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Peccato e redenzione n. 28

L’assurda tardività della redenzione.
Tutte le infantili favole che fin qui sono stato obbligato a propinarvi, dalla creazione di Adamo ed Eva alla redenzione per opera del figlio di Dio, che si è incarnato e si è fatto crocifiggere per salvare l’umanità, impongono la domanda, da sempre elusa dai dottori del cristianesimo, e cioè, come mai Dio ha deciso di redimere l’umanità solo duemila anni fa? Perché si è svegliato così tardi? L’umanità vissuta per molte centinaia di migliaia di anni prima della incarnazione e crocifissione di Cristo, che fine ha fatto, dove è stata buttata? Era o non era da salvare? Se sì, Dio si è comportato con suprema ingiustizia nei suoi confronti, negandole di fatto la salvezza. Se no, vuol dire che la redenzione è una favola.
E come conciliare la cacciata dall’Eden, il diluvio universale e tutte le altre cattiverie usate da Dio contro l’umanità peccatrice nell’antichità, con la misericordia usata verso l’umanità recente, salvata dal sacrificio sulla croce del suo diletto figlio? E, ancora, come mai Dio invece di prendersela con gli uomini peccatori, non gli ha creati perfetti come gli angeli? A lui non costava nessuna fatica e per di più evitava di sacrificare il suo figlio prediletto per la loro salvezza. Se l’uomo è così imperfetto, la colpa di chi è? Chiaramente di chi l’ha creato così imperfetto. Domande che presumono una sola risposta: il peccato originale, la redenzione e tutto il resto sono favole infantili, E, infine, perché Dio, quando si è incarnato, ha redento solo una piccola parte dell’umanità e ha ignorato quasi tutte le popolazioni fuori dell’Impero romano? Erano figlie di un altro Dio?

Queste domande riguardano il passato. Ma ce ne son altre che riguardano il presente e forse il futuro. 
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