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Pedofilia clericale e celibato obbligatorio

di Antonio Lombatti   

Parlare di pedofilia clericale oggi, a più di dieci anni dallo scandalo scoppiato a Boston [1] e diffusosi in numerose diocesi cattoliche anche negli altri continenti [2], sembra un argomento di scarsa attualità. Ma non è così. Non solo perché una commissione dell’ONU a difesa dei diritti dei bambini, lo scorso febbraio, ha censurato il comportamento del Vaticano avuto nel corso degli anni [3].

Ma, soprattutto, perché anche una parte dei vertici della Chiesa cattolica – in particolare, il cardinale australiano George Pell – ha identificato nel celibato obbligatorio la causa della pedofilia clericale [4]. È così? Cerchiamo di analizzare i fatti.

La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [5]. La Chiesa cattolica apostolica romana è ancora una monarchia medievale maschile. I vescovi e i cardinali rispondono solo al papa. Sono isolati dalle influenze esterne e provenienti dal basso. Non sono educati alla trasparenza e al processo decisionale, alla discussione dei problemi all’interno delle diocesi o alla consultazione di esperti laici. Resta molto viva, ancora oggi, la convinzione che il clero costituisca un’élite speciale, sopraordinata alla gente comune in virtù dei poteri discendenti dal ministero sacramentale.

Il Vaticano ha sempre risposto che i propri preti non possono sposarsi perché questa è la tradizione della Chiesa. Ma non è così. Il primo papa, Pietro, era sposato. Sono noti gli apostoli e i fratelli di Gesù con le loro mogli, diaconesse e donne prete, sacerdoti e vescovi coniugati per secoli e, illegalmente, per oltre un millennio [6]. Si conoscono pontefici e le loro mogli o, più spesso, le loro amanti [7]. Il celibato obbligatorio sacerdotale, istituito nel XII secolo in modo tale da non fare ereditare i beni della Chiesa a mogli e figli del clero, ha conferito ai preti, nel corso dei secoli, un’altissima funzione sociale. Esso ha determinato complesse dinamiche nei rapporti umani per cui si è creata una vera e propria frattura tra laici e religiosi. Solamente preti, vescovi e cardinali possono diffondere il messaggio di Gesù e, soprattutto, mediare la presenza di Dio tra i fedeli o guidare una persona verso la salvezza eterna. Quindi, il cattolicesimo ha costruito nei secoli un modello di assoluta dipendenza del credente dal suo prete [8].

Attraverso i secoli, il sacerdote è stato percepito non solo come un’autorità, ma come un essere intoccabile: superiore alla legge degli uomini e non punibile dai tribunali civili. I credenti si sono sempre sentiti inadeguati verso i preti, incompetenti, intellettualmente e moralmente inferiori. Attorniati da un’aura di prestigio, presbiteri e vescovi sono stati trattati per generazioni e generazioni come agenti speciali di Dio, mediatori tra i comuni esseri mortali e il divino. Il celibato, infine, ha conferito ai preti un alone magico di potere e spiritualità. I sacerdoti non sposati non erano uomini comuni. I preti si sono serviti di questa aureola mistica acquisita nei secoli per approfittare di bambini e adolescenti vulnerabili appartenenti a famiglie semplici e, forse, affettivamente carenti [9].

Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [10]. Era solo un’intuizione. Ma san Pier Damiani aveva anticipato i tempi. E l’incessante legislazione ecclesiastica sugli abusi sessuali del clero dimostra come sia stato un problema diffuso già a partire dal Medioevo. I documenti provano come la Chiesa abbia cercato di fronteggiare questa piaga. Le citazioni in documenti ufficiali degli abusi sessuali, delle concubine o della sodomia sono la prova inconfutabile dell’esistenza del problema. È, quindi, proprio la legislazione della Chiesa a tradire la vastità del fenomeno. A dispetto di quasi duemila anni di prove documentate sulle violazioni del celibato ecclesiastico e a fronte di continui, ma infruttuosi e inutili, tentativi ufficiali di debellare il fenomeno, il papato si è opposto anche con Giovanni Paolo II alla riconsiderazione del celibato obbligatorio [11].

Senza dubbio, gli abusi sessuali sui minori da parte del clero sono un problema urgente, ma ciò non è che un sintomo di una crisi più profonda che il cattolicesimo deve affrontare [12]. La base scientifica e quella teologica per gli insegnamenti della Chiesa su celibato e sesso sono inadeguate e false. Qui non si vuole attaccare l’istituto del celibato nel suo complesso. Ci sono persone davvero virtuose pronte a fare scelte difficili e a rispettarle, come quella dell’astinenza dai rapporti sessuali. Ma questa deve restare una libera opzione e non un’imposizione a persone psicologicamente fragili e sessualmente immature. Come hanno dimostrato gli studi psicologici sul clero di Richard Sipe, i sacerdoti che raggiungono un celibato pieno sono solo circa il 10% [13]. La Chiesa, purtroppo, continua ancora oggi ad usare la Bibbia, come in epoca pre-
copernicana, per illustrare la sua etica sulla sessualità umana. Ma usare le sacre scritture come base per spiegare celibato e rapporti intimi è come prendere a modello la Genesi per spiegare la formazione dell’universo. La Chiesa ha riabilitato Galileo, ma non sembra voler ripensare la questione del celibato.

Il punto centrale della storia del celibato, delle mogli dei sacerdoti, delle concubine dei papi, dei rapporti omosessuali e, soprattutto, degli abusi perpetrati nei secoli su poveri giovani indifesi, è capire se esista un nesso tra l’invenzione ecclesiastica del celibato obbligatorio e la pedofilia. Sono convinto che la risposta sia nascosta nei dati che abbiamo a disposizione, benché siano parziali e tendenti al ribasso [14]. Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [15]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [16].

Riflettete un attimo. In seminario entrano giovani, che si affacciano alla pubertà, isolati in un contesto tutto maschile, caratterizzato da un’avversione istituzionale al matrimonio, da una totale ostilità ai rapporti sessuali, alle relazioni intime e alle donne. Tagliati fuori da qualsiasi dimensione affettiva e sessuale, i giovani preti sono mandati nel mondo reale con l’aspettativa che conducano una vita completamente casta. Diversi studi hanno dimostrato come questo sistema di formazione, basato sui seminari, abbia prodotto un significativo livello di immaturità emozionale, psicoaffettiva e sessuale. In particolare, dagli studi di Sipe [17] si evince che questi giovani uomini non hanno risolto né superato le tappe fondamentali dello sviluppo psicosessuale, che in genere si affrontano durante la tarda adolescenza.

Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [18]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [19]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [20]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [21]. I numeri parlano da sé [22]. E sono convinto che la Chiesa lo sappia benissimo.

La lunga strategia vaticana del nascondere e lavare i panni sporchi in casa propria è continuata. Non solo papa Giovanni Paolo II, con la Sacramentorum Sanctitatis Tutela del 2001, ha ribadito che i gravi crimini del clero contro la morale sono di esclusiva competenza dei tribunali ecclesiastici. Ma la CEI ha recentemente sancito (28 marzo 2014) che le diocesi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i preti pedofili. Finché la Chiesa vorrà restare fuori dalla realtà psicologica e storica della vita quotidiana, non ci sarà modo di porre fine alla pedofilia clericale.

 

 

Note

[1] Boston Globe Investigative Staff (a cura di), Betrayal. The Crisis in the Catholic Church, Boston 2002.

[2] J. Freiburger, Clergy Pedophiles. A Study of Sexually Abusive Clergy and their Victims, Bloomington 2012.

[3] F.A. Grana, Pedofilia, ONU, “Vaticano ha permesso gli abusi dei preti”. In: «Il Fatto Quotidiano», 5 febbraio 2014.

[4] F. Peloso: Il cardinale Pell, “Gli abusi? Colpa del celibato”. In: «Linkiesta», 30 maggio 2013.

[5] M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009).

[6] A. Lombatti: La moglie del monsignore. Dal celibato alla pedofilia nella Chiesa cattolica, Torino 2013. [Recensione su: L’Ateo, n. 93, 2/2014].

[7] A.B. Horsley, Pontiffs, Palaces, and Pornocracy: A Godless Age. In: Peter and the Popes, a cura di A.B. Horsley, Provo 1989.

[8] T.P. Doyle: Clericalism: Enabler of Clergy Abuse. In: «Pastoral Psychology», 54 (2006).

[9] T.P. Doyle: The Spiritual Trauma Experienced by Victims of Catholic Clergy Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009).

[10] I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998).

[11] N. Sheper-Hughes, J. Devine, Priestly Celibacy and Child Sexual Abuse. In: «Sexuality», Vol. 6 (2003).

[12] M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner (a cura di), Atti impuri, Milano 2009.

[13] A.W.R. Sipe, Celibacy in Crisis. New York 2003.

[14] T. Plante, K.L. MacChesney (a cura di), Sexual Abuse in the Catholic Church: A Decade of Crisis 2002-2012, Westport 2012.

[15] V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.

[16] G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.

[17] A.W.R. Sipe, The Serpent and the Dove, Westport 2007.

[18] T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.

[19] T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.

[20] A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.

[21] J. Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).

[22] P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).

 

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Antonio Lombatti, storico del cristianesimo ha fondato la rivista internazionale di sindonologia “Approfondimento Sindone”. Ha pubblicato vari volumi ed articoli su la Sindone, l’archeologia biblica, il Sacro Graal, le reliquie, i templari.

http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2014_4_art2.html

 

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