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Voto a luglio o a ottobre, il Partito Democratico si interroga già sul percorso di avvicinamento ad una campagna elettorale che nessuno nel partito avrebbe voluto sostenere. Tra i dem c’è la consapevolezza che i i rapporti di forza in campo non saranno molto diversi da quelli visti il 4 marzo. Anzi, il timore fra i parlamentari è che “a rimetterci di più tra le forze politiche sia proprio il Pd”. Prima delle urne, inoltre, c’è da eleggere il nuovo segretario. In assemblea o con regolare congresso, primarie incluse, dipenderà dalla data del voto. In caso di voto a luglio, l’assemblea eleggerà direttamente il segretario; in caso di voto in autunno si andrà alle primarie. Questo stando a quanto riferiscono fonti parlamentari di aree diverse.

Quando e come scegliere?

Tra i renziani, tuttavia, si giudica impossibile organizzare il congresso entro ottobre e più realistico pensare ad una soluzione in assemblea. A questo riguardo, stando a quanto si apprende, la suggestione che piace tanto all’interno delle minoranze quanto tra i renziani sarebbe quella di Paolo Gentiloni segretario eletto in assemblea e, per statuto, candidato premier. Uno schema che viene definito come “il più naturale” da esponenti dem vicini all’ex segretario. Ma c’è da vincere le resistenze dello stesso Gentiloni. In risposta alle indiscrezioni sul suo futuro da segretario, fonti di Palazzo Chigi definiscono “fantasiose le ricostruzioni relative a futuri ruoli cui aspirerebbe o sarebbe destinato il presidente del Consiglio”.

La ragione per cui i favori di una larga fetta di partito cadrebbero su Gentiloni sono almeno due: da una parte il presidente del Consiglio è la personalità nel partito che è riuscita a mantenere un alto livello di consenso fra i cittadini e potrebbe essere il volano in grado di risollevare le sorti di un partito duramente segnato dal voto del 4 marzo; in secondo luogo, Gentiloni è visto come un segretario di garanzia al quale guarda con favore la minoranza, ma anche parte della maggioranza renziana. I primi, inoltre, punterebbero su di lui per “scompaginare” tutte le correnti in assemblea, un organo più vasto e con delegati più autonomi rispetto alle logiche delle correnti, depotenziando l’area Renzi. Per gli esponenti vicini all’ex segretario una eventuale candidatura del presidente del Consiglio risolverebbe il rebus del candidato d’area.

Gli altri papabili

I nomi che si fanno, sono sempre quelli di Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, ma gli interessati continuano a nicchiare. La partita, d’altra parte, è assai delicata visto che sarà il segretario, eletto in assemblea o al congresso a definire le nuove liste. Fonti di area Renzi, a questo proposito, ipotizzano un lavoro collegiale sui candidati, con un rappresentante per ciascuna corrente. E c’è chi si spinge a ipotizzare la possibilità di riprendere le liste presentate per il voto del 4 marzo, “al netto di chi rinuncia”, e ripresentarle.

Un’idea che, dato il livello di conflitto interno al partito, è di applicazione quantomeno difficile. “La prossima assemblea del Pd deciderà se convocare il congresso o eleggere direttamente il nuovo segretario, come previsto dallo statuto. È chiaro che la scelta sarà condizionata dall’evoluzione della crisi politico-istituzionale. E il Pd lo farà, ne sono certo, ricercando la massima condivisione possibile”, sottolinea il portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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