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PAPA NUOVO E VECCHIO CONFESSIONALISMO

CardinaliCon le dimissioni di Antonio Gentile da sottosegretario ai Trasporti, Renzi al governo ha segnato un punto a suo favore evitando il marchio di colluso con la ’ndrangheta. Non poteva permetterselo.

Già l’assenza nei suoi discorsi d’insediamento di un forte riferimento alla lotta contro le mafie l’aveva costretto a dichiarare che La lotta alla criminalità organizzata diventerà una delle priorità del governo.

Lo ha fatto in una lettera a la Repubblica, in risposta all’appello contro l’economia criminale e gli ingenti capitali dei clan lanciato sullo stesso giornale da Roberto Saviano, assumendo l’impegno di portare avanti la lotta alla mafia anche in Europa perché non è più solo un problema italiano. In verità in Italia esso resta ben più grave che altrove e coinvolge anche la Chiesa, come testimonia l’ultimo saggio del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri in collaborazione con il giornalista Antonio Nicaso edito da Mondadori : “Acqua Santissima”, i legami tra Chiesa e ’ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni.

Lo scopo degli autori è quello di promuovere un intervento attivo della Chiesa per infondere il coraggio di denunciare le ingiustizie, indicando come esempio papa Francesco. Per questo motivo Il testo è stato apprezzato in Vaticano (un po’ meno dal clero ionico reggino). Questa differenza offre un altro spunto per ragionare sulla classica questione del rapporto fra cattolicesimo e democrazia proposta da Italialaica la scorsa settimana evidenziando l’impreparazione della Cei ad assumersi la responsabilità di darsi un Presidente a cui papa Francesco l’aveva chiamata.
Questa resistenza ad adeguarsi al nuovo corso da lui impresso si è rivelata anche nello scarso impegno a promuovere il questionario della Santa Sede sulla famiglia lanciato nell’autunno scorso in preparazione del Sinodo dei vescovi convocato per l’ottobre 2014, in prima sessione, e per il 2015 in seconda; le risposte sono pervenute, infatti, solo da 170 delle 226 diocesi italiane. Di diversa opinione un comunicato della Cei, che considera la risposta pronta e capillare come segno di buona salute.

Di altro segno sono, invece, i risultati del IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti dove emerge che la Chiesa italiana nel suo complesso sta diventando sempre più piccola. Diminuiscono le vocazioni, i battesimi, i matrimoni religiosi e va riducendosi il numero delle scuole cattoliche. In molti ambienti cattolici si fatica ad accettare l’evidente fenomeno di secolarizzazione in corso e si fa, semplicemente, finta di non vedere” …

I dati elaborati dal Rapporto, tuttavia, si fermano al 2011 e dunque non tengono conto di un possibile “effetto Francesco” capace di avvicinare molte persone alla Chiesa. C’è però anche il rischio che papa Bergoglio con il suo stile contribuisca ad alienare i conservatori senza riuscire a riavvicinare i lontani fallendo nella sua opera di riforma della quale si comincia a tentare un bilancio al termine di questo primo anno di pontificato, iniziato il 13 marzo dello scorso anno.
È pur vero che non mancano elementi per valutarlo positivamente.

Con le ultime nomine cardinalizie ha confermato la sua concezione di Chiesa enunciata nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” dello scorso 24 novembre ed ha sintetizzato, con il suo evitiamo intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, il modello di comportamento per chi in essa è chiamato ad esercitare l’autorità. Ha portato a termine il rinnovamento della gestione delle finanze vaticane con la creazione di quello che è stato definito il “superministero dell’economia”: la nuova Segreteria per l’economia. Istituita da papa Francesco con apposito motu proprio del 24 febbraio scorso sarà competente su tutte le attività economiche e finanziarie della Santa Sede e della Città del Vaticano, integrando le varie strutture esistenti compreso lo Ior. Affidata al cardinale ultraconservatore australiano George Pell, sarà assistita da un Consiglio per l’economia formato da otto tra cardinali e vescovi, a rappresentare l’universalità della Chiesa, e da sette esperti laici di varie nazionalità con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità e risponderà direttamente al papa. Nel tempo si scioglierà il dubbio avanzato da alcuni che si tratti solo di un’operazione di razionalizzazione dell’esistente.

La creazione della nuova Segreteria per l’Economia, l’unico organismo a portare questo nome oltre alla Segreteria di Stato, costituisce, comunque, la prima tappa di un percorso ancora lungo, non solo perché l’avvio del suo funzionamento non sarà indolore, ma perché l’intero sistema di governo della Curia è bisognoso di riforma e ancora molti sono i problemi pastorali da affrontare. Su questi si è impegnato il recente concistoro sulla base di una relazione del cardinale Walter Kasper, a cui è seguita una discussione durata un giorno e mezzo, e continuata sui media, dando luogo ad una ridda di diverse interpretazioni sulle “novità” in campo etico nella dottrina della Chiesa. Più ampio lo spettro dei temi su cui continua a lavorare il Consiglio di otto cardinali, voluto da Francesco per assisterlo nella “riforma” della Chiesa.

A metà febbraio ha avuto la sua terza sessione – ne sono previste altre due – che ha già formulato proposte per quanto concerne la vita della Chiesa, mentre non ne ha ancora pronte per la riforma della Curia romana perché diventi, come vuole il papa, struttura al servizio delle Chiese particolari e non “centrale di potere” autoreferenziale. In questo contesto, segnato da pesanti difficoltà e forti opposizioni, si è recentemente inserito un episodio che ha offuscato la credibilità del papa riformatore: l’accusa nei confronti del Vaticano a proposito dei preti pedofili contenuta nel rapporto della commissione Onu per i diritti dei minori, che ha anche duramente criticato le posizioni della Chiesa sull’omosessualità, sulla contraccezione e sull’aborto.

Queste saranno ben presto anche terreno di confronto con il governo italiano, riaprendo l’altro scenario su cui si misura il grado di confessionalismo che inquina le nostre Istituzioni repubblicane e che già appare molto alto se si riflette sulle norme, in corso di definizione, relative al pagamento della Tasi da parte degli enti ecclesiastici. Mentre è certa l’esenzione ai 25 immobili della Chiesa indicati nei Patti lateranensi resta infatti l’incertezza sulla tassazione relativa a tutti gli altri immobili e alle attività che vi si svolgono. Appare, però, molto probabile che, nella soluzione pasticciata che sta emergendo, gli enti che non pagavano prima continueranno a non pagare con buona pace di chi si augurava un cambiamento. Almeno per quanto concerne il regime fiscale della Chiesa in Italia il vecchio confessionalismo contribuisce ad offuscare notevolmente l’immagine del papa nuovo. –

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