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Peccato e redenzione n. 20

l Cristianesimo ellenistico-pagano.
ll Cristianesimo ellenistico-pagano, fondato da Paolo, si configurò, come un filone eretico del vecchio ebraismo, e finalizzato alla creazione di una nuova religione. Infatti, Paolo inviterà i suoi seguaci a rifiutare la Legge mosaica, la frequentazione del Tempio e la circoncisione, e quindi a rinnegare, di fatto, l’ebraismo, e tenderà a diffondere il suo Cristianesimo personale non tanto tra i suoi correligionari ebrei quanto tra i Gentili, cioè tra i pagani.

Quali erano le aspettative di Paolo? In un primo tempo, come i cristiano-giudei, cui inizialmente aderì, anch’egli attese spasmodicamente l’imminente ritorno di Gesù risorto e la costituzione del Regno di Dio in Terra.. Poi, quando questa aspettativa andò delusa e i suoi seguaci entrarono in crisi, per salvare il suo Cristianesimo, gettò l’ebraismo alle ortiche, abbracciò l’ideologia delle Religioni Misteriche, assimilata da giovane a Tarso, sua città natale, che ipotizzava l’immortalità dell’anima, rimandò il ritorno di Gesù al Giorno del Giudizio Universale e, dopo aver riesumato il peccato originale di Adamo, trasformò il Messia crocifisso nel Redentore dell’intera umanità. Il nuovo Regno di Dio, non più terreno ma celeste, avrebbe riguardato l’aldilà, dove le anime immortali sarebbero vissute in una eterna beatitudine. Insomma, inventò il nucleo fondamentale che costituisce il Cristianesimo attuale. La sua nuova teologia fu sconfessato dalla Chiesa di Gerusalemme, rimasta sempre ligia all’ebraismo. Per alcuni decenni i due cristianesimi convissero tra contrasti più o meno palesi. Le Guerre Giudaiche del 70 e del 135, che portarono alla distruzione di Gerusalemme e della Palestina e alla totale diaspora degli israeliti sopravvissuti, segnò la fine definitiva del Cristianesimo giudaico. Quello di Paolo, invece, rimasto unico vincente, si diffuse rapidamente in gran parte dell’Impero romano tra i pagani e diede origine alla nuova religione. 
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