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Pedofilia, il cardinale Pell rischia incriminazione in Australia

Sydney – La polizia australiana nei giorni scorsi è stata a Roma per interrogare il cardinale George Pell, prefetto vaticano per l’Economia. Il capo delle finanze vaticane rischia l’incriminazione formale nel suo Paese, l’Australia, per abusi sessuali su minori in seguito a due denunce presentate da ex studenti che riguardano fatti accaduti negli anni ’70. I due, oggi quarantenni, affermano che Pell avrebbe fatto loro proposte sessuali nella piscina Eureka a Ballarat città di cui l’alto prelato è originario. Un altro episodio oggetto della stessa indagine sarebbe avvenuto, secondo il canale radiofonico ABC, negli spogliatoi di un circolo di surf nell’estate del 1986: Pell si sarebbe presentato nudo a tre ragazzini di età compresa tra gli otto e i dieci anni. L’alto prelato, ha spiegato in una nota la polizia dello stato Victoria, “si è presentato spontaneamente agli investigatori per essere interrogato“. “Gli esiti dell’interrogatorio – prosegue la nota – hanno spinto verso la continuazione delle indagini. Per il momento non vi saranno ulteriori commenti”.

L’inchiesta che coinvolge il cardinale non è di oggi, ma risale almeno alla fine dello scorso anno, quando esplose il caso del sacerdote Gerald Ridsdale, denunciato per pedofilia ma semplicemente spostato da una parrocchia negli anni Novanta all’altra nell’arcidiocesi di Melbourne, della quale lo stesso Pell fu arcivescovo dal 1996 al 2001. Il cardinale, chiamato da Bergoglio per dare una veste trasparente alle finanze del Vaticano, ha compiuto a giugno scorso 75 anni, e ha dunque l’età canonica nella quale vescovi e cardinali sono chiamati a presentare le dimissioni al papa, che è libero di accettarle o meno. Il 31 luglio scorso Francesco, che con Pell ha avuto un faccia a faccia in merito all’inchiesta, affermò: “Bisogna evitare una sentenza dei media, basata sul pettegolezzo. Una volta che la giustizia parla, parlerò anche io“.

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