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Papa Francesco, un anno in Vaticano

La rivista il mio PapaRecord di presenze in San Pietro. Boom di visite ai musei Vaticani. Messe piene. Ma la stampa cattolica è divisa.
di Marco Mostallino –
I numeri lo danno già vincente nel confronto con Karol Wojtyla: 7 milioni di fedeli alle udienze del primo anno di Francesco, contro i 3 milioni circa accorsi in piazza San Pietro nei primi 12 mesi di Giovanni Paolo II.

PIÙ GENTE IN CHIESA STANDO AI PARROCI. E c’è poi, al di là delle grandi assemblee pubbliche, quell’effetto più sottile ma sostanziale, misurato, a fine 2013, da un sondaggio del sociologo Massimo Introvigne: 130 parroci italiani su 250 intervistati hanno parlato di un aumento di presenze alle messe domenicali da quanto Jorge Bergoglio è salito al soglio pontificio, il 13 marzo 2013.

RECORD DI INGRESSI NEI MUSEI. Un avvento che ha fatto bene anche alle casse della Santa Sede: nel 2013 i Musei vaticani ha toccato la cifra record di 5 milioni 495 mila visitatori, contro i circa 5 milioni del 2012, primato precedente di ingressi.
«L’effetto papa Francesco si è riverberato anche nei suoi musei», ha commentato il direttore Antonio Paolucci, centrando il punto.

LA PROVA È L’OBOLO DI SAN PIETRO. Ancora impossibile, invece, capire per ora se è cresciuto anche l’Obolo di San Pietro, la raccolta di offerte dedicate alle opere di beneficienza del pontefice, che si svolge ogni anno il 29 giugno: il dato 2012 vedeva la raccolta in calo, mentre quello 2013 è atteso solo nel luglio prossimo. È presto anche per valutare l’effetto sulle vocazioni sacerdotali: i dati ufficiali della Chiesa sono aggiornati solo al 2011.
Il bilancio sull’effetto Francesco, dunque, è giocoforza parziale.

La stampa cattolica spaccata: Famiglia Cristiana pro, l’Avvenire tiepido

Ma la fede non è cosa che si misura a spanne o con sondaggi, e così l’effetto Bergoglio sui fedeli, un anno dopo la sua elezione seguita alla rinuncia di Benedetto XVI, va letto osservando diversi aspetti.
Come l’atteggiamento della stampa cattolica, profondamente divisa verso il pontefice argentino. Decisamente favorevole è Famiglia Cristiana, il settimanale più diffuso in Italia, venduto spesso dentro o all’ingresso delle chiese, edito dall’ordine di suore e frati Paolini. A marzo il giornale – di linea progressista – ha interpellato direttamente i suoi lettori.

PIACE A 7 LETTORI SU 10. Ben sette su 10 di quanti hanno risposto hanno parlato di un effetto positivo del messaggio e dell’esempio di Francesco sulla loro vita, mentre il 58% ha detto di aver «riscoperto la fede come gioia e non come dovere» proprio grazie a Bergoglio. Dati che, in fondo, coincidono con l’analisi sul campo svolta da Introvigne e che Famiglia Cristiana ha pubblicato con evidente soddisfazione.
Sul fronte conservatore, ben più tiepido è l’atteggiamento dei media controllati dalla Conferenza episcopale italiana, di recente “commissariata” da Bergoglio con la nomina a segretario di monsignor Nunzio Galantino.

L’ANTAGONISMO DELLA CEI. L’Avvenire svolge il proprio ruolo istituzionale senza l’entusiasmo di Famiglia Cristiana, mentre le critiche al papa più o meno velate, espresse in pubblico e in privato, sono costate a Dino Boffo il posto di direttore di Tv2000, la televisione della Cei.
«Boffo», ha raccontato a Lettera43.it il vaticanista di una importante testata quotidiana italiana, «anche qui, in sala stampa, esprimeva il malumore di una larga fetta di vescovi e di chiesa per i cambiamenti che Bergoglio sta imponendo con rapidità». E così il giornalista è saltato, in coincidenza con l’arrivo alla Cei di Galantini, il quale ha di fatto tolto il potere dalle mani del presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, uno dei grandi scontenti per l’elezione di papa Francesco.

Compagnia delle opere e Cl più lontani dal Vaticano

Ma a dispetto dei malumori della gerarchia, il pontefice ha saputo invece conquistarsi l’affetto di larghi strati, e tra i più sofferenti, della società italiana.
La prova è arrivata nel settembre scorso, durante la visita a Cagliari, la prima di Bergoglio a una diocesi italiana (in precedenza solo la puntata a Lampedusa per l’emergenza migranti).

LA LOTTA PER IL LAVORO. Qui, dopo aver ascoltato un cassintegrato che parlava a nome dei tanti, il papa ha esclamato “Signore, insegnaci a lottare per il lavoro!”, strappando subito un commosso applauso alle migliaia di persone che lo ascoltavano. Poi, sempre a Cagliari, c’è stato l’incontro con i detenuti, e l’ascolto dei problemi dei pastori e delle donne lavorano nelle cooperative sociali. Difficile, in un tema sfuggente come la fede, fare connessioni, ma è forse in queste categorie che si trovano le persone le quali dicono, nei sondaggi, di essersi riavvicinate alla Chiesa cattolica con l’avvento di Bergoglio.

PIACE ALLA GENTE COMUNE. Su tutto, a favore di Bergoglio, gioca il fattore della semplicità e del calore umano. Tra i lettori di Famiglia Cristiana, il 33% ha apprezzato le telefonate agli amici dopo l’elezione, il 21% la decisione di vivere in un convento invece che nell’appartamento papale, mentre per il 18% il segno più forte è stato la visita a Lampedusa per incontrare i migranti. Gesti comuni di un uomo comune: è questo il tratto di Francesco che più affascina gli italiani.
Vi è tutta un’altra fetta di mondo cattolico che invece non si ritrova affatto in sintonia con Francesco. Si tratta dei movimenti “militanti” come Comunione e liberazione (Cl) e i Neocatecumenali, gruppi conservatori e abituati a presentarsi in massa alle udienze di Wojtyla e Ratzinger.

SCARSA SINTONIA CON CL. Oggi gli striscioni di Cl in piazza San Pietro sono assai meno visibili, e questi movimenti di massa non hanno più accessi privilegiati e piccoli vantaggi di cui godevano prima per le celebrazioni ufficiali.
Segno palese di questo strappo è stata, il 4 dicembre 2013, l’udienza fissata e poi fatta saltare all’ultimo momento al cardinale di Milano Angelo Scola, ciellino di ferro che si era presentato in Vaticano insieme con la delegazione di imprenditori e politici che guidano i lavori per l’Expò di Milano.
Ufficialmente, il pontefice ha avuto “un malore”, ma è stato chiaro a tutti, e a Scola in primis, il rifiuto di dare l’imprimatur a un’opera dove diocesi, imprese della Compagnia delle opere e appalti pubblici son tenuti insieme da uno stesso filo.

    

Giovedì, 13 Marzo 2014

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