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Papa, serve un'altra Ue. Chiesa si scusi con gay

Roma – “La guerra già c’è, in Europa. Poi c’è un’aria di divisione, non solo in Europa ma negli stessi Paesi. La Catalogna, l’anno scorso la Scozia… Queste divisioni non dico siano pericolose ma dobbiamo studiarle bene e prima di fare un passo avanti in quella direzione bisogna cercare soluzioni percorribili“. Lo afferma Papa Francesco, nel volo di ritorno dal viaggio in Armenia, in una intervista sul ‘Il Corriere della Sera’. “Io – afferma il Santo Padre – non ho studiato quali siano i motivi del perché il Regno Unito abbia voluto prendere questa decisione. L’indipendenza si fa con l’emancipazione: per esempio, nei nostri Paesi latinoamericani, dalle corone. E questa è piu’ comprensibile. Invece la secessione di un Paese, pensiamo alla Scozia, è una balcanizzazione. Per me l’unità è superiore al conflitto, sempre. E anche la fratellanza – e qui vengo alla Unione europea -è migliore della inimicizia o delle distanze. I ponti sono migliori dei muri. Un Paese può dire io sono nella Ue ma voglio avere certe cose che sono mie, nella mia cultura. Il passo che deve fare la Ue per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di sana disunione: dare piu’ indipendenza, piu’ libertà ai Paesi, pensare un’altra forma di unione, essere creativi, nei posti di lavoro, nell’economia: in Italia il 40 per cento dei giovani sotto i 25 anni non ha lavoro. C’è qualcosa che non va in quella unione massiccia, ma non buttiamo il bambino con l’acqua sporca. Cerchiamo di creare e ricreare. Oggi le due parole chiave della Ue sono creatività e fecondità”.

Quanto alla decisione di aggiungere la parola genocidio nel suo discorso “Ho sempre parlato – aggiunge il Papa – dei tre grandi genocidi del secolo scorso, quello armeno e poi quelli compiuti da Hitler e da Stalin. L’anno scorso ho visto che l’aveva usata San Giovanni Paolo II e ho citato la sua frase. La Turchia ha richiamato il suo ambasciatore ad Ankara, poi è tornato due o tre mesi fa, c’è stato un digiuno ambasciatoriale, il diritto alla protesta lo abbiamo tutti…Ma nel discorso volevo sottolineare un’altra cosa: in questi tre genocidi le grandi potenze internazionali guardavano da un’altra parte. Si deve fare una domanda storica: perchè non avete fatto qualcosa, voi potenze? Non è un’accusa, è una domanda. Questa parola, genocidio, io non l’ho mai detta con animo offensivo, ma oggettivamente”. Quanto al suggerimento di Monsignor Ganswein che ha lanciato l’idea di un ministero petrino condiviso “In un tempo della Chiesa – prosegue il Santo Padre – ce ne sono stati pure tre! Benedetto è Papa emerito: ha detto chiaramente che dava le sue dimissioni e si ritirava ad aiutare la Chiesa con la preghiera. Lui è per me il Papa emerito, è il nonno saggio, è l’uomo che mi custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera. Mai dimenticherò quel discorso ai cardinali il 28 febbraio: tra voi di sicuro ci sarà il mio successore, prometto obbedienza. E lo ha fatto. Poi ho sentito -sono dicerie, ma vanno bene col suo carattere – che alcuni sono andati là a lamentarsi del nuovo Papa e li ha cacciati via, col migliore stile bavarese, educato, ma li ha cacciati. è un uomo di parola, è retto. Io ho ringraziato pubblicamente Benedetto per avere aperto la porta ai Papi emeriti. Con l’ allungamento della vita non si può reggere la Chiesa a certe età o con acciacchi… Magari in futuro ce ne saranno due o tre, di emeriti, ma stanno li’. Però c’è un solo Papa. Questo grande uomo di preghiera e di coraggio è il Papa emerito, non il secondo Papa, un uomo che è fedele alla sua parola ed è un uomo di Dio”. Alle parole del cardinale Marx che ha detto che la Chiesa dovrebbe chiedere scusa alla comunità gay: “Io credo che non solo deve chiedere scusa a queste persone che ha offeso, ma ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati, di avere benedetto tante armi… Dico i cristiani, la Chiesa è santa e i peccatori siamo noi, io per primo, siamo noi cristiani a dover chiedere scusa e perdono non solo su questo”.(AGI) 

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