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Per il compleanno di Totò, Napoli gli regala una piazza

“Genio Napoletano / Maschera Universale”: quattro parole dovute e amorose sulla targa con cui la città di Partenope registra da oggi una nuova voce toponomastica: Largo Totò. Era ora che il principe fosse ricordato nello stradario. Non casuali data e luogo: 15 febbraio, centoventesimo compleanno dell’artista. Rione Sanità, dove nacque nel 1898 e trascorse i primi anni. A pochi metri dalla targa, inaugurata dal sindaco Lugi de Magistris, è allestito il monolite celebrativo di Giuseppe Desiato. Di sopra taglia il cielo il Ponte della Sanità, fra i luoghi immancabili di ogni genuina mappa napoletana.  

S’allarga il cuore poi si stringe, facendo i pochi passi che separano Largo Totò dalla casa dove si formarono i suoi talenti, il primo genio comico e la tendenza alla malinconia privata: al 109 di via Santa Maria Antesaecula, secondo piano, il quartino natale di Antonio de Curtis quasi si consuma nell’abbandono. Sulla facciata scrostata la lapide commemorativa s’affianca al balcone da cui il piccolo Totò si affacciava, coltivando la solitudine e l’attesa che la madre Anna Clemente tornasse dalle visite allo spiantato marchese Giuseppe de Curtis, il padre naturale che conoscerà più tardi e tardi si persuaderà a riconoscerlo. Solo a ventisei anni Totò poté rimuovere dai documenti l’imbarazzante dicitura “figlio di N.N.”.

 Casa di Totò
(Foto: Francesco Palmieri/Agi)

Nel cortile dà la cucina, che rivela la stessa pietosa situazione di fatiscenza. L’appartamento fu acquisito da privati a un’asta giudiziaria per il prezzo irrisorio di 18.400 euro, quando era ancora occupato da una coppia di abusivi. La casa adesso è sgomberata ma i proprietari non hanno intenzione né forse le risorse per ristrutturarla, mentre le istituzioni appaiono piuttosto interessate all’apertura altrove di un Museo di Totò, che dovrebbe sorgere nel prestigioso Palazzo dello Spagnolo poco distante. Nella scorsa primavera, per il cinquantenario della morte, il Comune – che promosse numerose iniziative – ne annunciò la realizzazione nell’arco di diciotto mesi. Una scadenza su cui non si può giurare.​

La cucina
(Foto: Francesco Palmieri/Agi)

Malgrado tutto, un’occhiata alla casa di Totò è fra le consuetudini di quanti visitano i luoghi storici della Sanità e sboccia di fronte all’edificio un minutissimo commercio di gadget, che ha la natura di affettuosa speculazione di sussistenza più che di lucro apprezzabile o sfrontato.

Il fatto è che Napoli, e in grado massimo la gente della Sanità, ama orgogliosamente il principe e sono numerose le iniziative tutte private che hanno preceduto qualunque omaggio ufficiale. Già nel ’90, in via Santa Maria Antesaecula, a Totò fu dedicato un busto scolpito da Antonio Januario e assemblato come un’edicola votiva assai vicina a quella di San Vincenzo Ferreri, il veneratissimo Munacone patrono del quartiere. Fu difatti l’Associazione San Vincenzo Ferreri a finanziare l’opera. E’ difatti considerato quasi santo Totò. Che plasmato in bronzea figura intera, ma nei “panni da lavoro” del comico con la bombetta, si erge dal 1999 a via Sigmund Freud al Rione Alto.   

Busto di Totò 
(Foto: Francesco Palmieri/Agi)

E’ però quella cupa strada, da dove non si vede mare, che rimase incisa nel suo cuore per tutta la vita: “Sono stato un bambino povero con la voglia inappagata degli agi che non mi potevo permettere”, confessò alla figlia Liliana che lo racconterà nel libro ‘Totò mio padre’: “Non so come, ma quel bambino è rimasto dentro di me: me lo porto appresso come un amico invisibile e mi diverto a regalargli ogni ben di Dio, vestiti eleganti, profumi e oggetti raffinati. Tutti questi doni, però, non sono adatti alla sua età, ma alla mia e quindi l’insoddisfazione non si placa. Resta sempre un conto in sospeso”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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