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Passaporti destinati al macero finivano ai jihadisti

Roma – Erano destinati al macero, ma 300 dei 4000 passaporti con il microchip difettoso, che la Questura di Milano aveva restituito due anni fa alla Zecca perché venissero distrutti assieme ad altri 230mila ‘pezzi’, sono finiti in un circuito illegale utilizzato da almeno due gruppi di bande di extracomunitari, uno di etnia albanese, l’altro composto da soggetti nordafricani che, agendo tra Napoli e Roma, avevano basi e contatti in quelle città (Parigi, Molembeek e Istanbul) teatro negli ultimi tempi dei più gravi attentati messi a segno da terroristi islamici.

Non ci sono evidenze probatorie per sostenere che questa documentazione ‘fallata’ sia stata sfruttata da fanatici jihadisti, protagonisti di numerosi fatti di sangue in Europa, ma di sicuro – e lo dimostrano le tantissime intercettazioni telefoniche contenute nell’ordinanza del gip Vilma Passamonti – è stata utilizzata per agevolare i trasferimenti in Francia e Belgio di cittadini provenienti da zone di guerra notoriamente ‘calde’ come Siria, Iraq, Afghanistan e Kenia.

Associazione per delinquere, peculato, falso, omissione di atti d’ufficio, ricettazione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono i reati a vario titolo ipotizzati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Maria Letizia Golfieri la cui indagine, condotta dalla Polaria di Fiumicino, ha portato all’emissione di 11 provvedimenti cautelari, tra carcere (emesso nei confronti di 8 stranieri, anche se per alcuni la misura non e’ stata ancora eseguita),arresti domiciliari, applicati a Massimo Salomone, magazziniere della Zecca che avrebbe dovuto, come operaio, triturare i passaporti, e obblighi di firma imposti al responsabile dei magazzini dell’Ipzs Achille Pivetta e alla funzionaria del Mef Maria Arrigale, sospettati di aver falsamente attestato l’avvenuta distruzione di questi documenti.

L’inchiesta ha preso il via quando il 24 maggio del 2014 a Fiumicino la polizia di frontiera ha individuato un passaporto di quella partita difettosa intestato a una italiana ma in uso a una cittadina albanese che stava per andare a Montreal, in Canada. Pochi giorni, dopo e’ stata la polizia turca a Istanbul a sorprendere tre cittadini siriani che in possesso di questi passaporti italiani puntavano a raggiungere Germania e Olanda. Dalle indagini, non ancora concluse, e’ emerso che ogni passaporto, al prezzo di circa duemila euro, e’ stato venduto all’organizzazione per essere poi falsificato.

L’operaio del Poligrafico Massimo Salomone, agli arresti domiciliari “probabilmente spinto dalla necessita’ di guadagnare per far fronte ai debiti di gioco contratti e ad acquistare la droga (di cui risultava assuntore),ha, almeno in parte, provveduto a immettere in circolazione questi passaporti cosi’ trafugati dietro pagamento di una somma oscillante tra i 1600 e i 1800 euro”. Lo sottolinea il gip Vilma Passamonti nelle oltre 90 pagine di ordinanza di custodia cautelare. “E’ probabile – si legge ancora – che in quel contesto Salomone sia venuto in contatto con l’autore della falsificazione della ricettazione dei documenti”, poi smistati ovunque. Parlando ancora dell’operaio del Poligrafico, del responsabile dei magazzini Ipzs Achille Pivetta e della dipendente del Mef Maria Arrigale, il gip dice di aver ravvisato “la non comune capacita’ a delinquere nella spregiudicatezza con cui gli stessi hanno operato in spregio alle funzioni loro assegnate”. Cio’ che ha colpito la sensibilita’ del giudice “e’ l’indifferenza dimostrata nel commettere i reati per il pregiudizio al buon andamento dell’amministrazione nella quale prestano servizio, con condotte delle quali non potevano non percepire la gravita’, come pure la pericolosita’ delle possibili conseguenze derivanti dal mancato compimenti degli atti cui erano preposti (riferimento ai due addetti al controllo, ndr) e (per l’operaio) dalla messa in circolazione dei documenti sottratti”. Lo stesso Salomone “ha dimostrato una capacita’ a delinquere particolarmente elevata per le modalita’ con cui ha operato per sottrarre i documenti dal Poligrafico presso cui presta servizio a diretto contatti con funzionari addetti al controllo di cui ha saputo sfruttare il contegno omissivo”. (AGI)  

 

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