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Papa Francesco: la rivoluzione incompleta

Papa FrancescoPedofilia. Donne nella Chiesa. Lefebvriani. Tasse non pagate. Le riforme che mancano al pontefice. In carica da un anno.
di Giovanna Faggionato –

I porporati più in vista della curia romana, abituati sotto il mandato di papa Ratzinger a distribuire cariche e poteri come nuovi Borgia, negli ultimi 12 mesi devono aver ingurgitato bocconi amari.
A un anno dall’elezione di Jorge Maria Bergoglio, il pontefice arrivato dalla fine del mondo per cambiare il centro della Chiesa, le cordate di potere annugolate attorno alla segreteria di Stato Vaticana retta da Tarcisio Bertone non hanno motivi per festeggiare.

LA RIFORMA DELLA CURIA
. L’impatto più forte dell’arrivo di Francesco al soglio di Pietro sono state la riforma interna alla Sante sede, che ha limitato i poteri dei dicasteri e della segreteria, e le riforme economiche, ancora da completare con la riorganizzazione dello Ior, la banca vaticana prosperata finora al di fuori fuori di ogni normativa internazionale. Mentre il papa passa in ritiro spirituale l’anniversario di quel primo «buona sera», rivolto alla folla di credenti come una promessa la notte della sua elezione, a celebrarlo restano gli ambulanti che affollano il colonnato di piazza San Pietro e i sagrati delle diocesi in ogni angolo di Italia, probabilmente gongolanti per l’aumento di turisti e di affari all’ombra della croce.

LE DIVISIONI SUI TEMI ETICI.
I fedeli e anche coloro che non credono sono entusiasti dalla svolta nei gesti e nelle parole,della rivoluzione gentile del papa della misericordia. Opinionisti e commentatori, invece, si dividono tra chi ribolle ad ogni apparente apertura sui temi etici – dagli omosessuali alla comunione ai divorziati – e chi invece le accantona come operazioni di facciata.
Mentre ci si accapiglia sui temi etici, però, restano altri nodi sul tavolo di Francesco, forse più urgenti da affrontare.

1. La battaglia contro la pedofilia da completare

Ferita aperta, anzi apertissima, è quella della pedofilia. E su cui i  fatti contano più delle parole. Joseph Ratzinger è stato il primo pontefice ad affrontare apertamente lo scandalo, anche perché una presa di pozione, con migliaia di casi sotto la lente della giustizia su entrambe le sponde dell’Atlantico, era ormai inevitabile.
Tra il 2002 e il 2012 sono arrivate almeno 4 mila denunce alla Congregazione per la dottrina della fede, guidata da Ratzinger fino al 2005. Nel 2001, con l’epistola De delictus gravioribus, il cardinale tedesco ha aumentato il controllo della Santa sede sui tribunali delle diocesi. Ma la pazienza e la comprensione con cui sono stati trattati molti casi di pedofilia non è cambiata. Nel Conclave che ha eletto papa Francesco poi si sono riuniti decine di cardinali a conoscenza di casi di abusi e responsabili del loro insabbiamento.

IL MOTU PROPRIO A LUGLIO.
Dal canto suo papa Francesco con il motu proprio dell’11 luglio ha modificando il codice di diritto canonico, inasprendo le pene per i reati contro i minori.
Certo un grande passo avanti rispetto a Wojtyla che ancora nel Giubileo 2000 indicava il pedofilo Marcial Maciel Degollado, capo dei legionari di Cristo, come un esempio per la gioventù. Ma razionalmente si tratta semplicemente di aver apportato delle modifiche a un codice penale rimasto, letteralmente, all’Ottocento. E in cui la pedofilia è ancora oggi considerata un reato contro la morale e non contro le persone. Definizione quantomeno disumana.
Bergoglio si è contraddistinto per aver rimosso il nunzio apostolico in Repubblica Domenicana, Josef Wesolowski, accusato di pedofilia e di abusi su minori, ma tuttavia non lo ha riportato a Roma. Insomma, la riluttanza della Santa sede a fare i conti con la giustizia degli altri Paesi sembra proseguire. 

LE OSSERVAZIONI DELL’ONU.
Tanto che le Nazioni Unite hanno tenuto conto dei passi avanti del Vaticano ma non li hanno ritenuti sufficienti. Il Palazzo di Vetro ha chiesto tra le altre cose di «rimuovere immediatamente» tutti i preti pedofili «noti e sospettati», di stabilire regole chiare  per le denunce e soprattutto l’obbligo di rivolgersi alle autorità civili. L’Onu ha anche chiesto di pubblicare i dati e i documenti chiusi nei cassetti della Congregazione per la dottrina della fede.
Bergoglio è chiamato alla svolta vera. 

2. L’inserimento delle donne nella Chiesa

Papa Francesco ha auspicato «nuovi spazi e responsabilità» per le donne, «tanto nell’ambito ecclesiale quanto in quello civile e delle professioni». Anche Karol Wojtyla aveva inviato nel 1995 una lettera alle donne, ma le parole non si sono mai tradotte in fatti a favore dell’altra metà del cielo. 
La teologa svizzera, Helen Schüngel Straumann, ha lanciato un appello a Bergoglio, tradotto in molte lingue, per aprire un dialogo sul ruolo del genere femminile, cioè di più di metà della popolazione mondiale, nellaChiesa. E a quanto risulta a Lettera43.it non ha ricevuto risposte dal papa, famoso per mettersi in contatto con tutti quelli che lo cercano.

LE DONNE VESCOVO IN INGHILTERRA.
Per la studiosa molti dei problemi e degli scandali che hanno travolto il Cattolicesimo negli ultimi anni dipendono dall’estromissioni delle donne. Eppure sembra che sia più facile parlare delle unioni omosessuali che ipotizzare una donna alla guida del cattolicesimo. 
Al di là della Manica, la Chiesa anglicana a novembre 2013 ha detto il primo sì alle donne vescovo. A Roma invece la donna sembra dover ancora scontare il peccato originale.

3. La scelta sul reinserimento dei lefebevriani

Sul piano della dottrina, poi, Joseph Ratzinger ha lasciato un’eredità pesante alla Chiesa di Francesco. Nel 2009 ha revocato la scomunica ai vescovi nominati da Marcel Lefebvre, l’antimodernista che ha rinnegato il Concilio Vaticano II, considerandolo un innesto del protestantesimo, la serpe coltivata da Giovanni XXIII e Paolo VI nel seno della tradizione cattolica.

I FUNERALI DI PRIEBKE
. Le fraternità di lefebvriani, ipertradizionaliste, sono state riavvicinate a Roma. E pazienza se in questi anni sono assurte alle cronache per la loro vicinanza alla destra estrema, annoverando preti negazionisti, e finendo per celebrare il funerale di Erich Priebke. 
L’accordo con la Santa Sede per il rientro ufficiale nell’alveo della Chiesa cattolica però non è stato ancora firmato. E l’arrivo del nuovo papa non è stato accolto positivamente dai tradizionalisti della messa in latino. 

L’APERTURA AI TEOLOGI DELLA LIBERAZIONE.
Bergoglio più che aprire ai lefebevriani ha lanciato segnali in direzione opposta, quando a settembre ha incontrato il teologo della liberazione, Gustavo Gutierrez, esponente della teologia più progressista e ‘rivoluzionaria’. Tuttavia il dossier dei lefebvriani non è ancora risolto. E a quanto pare la fraternità è tutta intenzionata a nominare nuovi vescovi. Cosa farà Bergoglio? La scelta è cruciale: riportare la Chiesa nel solco della modernità del Concilio Vaticano II o seguire la strada del tradizionalismo del suo predecessore. 

4. Le tasse italiane che ancora il Vaticano non paga

Altro tasto dolente è quello del fisco. E non si tratta di un tasto da poco. In anni in cui il dibattito politico è stato centrato sulle imposte sugli immobili e in cui Roma ha un rosso di bilancio di circa 600 milioni di euro, la situazione fiscale del Vaticano è necessariamente sotto i riflettori. 
Peccato che proprio il Salva Roma approvato il 28 febbraio, abbia esentato tutti gli immobili «destinati esclusivamente all’esercizio del culto» dal pagamento Tasi. 

UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DA VALUTARE.
Si dirà: l’esenzione rientra nel rispetto dei Patti Lateranensi. Però il patrimonio immobiliare della Chiesa nel comune di Roma e in tutta Italia ha un valore enorme. Ed è vero che i servizi offerti dalla Santa sede e dalla rete delle parrocchie integra a volte la mancanza di servizi dello Stato. Ma la Chiesa già gode di un sistema favorevole di ripartizione dell’8 per mille.  Insomma, forse potrebbe essere arrivato il momento di nuovi rapporti in maniera fiscale. Ma più che Bergoglio, a cambiare dovrebbe essere lo Stato italiano. 

Venerdì, 14 Marzo 2014

http://www.lettera43.it/politica/papa-francesco-la-rivoluzione-incompleta_43675124614.htm

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