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Pedofilia, l’ex nunzio Wesolowski non ha più l’immunità diplomatica

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Jozef Wesolowski(©Ansa) Jozef Wesolowski

ANDREA TORNIELLI
Città del Vaticano

L’ex nunzio a Santo Domingo Jozef Wesolowski accusato di aver adescato ragazzini sulla spiaggia pagandoli per compiere atti sessuali, dopo la sentenza di dimissione dallo stato clericale decisa dalla Congregazione per la dottrina della fede non gode più dell’immunità diplomatica e dunque potrà essere sottoposto a giudizio in altri Paesi. Oltre che a Santo Domingo, l’ex prelato è indagato anche nel suo paese d’origine, la Polonia. Lo ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi, rispondendo alle domande dei giornalisti dopo che un articolo del «New York Times» aveva riacceso i riflettori sul caso, criticando il Vaticano per come ha gestito la vicenda.

 

Wesolowski, richiamato a Roma subito dopo essere stato accusato, nel giro di pochi mesi è stato ridotto allo stato laicale, per un sacerdote il massimo della pena possibile dal punto di vista delle leggi canoniche. Ora, informa Lombardi, l’ex arcivescovo «ha proposto appello – entro il termine prescritto di due mesi –  alla sentenza canonica di primo grado di condanna». Il giudizio di secondo grado del processo canonico si prevede entro ottobre. Non appena la sentenza canonica sarà definitiva, si aprirà il processo penale presso gli organi giudiziari civili vaticani: se sarà riconosciuto colpevole anche in questa sede si potrebbero aprire per lui le porte del carcere.

 

«In ogni caso monsignor Wesolowski – ha spiegato Lombardi – ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità». Il portavoce vaticano sottolinea come le autorità della Santa Sede «si sono mosse tempestivamente e correttamente, alla luce dello status specifico» di cui Wesolowski godeva come rappresentante diplomatico della Santa Sede. «Ciò sia in occasione del suo richiamo a Roma, sia nella trattazione del caso in contatto con le Autorità della Repubblica Dominicana.  Lungi da ogni intenzione di copertura – precisa Lombardi – ciò dimostra, invece, l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato, su cui il Papa Francesco si mantiene attentamente informato e che vuole sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore».

Fonte

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