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Papa, "Signore, tocca il cuore dei terroristi"

dall’inviato Salvatore Izzo

Cracovia – Il mondo di oggi ha bisogno bisogno di giovani che sappiano insegnare agli adulti “a convivere nella diversita’, nel dialogo, nel condividere la multiculturalita’ non come una minaccia ma come un’opportunita’: abbiate il coraggio di insegnarci che e’ piu’ facile costruire ponti che innalzare muri”. Papa Francesco lo ha affermato nel discorso ai ragazzi della GMG, un milione e seicentomila (come ha comunicato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi) da 200 paesi, invitandoli a stringersi la mano, darsi la mano. “Forza – ha detto il Pontefice a quella moltitudine di ragazzi e ragazze – fatelo adesso, qui, questo ponte primordiale, e datevi la mano. E’ il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo!? ma non per la fotografia, bensi’ per continuare a costruire ponti sempre piu’ grandi. Che questo ponte umano sia seme di tanti altri; sara’ un’impronta”. “Oggi – ha ricordato il Papa che nel suo intervento ha messo in guardia dal rischio di ‘scambiare la felicita’ con un divano’ – Gesu’, che e’ la via, ti chiama a lasciare la tua impronta nella storia. Lui, che e’ la vita, ti invita a lasciare un’impronta che riempia di vita la tua storia e quella di tanti altri. Lui, che e’ la verita’, ti invita a lasciare le strade della separazione, della divisione, del non-senso. Ci stai? Cosa rispondono le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che e’ via, verita’ e vita?”.

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Arrivando al Campus Misercordiae, dove ha attraversato la “porta giubilare” da lui stesso concessa tenendosi per mano con sei ragazzi in rappresentanza dei 5 continenti e della Polonia che ospita questa GMG, Francesco si e’ fermato alla chiesa di San Francesco per pregare per le persone ferite negli attentati terroristici e i familiari delle vittime, affinche’ trovino “in Dio e in se stessi la forza e il coraggio per continuare ad essere fratelli e sorelle per gli altri, soprattutto per gli immigrati, testimoniando con la loro vita il Tuo amore”. “Tocca Signore – ha invocato ancora – i cuori dei terroristi, affinche’ riconoscano il male delle loro azioni e tornino sulla via della pace e del bene, del rispetto per la vita e della dignita’ di ogni uomo, indipendentemente dalla religione, dalla provenienza, dalla ricchezza o dalla poverta’”. Iniziata con un pensiero “per tutti coloro che sono morti come vittime di brutali attacchi terroristici” implorando per loro una ricompensa eterna” affinche’ “intercedano per il mondo, dilaniato dai conflitti e dai contrasti” e’ stata motivata da Francesco con parole molto forti: “, Signore dell’Universo e della storia. Tutto cio’ che hai creato e’ buono, e la Tua compassione per gli errori dell’uomo e’ inesauribile. Oggi veniamo a Te per chiederti di conservare il mondo e i suoi abitanti nella pace, di allontanare da esso l’ondata devastante del terrorismo, di riportare l’amicizia e infondere nei cuori delle Tue creature il dono della fiducia e della disponibilita’ a perdonare”.

“O Gesu’, Principe della Pace, Ti preghiamo – sono state le parole di Bergoglio – per chi e’ stato ferito in questi atti di inumana violenza: bambini e giovani, donne e uomini, anziani, persone innocenti coinvolte solo per fatalita’ nel male. Guarisci il loro corpo e il loro cuore e consolali con la Tua forza, cancellando nel contempo l’odio e il desiderio di vendetta”. In mattinata, invece, al Santuario intitolato a San Giovanni Paolo II, Papa Francesco ha parlato con molta franchezza a cardinali, vescovi e sacerdoti della Polonia, forse un po’ troppo abituati a vivere della luce riflessa di Wojtyla. “Nella nostra vita di sacerdoti e consacrati puo’ esserci spesso – ha detto – la tentazione di rimanere un po’ rinchiusi, per timore o per comodita’, in noi stessi e nei nostri ambiti”. Ma il Vangelo chiede un atteggiamento del tutto diverso: “Gesu’ manda. Lui desidera, fin dall’inizio, che la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo”, come Lui non “per farsi servire, ma per servire”. Agli ecclesiastici e ai consacrati il Pontefice, rivolgendosi idealmente ad ognuno di loro come singolo discepolo del Vangelo, ha chiesto di fuggire sempre “le situazioni appaganti che lo metterebbero al centro, non si erge sui traballanti piedistalli dei poteri del mondo e non si adagia nelle comodita’ che infiacchiscono l’evangelizzazione; non spreca tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia”. (AGI)

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