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Pd: Renzi rientra da Ny, tre dossier lo attendono su scrivania

(AGI) – Roma, 29 set. – Quando rientrera’ dalla trasferta americana, Matteo Renzi trovera’ sulla scrivania del Nazareno tre dossier: l’organizzazione del Pd, le elezioni a Milano e il caso Roma. Senza contare che a palazzo Chigi lo attendono altri due temi caldi, uno di contenuti e uno di metodo: la legge di stabilita’ e il cosiddetto rimpasto di governo. “Matteo aspetta che passi la riforma del Senato e poi mettera’ mano al partito” si dice convinto un esponente della maggioranza dem. “Premesso che alla fine decide lui, in effetti ci sono almeno due caselle da riempire: quella degli enti locali e quella dell’organizzazione, e tanto vale non creare frizioni prima che l’iter della riforma sia stato messo in sicurezza”. Innanzitutto la prospettiva. Chi lo conosce e ha avuto modo di confrontarsi con lui anche di recente parla di una prospettiva lunga. “Io scommetto su elezioni nel 2018” spiega un renziano doc. Anche perche’ i numeri dell’economia cominciano a girare per il verso giusto; se il caso Volkswagen non si ripercuotera’ sull’Italia, ai vertici del Pd sono pronti a puntare su una primavera di ripresa anche dell’economia reale. “A quel punto non si vede perche’ rischiare, meglio attendere che le cose si stabilizzino”. Quel che pero’ Renzi ha capito, a sentire le voci del Nazareno, e’ che il partito vada seguito. E dunque, confermata la fiducia nei due vicesegretari, resta da reimpostare la segreteria, soprattutto per quel che riguarda l’organizzazione e gli enti locali, a maggior ragione a pochi mesi dalle amministrative. Per uno dei due posti clou si fanno molti nomi, da Stefano Bonaccini, che pero’ e’ presidente della Regione Emilia Romagna, a Vasco Errani, che pero’ ha sempre smentito. Di certo per i due ruoli Renzi sta cercando persone fidate ma soprattutto capaci di gestire il territorio, che a ridosso delle ultime amministrative gli ha dato non pochi grattacapi. In questo quadro si possono leggere anche gli altri due dossier: Milano e Roma. Con la capitale del Nord per cui si scaldano alcuni concorrenti ma ancora non scendono in pista quelli a cui Renzi sta pensando per risolvere il dilemma. E Roma, sempre al centro delle polemiche ma con il Giubileo alle porte. Ma anche a palazzo Chigi ci sono alcuni temi che devono essere risolti. La compagine di governo deve essere ripristinata. Piu’ che un rimpasto, infatti, molti parlano di riempire le caselle lasciate vuote, a partire da quella assai funzionale del viceministro degli Esteri. Ma anche i piu’ vicini a Renzi smentiscono che attraverso questa operazione si possa rimettere mano agli equilibri della maggioranza. Molto si giochera’ sulla legge di stabilita’. Il ministro dell’Economia prosegue il suo pressing a Bruxelles, spalleggiato da Renzi, per avere un margine di manovra piu’ ampio degli stretti parametri. Una volta appurato quali saranno, si decidera’ quale sara’ la direzione di tale manovra. E molti scommettono su qualche strizzata d’occhio alle istanze piu’ di sinistra, per stringere definitivamente un patto di non belligeranza con il grosso della minoranza dem. Niente di troppo impegnativo, niente che sposti l’asse del Pd su indirizzi alla Corbyn, ma un riequilibrio rispetto ai tempi del jobs act. Un modo per far capire che il partito della nazione passa per provvedimenti che riguardino sia elettori di centro che elettori di sinistra e che non si limita a recuperare questo o quel senatore. (AGI) .
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