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Peccato e redenzione n.17

La Chiesa, obtorto collo, è costretta oggi a riconoscere come falsi i versetti sulla resurrezione nell’odierno Vangelo di Marco, dicendo “la conclusione di Marco è dichiaratamente non genuina … quasi l’intera sezione è una compilazione successiva” (Encyclopaedia Biblica, vol. II, p. 1880, vol. III pp. 1767).
Sulla scia del Vangelo di Marco tutti gli altri testi evangelici sono stati profondamente alterati. Ma quello più annacquato, con l’aggiunta di circa diecimila parole rispetto al testo sinaitico originale è il Vangelo di Luca. Solo nel XV secolo subì una straordinaria aggiunta di circa 8500 parole (Luca 9:51-18:14). La finale di questo Vangelo, con solo sette parole aggiunte: “e Gesù fu trasportato su in cielo”, determina una falsificazione chiaramente intenzionata ad introdurre surrettiziamente l’ascensione di Gesù. Quindi, i Vangeli odierni, rispetto al Codice Sinaitico, sono zeppi di falsità e manipolazioni e continuano ad aggiungerne anche ai nostri giorni.
A mettere in discussione la validità del Cristianesimo, oltre alla nulla attendibilità storica dei documenti del Nuovo Testamento, che, come abbiamo visto, hanno anche subito profonde alterazione nel corso dei secoli, ci sono anche le forti perplessità sulla reale esistenza di Gesù, ritenuto il suo fondatore, per il fatto incredibile che dei circa quaranta storici a lui contemporanei, nessuno lo menzionò nelle sue opere, nonostante lo scalpore che, secondo i Vangeli, egli suscitò in Galilea e a Gerusalemme. Il silenzio tombale su di lui riguarda non solo i massimi storici greci e latini, come Seneca, Plinio il Vecchio, Svetonio, Tacito, tanto per citarne alcuni, quanto perfino i tre massimi storici ebrei che narrano, fin nei minimi dettagli, gli avvenimenti della Palestina da Erode il Grande alla caduta di Gerusalemme.
Mi riferisco a Filone Alessandrino di cui possediamo circa cinquanta opere nelle quali parla diffusamente delle sette giudaiche, in particolar modo degli esseni, e menziona perfino Pilato,ma ignora totalmente Gesù e i primi cristiani, pur essendo vissuto fino agli anni 50; a Giusto di Tiberiade, che visse a Cafarnao in contemporanea di Gesù, quasi gomito a gomito con lui, e che narrò la storia di Israele fino ai suoi giorni senza mai nominare Gesù; infine, a Giuseppe Flavio, considerato il massimo storico ebraico che narrò gli avvenimenti della Palestina fino alla guerra giudaica del 70.

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