sbalorditivo 2013, anno delle dimissioni di Benedetto XVI, adesso per Jorge Mario Bergoglio è giunto il momento della verità. Ecco, punto per punto, cosa lo aspetta.

1. La figura del pontefice e il nodo della sacralità

Sicuramente Francesco sta suscitando – tra fedeli e non – un entusiasmo simile a quello che nei primi Anni 60 raccoglieva Giovanni XXIII, al quale Bergoglio peraltro un po’ somiglia e che proclamerà santo insieme con Giovanni Paolo II il 27 aprile prossimo. Angelo Roncalli, tra l’altro, sale alla gloria degli altari senza bisogno del miracolo necessario ad attestare la sua santità.

È una deroga che il papa può concedere, e che Francesco ha concesso senza esitare.

LA SIMPATIA DEGLI ATEI.
Il punto è che certamente negli ultimi nove mesi – da quando è stato eletto – la Chiesa e la figura papale hanno visto una forte ripresa rispetto all’era di Joseph Ratzinger: è praticamente impossibile trovare un ateo o un mangiapreti che non abbia quantomeno simpatia nei confronti di Bergoglio.
Per questo è paradossale che i critici Francesco se li trovi in casa. C’è un po’ di tutto: ratzingeriani doc, schegge del mondo della tradizione (o sedicenti tali), intellettuali o “opinionisti” cattolici che spiegano al pontefice il modo in cui fare il papa (dal parlare meno al non levarsi lo zucchetto per metterlo in testa alla gente). Un piccolo esercito che accusa Francesco di aver tolto sacralità alla figura papale.
Tra chi addebita a Bergoglio la mancanza di sacralità c’è anche Giuliano Ferrara, a suo tempo indicato come «ateo devoto», che in effetti non ha tutti i torti. Anche Roncalli compiva gesti straordinari per la Chiesa appena uscita dal ventennio di Pio IX, la ieraticità in persona. Ma nonostante questo non perse mai l’aura di sacralità.

LA WELTASCHAUUNG GESUITA.
Anche Francesco, va detto, ha quest’idea, ma alla gesuita: che richiede la capacità di discernere fra tante opzioni in campo. Cosa che, per chi gesuita non è e alla gesuita non ragiona, si traduce in confusione. Su questo occorrerà lavorare. Dimissioni? Ce n’è bastato già uno: questo papa ha molto da fare e tali previsioni, secondo i ben informati, non lo toccano.

2. La riforma della Curia e il «G8 vaticano»

Bertone

  • L’ex segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone.

Il secondo punto in agenda è la riforma della Curia. Al momento sono al lavoro tre commissioni: la prima è detta anche «G8 vaticano». Otto cardinali provenienti da ogni parte del mondo chiamati a riformare il «governo» della Chiesa. Una macchina che ha già avuto due «revisioni»: la prima, nel 1967, a opera di Paolo VI; la seconda risale al 1988 ed è targata Karol Wojtyla.

LA FIGURA DEL MODERATOR CURIAE.
Questi ‘saggi’ hanno il compito di creare una congregazione per i laici (per essere loro più vicini, si dice Oltretevere) e depotenziare la figura del segretario di Stato, che dovrà dividere i suoi poteri col Moderator Curiae, una specie di «direttore generale» della Curia che si occuperà di tutti gli affari non strettamente connessi alla diplomazia (questi resteranno in carico al segretario di Stato, il veneto Pietro Parolin).
Tra i candidati spicca monsignor Francesco Coccopalmerio, ottimo giurista che ha saputo gestire la fase delle dimissioni ratzingeriane e, si mormora, grande elettore di Francesco, nonché suo amico di vecchia data. Bergoglio gli ha rifiutato seccamente le dimissioni, presentate quest’anno al compimento dei 75 anni. Certo è che Coccopalmerio è uno degli uomini chiave della Chiesa bergogliana.

SPENDING REVIEW VATICANA.
La seconda commissione si occupa della riforma economico amministrativa della Santa Sede, ossia una «commissione referente che raccolga puntuali informazioni sulle questioni economiche interessanti le amministrazioni vaticane e cooperi con il sopra citato consiglio dei Cardinali (il «G8 vaticano») nel suo apprezzato lavoro, offrendo il supporto tecnico della consulenza specialistica ed elaborando soluzioni strategiche di miglioramento, atte a evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, a operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili e a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto». Insomma, una commissione per tagli, trasparenza anche finanziaria (Roma è sotto esame della Moneyval, che ha recentemente confermato le sue osservazioni positive nel rapporto presentato a inizio dicembre), amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare.

LA SFIDA DELL’APSA.
Su quest’ultimo tema è bene chiarire un punto: il futuro, come ha detto anche Francesco intervistato dalla Stampa, ha un nome: amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica (Apsa) al momento guidata dal bertoniano Domenico Calcagno. Dovrebbe essere questa la vera «banca centrale» del Vaticano, e non lo Ior. Che potrebbe diventare davvero un istituto solo per le opere di religione.

TRASPARENZA SULLO IOR.
La terza commissione è quella referente sullo Ior: un organo particolare, visto che deve riferire al papa su quanto fa la commissione cardinalizia di vigilanza (Cvv) appositamente preposta a vigilare sull’Istituto. La Ccv individua il presidente dello Ior ed è presieduta dall’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone.
La quarta commissione si occupa invece della lotta alla pedofilia del clero e la protezione dei minori.

3. La rivoluzione della Cei

Bagnasco

  • Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

Il terzo punto riguarda la riforma della Conferenza episcopale italiana (Cei). Il papa ha già fatto sentire la sua voce. Monsignor Mariano Crociata, numero due del presidente cardinale Angelo Bagnasco, al momento di lasciare la carica non ha ottenuto una sede che gli assicurasse la porpora cardinalizia (eppure Palermo, nella sua Sicilia, è attualmente in proroga con l’arcivescovo uscente, il cardinale Paolo Romeo): a lui tocca la sede episcopale di Latina. È appena il caso di dire che il predecessore di Crociata, monsignor Giuseppe Betori, ottenne la sede di Firenze e oggi è cardinale. Una punizione? Assolutamente no: nell’era Bergoglio, la Cei dovrà voltare pagina.

STOP LEGAMI CON LA POLITICA.
Il programma è molto chiaro: basta legami con la politica e più attenzione al sociale. Lo spread si è visto già a giugno 2013, quando il papa a Cagliari pregava per il lavoro e negli stessi giorni Bagnasco interveniva in difesa della famiglia.
La nomina del successore ad interim (e dunque provvisorio) di Crociata, il pugliese Nunzio Galantino, rappresenta il primo passo di questa rivoluzione. Il vescovo di Cassano allo Ionio è molto stimato da don Luigi Ciotti il fondatore di Libera, ed è stato immortalato da Candido Cannavò nel libro Pretacci, dedicato ai preti di strada.

ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DEI VESCOVI.
E Bergoglio, che callejero si è sempre definito, cioè un prete da marciapiede, un «pretaccio», con questa nomina ha dato un segnale non da poco. Il prossimo passo è la riforma della Cei, magari con l’elezione diretta del presidente dei vescovi. Lì ne vedremo davvero delle belle. E forse Bagnasco potrebbe lasciare nel corso del nuovo anno.

4. Sinodo sulla famiglia

Tra gli appuntamenti del 2014 c’è sicuramente il sinodo straordinario sulla famiglia. Si terrà a novembre e il questionario distribuito in preparazione di quest’incontro (va ricordato che il sinodo non ha poteri decisionali) è stato visto come una specie di «rivoluzione copernicana».

LA SITUAZIONE DEI DIVORZIATI.
Tanto che già c’è stata una fuga in avanti, con la diocesi di Friburgo in Brisgovia pronta ad aprire ai divorziati risposati e prontamente rintuzzata dall’attuale prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il ratzingeriano Gerhard Müller, che ha anche tarpato le ali alla «soluzione all’ortodossa», ossia un lungo periodo penitenziale per divorziati risposati, che poi vengono riammessi alla comunione con la Chiesa.
Ci sarà molto da lavorare e, visto il nuovo clima instaurato da Francesco, lo scontro tra Curia ed episcopato mondiale potrebbe arrivare a ricordare le epiche battaglie del Concilio Vaticano II: non è detto che il risultato di questo sinodo sia scontato.

5. Occhi puntati sul Concistoro

Concistoro

  • Panoramica del Concistoro 2012.

Occhi puntati infine sul Concistoro per la nomina dei cardinali di febbraio. Vera prova del nove della spinta rivoluzionaria di Bergoglio. Nomi certi ancora non se ne fanno, ma personalità come Michele Pennisi, attuale arcivescovo di Monreale (che però non è sede cardinalizia) potrebbero rientrare nella rosa.
E non si escludono sorprese: del resto, l’idea di questo papa venuto «dalla fine del mondo» è di globalizzare ulteriormente la Chiesa.

Mercoledì, 01 Gennaio 2014

http://www.lettera43.it/politica/papa-francesco-l-agenda-del-2014_43675118877.htm

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