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Parroco impedisce l’apertura dell’asilo comunale

Comunicato della Consulta per la laicità di Torino:

“”La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni richiama l’attenzione di tutti i cittadini e delle istituzioni pubbliche sulla scandalosa vicenda che è emersa alla cronaca di questi ultimi giorni relativamente alla scuola dell’infanzia comunale di Bibiana (TO) che non può essere aperta per un veto del Parroco del paese.
La Regione Piemonte infatti, con la delibera del Consiglio Regionale 252 _33474 del 29 ottobre 2013, sul dimensionamento scolastico per l’anno 2014/15, approvata nella scorsa legislatura da parte della maggioranza di centrodestra del Presidente Cota ha stabilito che “nell’ambito della pianificazione i comuni competenti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado dovranno: […] Dunque per quanto riguarda le scuole dell’infanzia dovrà essere consentita la coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie al sistema scolastico nel suo complesso, ovvero non dovrà essere determinata riduzione, in termini di sezioni, dell’offerta formativa esistente nelle scuole paritarie. All’uopo viene richiesto di unire il parere motivato da parte delle eventuali scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte.”
Questa delibera rappresenta una gravissima interferenza tra pubblico e privato, poiché non è accettabile che la libertà di scelta educativa delle famiglie, diritto sancito dalla Costituzione, sia sottoposta ai desiderata delle “scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte”, prova ne è proprio il recentissimo caso del Comune di Bibiana (TO), dove l’apertura del nuovissimo asilo comunale pubblico è stata bloccata dal parere negativo del parroco, che gestisce l’asilo privato cattolico, nonostante le richieste di molti genitori orientate verso la scuola dell’infanzia comunale. Si fa notare tra l’altro che l’asilo cattolico può garantire soltanto l’accesso a 90 bambini, mentre le richieste dei cittadini di Bibiana sono per 114 bambini, 24 dei quali in questo modo non potranno vedere soddisfatte le proprie legittime richieste. Già lo scorso anno si erano verificate situazioni analoghe nei comuni di Torre Pellice, Bagnolo e Piossasco, motivate allora dalla Direzione Istruzione e Formazione professionale della Regione col “perché si deve consentire la coordinata partecipazione al sistema scolastico da parte della scuola statale e della scuola paritaria” .
Nonostante tutti gli equilibrismi politici messi in atto negli anni per motivare i finanziamenti pubblici alle scuole private (che la Costituzione vieta espressamente), questa ulteriore gravissima forzatura anticostituzionale continua ad emergere: non solo non esistono controlli adeguati sul rispetto da parte delle scuole private dei parametri che consentono l’ottenimento ed il mantenimento dello status di “scuola paritaria”, ma addirittura ci sono realtà in cui la vita delle scuole pubbliche viene messa in forse, se non addirittura stroncata prima della nascita, laddove l’esistenza di queste non faccia comodo alle scuole private paritarie (cattoliche).
Forzare le scelte delle famiglie fino al punto da obbligarle non solo a contribuire di tasca propria al bilancio delle scuole private e confessionali, ma addirittura imponendo di abbracciare un progetto educativo religioso ben preciso, quello cattolico nella schiacciante maggioranza dei casi, non è assolutamente accettabile poiché equivale a negare libertà fondamentali, costituzionalmente garantite, quali quella di coscienza e di scelta educativa che non possono subire alcuna restrizione.
Ricordiamo che l’articolo 33 della Costituzione della Repubbblica italiana recita:
” L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed ISTITUISCE SCUOLE STATALI PER TUTTI GLI ORDINI E GRADI.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, SENZA ONERI PER LO STATO”.
Da tale dettato costituzionale si evince con assoluta chiarezza che la parte pubblica (stato e comuni) hanno l’OBBLIGO di istituire scuole pubbliche di ogni ordine e grado e che i privati hanno il DIRITTO di istituire scuole private SENZA ONERI PER LO STATO e senza oneri significa con chiarezza lapalissiana divieto di finanziare direttamente le scuole private, sia di finanziare i cittadini per il pagamento delle rette (assai elevate) delle scuole private.
L’alibi ideologico al quale le forze politiche clericali si erano finora appellate per le leggi nazionali e regionali sul finanziamento pubblico alle scuole private (cattoliche) era sempre stato quello della sussidiarietà, intendendolo come il principio per cui il pubblico e il privato (cattolico) dovevano concorrere assieme alla gestione dei servizi pubblici, fermo restando l’obbligo della parte pubblica (statale o comunale) di erogare comunque il servizio essenziale, ma in ogni modo cercando di garantire (anche attraverso specifici finanziamenti e agevolazioni normative) uno spazio ben definito alla parte gestita dalla Chiesa cattolica.
Ora siamo allo stravolgimento e al ribaltamento totale anche di tale già perversa consuetudine: ora è la parte privata confessionale che decide se la parte pubblica può o non può aprire scuole pubbliche per i propri cittadini che pagano le tasse. Quindi, di fatto, oggi nel nostro paese i parroci decidono sull’apertura o meno delle scuole pubbliche da parte dei sindaci: tanto varrebbe, a questo punto, decidere per legge che il sindaco di ogni nostro comune debba essere obbligatoriamente il parroco e abolire la Repubblica italiana, chiedendo l’annessione allo Stato della Città del Vaticano.
Qualcuno certamente si straccerà le vesti, gridando con toni allarmati all’anticlericalismo ottocentesco e ideologico di chi ha l’ardire di segnalare questi pochi elementari fatti e principi, ma noi intendiamo invece richiamare con forza l’attenzione dei cittadini su questo ennesimo stravolgimento dei principi costituzionale supremi di libertà religiosa e di laicità delle istituzioni, dei quali da sempre nel nostro paese si fa carne di porco e su questo ennesimo slittamento, lento, quasi invisibile, ma costante e inesorabile delle istituzioni pubbliche della Repubblica verso lo stato confessionale gestito dalla Chiesa cattolica, che a fronte delle chiese sempre più vuote ha in compenso le casse sempre più piene a causa del vergognoso clericalismo e servilismo clientelare di gran parte della classe politica che fa a gara per genuflettersi davanti ai desideri delle gerarchie della chiesa cattolica apostolica romana.
La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni chiede con forza al nuovo governo della Regione Piemonte e al nuovo Consiglio Regionale di impedire questo ennesimo scempio di legalità, abrogando nei tempi più rapidi possibili la delibera in oggetto approvata nel 2013 dalla maggioranza di Cota e destinando la totalità delle risorse regionali per la difesa e il potenziamento delle scuole pubbliche, lasciando al dettato costituzionale di regolare il funzionamento e il finanziamento di quelle private confessionali e al gioco del libero mercato la loro sorte.””

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