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Peccato e redenzione n.38

Gli scribi che manipolarono i Vangeli primitivi per adattarli alle innovazioni paoline, non essendo ebrei e non conoscendo la Palestina, commisero nelle loro trascrizioni molti pacchiani errori di tipo storico e geografico, oggi evidenziati da archeologia, toponomastica, orografia e numismatica, al punto dal rendere i Vangeli attuali inattendibili. La più colossale mistificazione riguardò la descrizione di Nazaret dal tutto improponibile come presentata nei Vangeli attuali perché scopiazzata da Gamala con una conformazione orografica del tutto diversa. Non solo, ma lasciarono inavvertitamente molte tracce evidenti che si allacciavano alla lotta zelota, come alcuni proclami bellicosi di Gesù, la cacciata dei mercanti dal Tempio e i soprannomi partigiani degli Apostoli.
Il trapasso dall’originario messianismo escatologico, sostenuto dai giudei, ad un nuovo messianismo sacramentale e trascendente, che al posto dell’imminente avvento del messianico Regno di Dio sulla Terra, ansiosamente atteso dall’intero Israele, accogliesse il concetto greco di immortalità nell’aldilà e trasformasse il Messia escatologico nel Figlio di Dio, Redentore dell’umanità, avvenne quindi creando una nuova dottrina, di presunta derivazione divina, proclive all’Impero, favorevole alla schiavitù e nemica della originale religione ebraica fondamentalmente antiromana, e, per di più, agganciata alle religioni misteriche diffuse allora in tutto il mondo antico.
La nuova dottrina originata da Paolo, scontrandosi con le tendenze gnostiche sempre molto diffuse nel mondo cristiano primitivo ebbe una gestazione molto tormentata fino a quando Costantino, il Grande, una volta riunificato l’Impero, nella veste di Pontefice Massimo, decise di sincretizzare, in un unico “Salvatore”, i “Soteres” delle più importanti religioni esistenti nelle Province imperiali e, forse consigliato e diretto dal vescovo Eusebio di Cesarea suo probabile parente, indisse il Concilio di Nicea del 325 che segnò la nascita ufficiale del Cristianesimo.
Le differenze teologiche allora esistenti fra le molte dottrine in embrione diedero origine, durante il concilio, a scontri anche violenti poiché ognuna di esse si considerava unica depositaria della vera “Rivelazione sulla Verità della Salvezza”, o della vera “Sostanza del Salvatore”, o della “gnosi del Figlio a forma del Padre” o di quante “Potenze o Sostanze” dovesse essere composto “Il Verbo” o il “Logos”, e così via. Finché non venne trovata la soluzione definitiva sulla “transustanziazione”, cioè “il rituale attraverso il quale si attua la presenza reale del Corpo e del Sangue di Gesù nell’Eucaristia, con la conversione del vino nel Sangue e del pane nel Corpo di Gesù Cristo rimanendo immutate solo le apparenze del pane e del vino”.
Gli scontri dottrinari, però, si susseguirono fino al IV secolo per cui si rese necessario indire Concili su Concili per tentare di “conciliare” dottrine scismatiche che si accusarono reciprocamente, come “eretiche”, “apostate” o “folli”. Dottrina contro dottrina, vescovi contro vescovi, cristiani contro cristiani. Le eresie anatemizzate furono alcune decine: Ariani Pneumatomachi, Basilidiani, Docetisti, Marcioniani, Donatisti, Pelagiani, Monofisiti, Nestoriani, Abelliani, Valentiniani, Montaniani e via discorrendo.
Solo nel IV secolo, col massiccio appoggio imperiale e la promulgazione dell’Editto di Tessalonica con il quale il cattolicesimo venne imposto come religione dell’Impero, tutte le dottrine cristiane dichiarate “eretiche”, soprattutto quella fondata sulla “gnosi” più adatta ad asceti portati all’esaltazione mistica che ai semplici fedeli attratti soprattutto dal mito della resurrezione dei corpi, furono eliminate, con i rispettivi Vangeli, lasciando vincente il Cristianesimo che perdura fino ai nostri giorni, e tutte le opere dei polemisti anticristiani che avevano messo in luce le incongruenze e le contraddizioni dell’evoluzione della nuova dottrina, come gli scritti di Celso e Porfirio, furono messe al rogo. L’odio che imperversava tra i cristiani in quell’epoca di lotte fratricide viene così descritto da Ammiano Marcellino, il maggiore degli storici imperiali del IV secolo nelle sue “Res Gestae” del 378 d.C.:”Nessuna bestia feroce è ostile a se stessa come la maggior parte dei cristiani fra loro” (Res Gestae, XXII 5,3-4). E il frenetico andirivieni dei padri apostolici nei frequenti concili così viene documentato dallo stesso autore: “A caterve i Clerici viaggiavano con la scusa dei Concili, a spese dello Stato, da una parte all’altra dell’Impero” (op. cit. XXI 16,18).

Col Concilio di Costantinopoli del 381, il Credo cristiano subì un’ulteriore evoluzione con l’inserimento di nuove importanti verità dogmatiche non presenti nel Concilio di Nicea del 325: la “Santissima Trinità”, la “Vergine Maria, Madre di Cristo unigenito per opera dello Spirito Santo” e la crocifissione di Gesù sotto Ponzio Pilato. Esso infatti recitava: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli … Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, il terzo giorno è resuscitato…”.   
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