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Peccato e redenzione n19

Questa era la situazione quando Gesù si presentò sulla scena politico-religiosa del suo tempo tentando di far sue le istanze degli zeloti e degli esseni. Egli, infatti, inizia il suo ministero con parole di chiaro accento apocalittico: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è imminente” (Marco 1,15); e più oltre, “quando anche voi vedrete queste cose accadere, sappiate che è vicino, è alle porte. In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutte queste cose si compiano” (Marco 13,29-30).
ll tema ricorrente della predicazione di Gesù, la cosiddetta Buona Novella, era dunque la fervida attesa dell’imminente Regno di Dio per opera del Messia davidico, aiutato dalle schiere celesti inviate da Jahvé. Il giorno del suo arrivo sarebbe giunto improvviso e inaspettato. Secondo questa utopia, la fine del vecchio ordine avrebbe comportato apocalittici sconvolgimenti, ma, dopo un periodo di transizione, i superstiti avrebbero conosciuto una nuova era di pace, di giustizia, di uguaglianza e fratellanza universale.
Il Regno di Dio, nel suo significato originale ebraico, era immaginato come una comunità costituita su questa Terra, guidata da Dio o dal suo inviato, l’Unto del Signore, cioè il Mashìach, il Messia, un discendente di David. Quindi era ritenuto un regno concreto, terreno e politico, ancorché teocratico e misticamente sacralizzato. Un regno in cui sarebbe stata bandita l’arroganza della ricchezza e avrebbe trionfato l’uguaglianza, la giustizia sociale e l’amore fraterno. In questo regno puramente terrestre Gesù promette agli Apostoli i 12 troni per il governo delle 12 tribù di Israele. In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele” (Matteo 19.28). Nessun cenno quindi è mai uscito dalla bocca di Gesù per annunciare la redenzione spirituale dell’intera umanità ma soltanto il proposito di creare un regno di Dio terrestre a vantaggio del suo popolo prima e dell’intero pianeta dopo.

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