TwitterFacebookGoogle+

Peccato e redenzione n. 30

La vera identità del Gesù dei Vangeli
Finora abbiamo esaminato la nascita dei due miti su cui poggia il Cristianesimo facendo riferimento ai testi sacri che li hanno generati: l’Antico e il Nuovo Testamento. Per la Chiesa questi antichi testi sono considerati ispirati da Dio e quindi rappresentano la verità assoluta e immutabile. Ma per gli studiosi che non accettano i paraocchi dogmatici questi testi sono privi di ogni validità storica e scientifica e quindi considerati alla stregua di semplici leggende, pur considerando valido il concetto che alla base di ogni leggenda c’è sempre un qualche avvenimento storico che l’ha generata. Seguendo questo principio, recenti studi, esaminando sotto una nuova luce le opere di Giuseppe Flavio, il massimo storico ebreo del primo secolo, nelle quali vengono descritti gli avvenimenti della Palestina fino alla guerra giudaica del 70 d.C., sono riusciti ad identificare il mitico fondatore del Cristianesimo, conosciuto nei Vangeli come Gesù Cristo, finora risultato del tutto ignoto ai circa quaranta storici della sua epoca. E tutto ciò, nonostante Giuseppe Flavio mai abbia nominato Gesù, con questo nome, nelle sue opere, e la Chiesa, erede dei suoi codici, abbia distrutto, dopo averli ricopiati, con grosse manipolazioni e censure durante il Medioevo, i libri XVIII-XIX-XX della sua opera principale “Antichità Giudaiche”, allo scopo di nascondere ogni traccia del vero Gesù storico.
Il Gesù descritto nei Vangeli come il mite agnello di Dio, sempre pronto ad offrire l’altra guancia, vittima sacrificale divina per la redenzione dell’umanità, fu in realtà, in base a questi studi, come verrà ampiamente dimostrato nel proseguo del libro, un dottissimo dottore della Legge mosaica e uno spietato zelota, conosciuto comedi Giovanni di Gamala. Nato nella città di Gamala che si trova nel Golan siriano, prossimo alla Galilea, era figlio dell’asmoneo Giuda bar Ezechia, crocifisso nel 17 d.C. dal procuratore Valerio Grato per insurrezione armata contro Roma. Discendeva quindi dalla famiglia regale e sacerdotale degli Asmonei, fondata da Simone Maccabeo, che nel 140 a.C. regnò sul Regno di Giuda e i cui discendenti furono detronizzati nel 63 a.C. da Pompeo Magno che sottomise la Palestina a Roma come regno vassallo.
Nel 37 a.C., ignorando il “Diritto” degli Ebrei (la Legge mosaica) che prevedeva che fosse nominato come “Re dei Giudei” un autentico israelita, di sangue reale e di dignità sacerdotale, Marco Antonio e Gaio Giulio Ottaviano, allora Triumviri, avevano insignito come re vassallo di Israele un mezzo sangue idumeo (semigiudeo di estrazione araba) senza dignità sacerdotale, di nome Erode. Questo fatto costituì per il popolo ebraico e per il Sinedrio, il massimo organo di governo, un affronto insopportabile e determinò un odio imperituro verso il monarca idumeo e i suoi discendenti.
Erode, appena divenuto re, compì due gravissimi misfatti: uccise l’asmoneo Ezechia di Gamala, avente diritto al trono dei Giudei, essendo di stirpe regale e bene accetto dalla nazione, e poi sterminò l’intero Sinedrio che lo aveva accusato di aver violato la legge con quell’omicidio. Non ebbe però l’avvertenza di uccidere il figlio di Ezechia di nome Giuda. Questi, sposato con una nobile asmonea di nome Maria (la Maria dei Vangeli), divenne un coltissimo rabbino e finché visse Erode il Grande, che governava con spietata durezza, rimase alla macchia. Dopo la morte di Erode (4 a.C.), in quanto discendente degli Asmonei rivendicò il diritto a divenire “Re dei Giudei” (Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, XVII 272). A tal fine capeggiò la rivolta contro Erode Antipa (figlio di Erode il Grande), assalì il palazzo reale del Tetrarca e dopo averlo spodestato, si proclamò “Re dei Giudei” e si insediò a Sepphoris, capitale della Galilea, venendo conosciuto da quel momento in poi come “Giuda il Galileo”.
Ma Roma non perse tempo e subito inviò il figlio di Publio Quintilio Varo, il quale, con le sue legioni, dopo avere cinto d’assedio Sepphoris, fece radere al suolo la città (Ant. XVII 289), indi ridusse in schiavitù i sepphoriti e, dopo aver crocefisso duemila ribelli, riportò l’ordine in tutta la Palestina. Ma Giuda il Galileo riuscì a salvarsi con la fuga. Nel 6 d.C., quando Publio Sulpicio Quirinio, fu incaricato da Gaio Cesare Ottaviano di effettuare il censimento di Giudea, Samaria e Idumea, appena annesse alla Provincia di Siria dall’Augusto Imperatore in seguito alla destituzione di Archelao, figlio di Erode il Grande, per manifesta incapacità, Giuda il Galileo fondò” la setta degli zeloti, chiamata la “quarta filosofia”, e diede inizio alla lotta armata contro le legioni romane per contrastare il censimento.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.