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Pedofilia: la Santa Sede sulla graticola dell’Onu

Nel nome del Padre

Per la prima volta rappresentanti della Chiesa di Roma sono stati costretti a giustificare reticenze e omissioni nella gestione dei crimini pedofili.


sabato 18 gennaio 2014 19:14


di Silvana Bassetti

«Perché avete protetto gli autori degli abusi?». «Quali sanzioni sono previste?». «Quali misure di prevenzione avete preso?». Una delegazione della Santa Sede ha dovuto rispondere a Ginevra ad un fuoco di fila di domande sullo scandalo degli abusi sessuali contro i minori e i preti pedofili davanti ad esperti Onu a Ginevra. Dopo aver fornito nel dicembre scorso alcune risposte scritte a un questionario sulla pedofilia della Commissione Onu sui diritti dell’infanzia (Crc), il Vaticano è stato chiamato anche ad un vero e proprio confronto sul rapporto di attuazione da parte della Santa Sede della Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo. Un esame per molti aspetti senza precedenti, svoltosi in una sala affollata di cronisti e rappresentanti delle organizzazioni delle vittime degli abusi sessuali commessi da sacerdoti.

La risposta della Santa Sede al «triste fenomeno degli abusi sessuali sui minori è stata articolata», ha esordito il nunzio apostolico Silvano Tomasi, a capo della delegazione del Vaticano. La Santa Sede – ha aggiunto – si è inoltre attivata per delineare «politiche e procedure volte a contribuire ad eliminare tali abusi e a collaborare con le rispettive autorità statali per combattere questi crimini», ha aggiunto il rappresentante del Vaticano, che aveva già fornito una prima serie di risposte alle domande del Comitato di esperti dell’Onu per iscritto. Secondo quanto riportato negli Usa dalla Cbs, le testimonianze presentate dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani citano casi di abusi commessi negli Stati Uniti, in Irlanda, Messico, Australia e in Gran Bretagna, e chiedono che il Vaticano fornisca risposte su quello che considerano un problema globale.

Nei suoi interventi e nelle sue risposte, Tomasi ha sottolineato gli sforzi della Santa Sede nel formulare linee guida per le Chiese, citato l’annunciata istituzione di una commissione ad hoc per la protezione dei minori ed affermato che la «Chiesa cattolica è ansiosa di diventare un modello (best practice) in questa importante impresa». I preti «non sono funzionari del Vaticano, bensì cittadini del loro proprio Paese che rispondono alla giurisdizione del loro Paese», ha poi aggiunto evocando il caso particolare dell’ex-nunzio nella Repubblica Dominicana, mons. Jozef Wesolowski. «È un cittadino dello Stato del Vaticano ed una procedura è in corso», ha affermato. Incalzata dalle domande, la delegazione vaticana ha precisato che la Santa Sede ha aperto 612 nuovi casi di abusi sessuali da parte di membri del clero nel 2012, di cui 465 «più gravi» e 418 relativi a minorenni.

È la seconda volta che la Santa Sede presenta un rapporto ai 18 esperti del Comitato Onu incaricato di vegliare al rispetto della Convenzione sui diritti dei bambini, ratificata dalla Santa Sede nel 1990. Ma il primo esame si era svolto nel lontano 1995 ed è quindi la prima volta che il Vaticano è chiamato ad esprimersi sullo scandalo dei preti pedofili in questo ambito. Tutti i 193 Paesi che hanno aderito alla Convenzione sono periodicamente esaminati dagli esperti del Comitato. Nel corso dell’attuale sessione oltre alla Santa Sede, il Comitato esamina anche i rapporti di Germania, Congo, Russia, Portogallo e Yemen. Le conclusioni sono attese il prossimo 5 febbraio.

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