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Pd: la tentazione di Emiliano e i numeri della scissione

Ormai sembra tutto deciso: il Pd dopo 10 anni si appresta a subire la scissione più dolorosa e drammatica della sua storia. L’intenzione di Renzi, in mancanza di un accordo con la minoranza, resta quella di tenere il congresso ad aprile. Ma oggi, all’insediamento della commissione, non verrà decisa la data dell’assise. “E’ una riunione tecnica, non ci sarà alcun voto e Renzi non parteciperà nemmeno”, riferiscono fonti parlamentari dem. L’ex premier non intende alimentare ulteriormente polemiche ma è convinto, viene spiegato dalle stesse fonti, che l’uscita dei bersaniani potrebbe portare ulteriori consensi al partito democratico. Il Pd – questo il ragionamento – potrà presentarsi alle elezioni libero da vecchi veti. Al di là dei sondaggi che girano al Nazareno la tesi, quindi, è che alla fine ci si potrebbe anche guadagnare, non perdere. Nessuna ansia di capire cosa farà Michele Emiliano.

La tentazione di Michele Emiliano

“Non possiamo mica fermarci con chi ha chiesto la testa di Renzi. Alla fine – prevede un ‘big’ della maggioranza dem – si candiderà”. La tentazione del governatore della Puglia sarebbe quella di presentarsi come sfidante del segretario uscente. Di ribadire che Renzi sta sbagliando nel chiudere la porta alla minoranza ma senza uscire. Sarebbe come il Partito dei Contadini…, ha spiegato domenica ad un ‘big’ dem, riferendosi al partito fondato nel 1920 che, pur partendo da idee socialiste riformiste, nacque e crebbe indipendente, con il solo scopo, ben precisato in uno slogan propagandistico: dare ai Rurali una coscienza politica ed agli Italiani una coscienza rurale.

Il Partito Democratico verso la rottura: chi ha deciso e chi ancora spera.

Bersaniani i più decisi a staccarsi dal Pd

E’ in corso un forte pressing affinchè Emiliano si sfili dagli ‘scissionisti’, spiega chi gli ha parlato. “Ma dove va senza i nostri voti?”, si chiedono i bersaniani. Sono i fedelissimi dell’ex segretario i più decisi a staccarsi dal Pd. I vertici dem già hanno fatto un elenco di nomi in fuori uscita: una ventina alla Camera e una quindicina al Senato. Ma a Montecitorio al nuovo gruppo si dovrebbero aggiungere anche Scotto e quegli esponenti di Sel che guardano ad una formazione più ampia. Si studia anche un possibile nome (tra questi ‘democratici e socialisti‘, l’associazione di Rossi, e ‘Italia progressista‘) ma non è stata presa ancora alcuna decisione. Si ragiona, per esempio, se inserire la parola ‘sinistra’, una delle tesi è quella di evitare il riferimento nella definizione della nuova area. Di sicuro, però, il fronte che nascerà punterà proprio su un programma diverso da quello portato avanti da Renzi: l’obiettivo è battersi sui temi sociali, sulle tasse. E lo scenario che si apre è quello di possibili battaglie in Parlamento non solo sul sistema di voto, quanto proprio sui provvedimenti economici e sulla prossima legge di stabilità, se dovesse essere questa maggioranza a portarla alla Camera e al Senato.

“Il voto a giugno non è previsto”

I bersaniani sono decisivi in alcune commissioni a palazzo Madama (Affari costituzionali, Esteri, Finanze e Bilancio per esempio). Al momento, ribadiscono dal Pd, il voto a giugno non è previsto, ma l’eventuale stallo alle Camere potrebbe causare in ogni caso il precipitare della situazione. Oggi Enrico Letta è intervenuto per chiedere a tutti di fermarsi: “Non può e non deve finire così”.

Sul tavolo c’è anche la candidatura di Andrea Orlando

Sul tavolo c’è anche la candidatura di Andrea Orlando che domenica sera si è incontrato con Cesare Damiano e Gianni Cuperlo e che lunedì ha ribadito la possibilità di scendere in campo. Ci sono contatti in corso con altri big: il passo avanti da parte del ministro della Giustizia potrebbe arrivare qualora si decidesse una operazione ampia e non minoritaria. La scissione comporterà conseguenze anche sul territorio. Sono a rischio giunte comunali, anche se gli effetti di una scissione dipenderanno molto dalle mosse di Emiliano. “E’ chiaro – argomenta uno dei dissidenti – che senza Emiliano è una cosa diversa”. C’è irritazione da parte dei bersaniani per l’atteggiamento di Emiliano, mentre Rossi lo ha invitato ad “essere conseguente” con il documento firmato domenica nel quale si metteva nero su bianco “che è stato Renzi a volere la scissione”. Sullo sfondo c’è anche la questione legata ai fondi per la nascita dei nuovi gruppi e la ‘guerra’ che va avanti da tempo sul patrimonio e sulle fondazioni.

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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