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Papa, il mondo è guerra ma non di religione

Roma – “Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, non di guerre di religione. Non c’è guerra di religione. C’è guerra di interessi, per i soldi, per le risorse naturali, per il dominio dei popoli. Tutte le religioni vogliamo la pace, capito?”. Sono parole di Papa Francesco, che sull’aereo che lo portava a Cracovia ha sottolineato che il sacerdote ucciso a Sanit-Etienne-de-Rouvay “è morto proprio nel momento in cui offriva la preghiera per la chiesa”.

Ma, aggiunge, “quanti, quanti cristiani, quanti di questi innocenti, quanti bambini vengono uccisi. Pensiamo alla Nigeria. Non obiettate ‘ma quella è l’Africà: è guerra, non abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perchè ha perso la pace“.

“C’è una parola in italiano che non conoscevo quando sono venuto le prime volte, extracomunitario, ma proprio questa crudeltà è quello che fa che tu che sei di un altro paese, diventi un extracomunitario, ti portano via dalla comunità, è una cosa contro cui dobbiamo lottare tanto”. Lo ha detto Papa Francesco a una ragazza figlia di immigrati che a Bergamo ha subito episodi di razzismo e bullismo che l’hanno quasi spinta al suicidio. “Tu – le ha detto Francesco – sei stata molto coraggiosa. Ma è difficile lottare contro questo terrorismo della lingua, delle chiacchiere, degli insulti, di cacciare via la gente, con insulti o cose che fanno male al cuore”.

Francesco, accogliere migranti in fuga da guerre e fame

“Si può perdonare totalmente?”, si è chiesto Francesco. “è una grazia – ha spiegato ai ragazzi che partecipavano alla ‘Festa degli italianì organizzata dalla Cei – che dobbiamo chiedere al Signore. Noi da noi stessi non possiamo. Facciamo lo sforzo, tu lo hai fatto ma è una grazia che ci dà il Signore: non è facile perdonare il nemico, quello che ti ha ferito, quello che ti ha fatto del male”. Nella sua risposta il Papa ha evocato un concetto già proposto in altri contesti: “le chiacchiere sono un terrorismo, è il terrorismo delle chiacchiere, la crudeltà della lingue o quello che tu hai sentito è come buttare una bomba e quello che la butta non si distrugge, questo è una cosa che noi dobbiamo vincere, e come si vince? Tu hai scelto la strada giusta, il silenzio, la pazienza, e hai finito con quella parola tanto bella, il perdono”. Bisogna, ha sottolineato, rispondere con la mitezza a questo “terrorismo della lingua. Stare zitto, trattare bene gli altri, non rispondere con un’altra cosa brutta, ma fare come Gesù, che era mite di cuore, e noi viviamo in un mondo dove a un insulto rispondi con un altro, ci insultiamo uno con l’altro e ci manca la mitezza. Chiedere la grazia della mitezza di cuore e quella è anche una strada che pare la strada al perdono”.

“Grazie – ha continuato Bergoglio rivolto alla ragazza figlia di immigrati – della tua testimonianza, tu parli di un problema molto comune fra i bambini e anche fra persone non bambini, la crudeltà. Guarda che anche i bambini sono crudeli talvolta e hanno quella capacità di ferirti dove più ti faranno male, di ferirti il cuore, di ferirti la dignità, di ferirti anche la nazionalità come è il tuo caso, e ti prendevano in giro con la lingua e le parole. Ma la crudeltà è un atteggiamento umano alla base di tutte le guerre”. “La crudeltà – ha concluso – che non lascia crescere l’altro, la crudeltà che uccide l’altro, la crudeltà che uccide anche il buon nome di un’altra persona, quando una persona chiacchiera contro un’altra è crudele, perchè distrugge la fama della persona”. “Perdonare – ha poi concluso – non è facile. Perchè uno può dire io perdono ma non mi dimentico, e tu sempre porterai con te questa crudeltà, queste terribili bruttezze che feriscono, e che cercano di buttarti via dalla comunità. Gesù dice porgi l’altra guancia, significa questo, lasciare nelle mani del Signore questa saggezza del perdono, che è una grazia, e noi faremo tutto il possibile per perdonare. Ti ringrazio della tua testimonianza”. (AGI) 

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