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Pechino accusa il colpo, Cina perde alleato in Ue

Washington – La Cina rispetta la scelta degli elettori britannici ma, nonostante la vittoria del fronte del “leave” nel referendum sulla Brexit, continua a chiedere un’Europa unita. Con questo messaggio, Pechino ha accolto il verdetto delle urne britanniche. Il contraccolpo piu’ immediato e’ arrivato dai mercati, con Shanghai e Shenzhen che hanno perso rispettivamente l’1,3% e l’1,05%, limando le perdite grazie anche a una forte iniezione di liquidita’ da parte della banca centrale. Altrove e’ andata peggio: a cominciare da Tokyo, maglia nera in Asia, che oggi ha ceduto il 7,92%. Il ministro delle Finanze, Taro Aso, si e’ detto “molto preoccupato” per le possibili conseguenze economiche e finanziarie globali del referendum in Gran Bretagna. “Le Borse crollano in Asia, ma non a Shanghai, che manda un segnale di isolamento – commenta ad Agi Michele Geraci, economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China – ed e’ un’indicazione che la Brexit e’ si’ un fatto importantissimo, pero’ i mercati cinesi si muovono su altri meccanismi, e per la Cina ci sono problemi piu’ gravi della Brexit”.

I tonfi di oggi, prima in Asia, poi in Europa, che ha aperto in profondo rosso, sono un segnale non solo per Londra e per la sterlina, ma anche per l’euro, che nella visione di Geraci corre il rischio di essere il vero perdente di questo referendum sul lungo termine. “L’euro e’ la valuta che deve stare piu’ attenta perche’ da un punto di vista economico, l’Inghilterra ha una flessibilita’ che l’Europa non ha – prosegue l’economista, che ha studiato a Londra – Ci sara’ un periodo di incertezza seria, ma tra sei mesi l’Inghilterra si rimettera’ in piedi”. Il rischio e’, ovviamente, anche politico. “L’Europa dovra’ affrontare altri referendum, a cominciare dall’Olanda. Adesso gli anti-europei prendono quota. Se salta l’Inghilterra il potere relativo della Germania aumenta”. La Brexit decisa oggi dagli elettori britannici potrebbe avere anche un altro risvolto, non immediato, e legato a una questione a cui Pechino tiene molto, il riconoscimento dello status di economia di mercato. Nello scenario tracciato da Geraci “quello che la Cina rischia di perdere e’ la possibilita’ di vedersi riconosciuta come economia di mercato, perche’ l’Inghilterra, che la sosteneva, era il Paese piu’ aperto, e quindi perde un voto importantissimo. Ora non si sa se l’Inghilterra potra’ votare, perche’ non esce domani. Pero’, non ha senso che votasse per decisioni di cui non fara’ parte”.

Il riflesso politico, per la Cina, e’ invece ancora da valutare e oscilla tra due opinioni principali. La prima, tendenzialmente maggioritaria ed esposta nei giorni scorsi anche dalla Bbc, e’ quella di chi ritiene la Brexit una sconfitta della linea del presidente cinese Xi Jinping, che ha investito molto sulla Gran Bretagna e che, durante la visita a Londra dell’ottobre scorso, si era esposto in prima persona a favore dell’Europa unita, con la Gran Bretagna al suo interno. “Se la Gran Bretagna lascera’ l’Unione Europea, il giudizio di Xi potrebbe essere messo in dubbio”, ipotizzava la Bbc sette giorni fa. Per Alberto Forchielli, presidente di Osservatorio Asia, sentito da Agichina, la vittoria del ‘leave’ e’ “un grosso smacco sia politico che economico”, sia perche’ la Gran Bretagna e’ “amico e alleato” della Cina all’interno dell’Europa, sia per l’ammontare di investimenti cinesi nel Paese. La seconda reazione e’ quella di chi minimizza, e riesce a trovare anche spunti interessanti per Pechino.

E’ il caso di Kent G. Deng, professore associato di Storia Economica presso la London School of Economics, secondo cui l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe aprire a nuove opportunita’ per la cooperazione e il commercio bilaterale, e aumenterebbe, per Londra, l’importanza strategica di Pechino. In ogni caso, Xi aveva scommesso sulla Gran Bretagna, avverte Geraci, che abbassa i toni. “Xi Jinping sull’Inghilterra ha fatto una scommessa che continuera’, perche’ la relazioni tra Cina e Gran Bretagna sono bilaterali. Il fatto che Xi abbia investito in Inghilterra e’ in parte indipendente dall’Europa. Xi vuole un’Europa unita perche’ usa l’Europa per entrare da una porta piu’ aperta – conclude Geraci – Adesso l’Inghilterra ha chiuso la propria porta e quindi tutto quello che la Cina fara’ in Inghilterra sara’ prodotto extra-comunitario. La Cina ha perso il concetto di produrre e investire in Inghilterra e di vedere i propri prodotti con la sigla ‘made in Eu'”. (AGI) 

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