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Per la prima volta tre farmaci anti-tumorali cinesi potrebbero entrare sul mercato Usa

Ci sono tre farmaci anti-tumorali cinesi che stanno provando a entrare negli Stati Uniti, il mercato farmaceutico più grande al mondo. La Cina, le cui aziende hanno per anni replicato le medicine occidentali, dovendo fare i conti con una burocrazia ostica che di fatto disincentivava i finanziamenti alla ricerca, oggi vuole un ruolo di innovatore anche nella lotta alle malattie più aggressive.

La patria del qi gong e delle erbe mediche non sarà più nota solo per la medicina tradizionale, ma punta a diventare leader nella biofarmaceutica – uno dei dieci settori strategici del piano “Made in China 2025” (sul quale ha di recente stanziato altri 1,5 miliardi di dollari dopo gli investimenti già annunciati per 1 trilione di dollari). Il piano – come noto – non consiste solo nel comprare tecnologia e know-how dalle aziende straniere per portarle quaggiù, ma nell’investire massicciamente in ricerca e sviluppo. La Cina fa sul serio anche nello sviluppo dei farmaci “Made in China”. Lo scrive in un lungo articolo il New York Times.

La United States Food and Drug Administration (F.D.A.) potrebbe autorizzarle presto

Le autorità cinesi hanno velocizzato i tempi di approvazione dei farmaci, stanno incentivando i cervelli in fuga a tornare a casa, oltre a promettere incentivi fiscali e investimenti nella ricerca. Risultato? Tre farmaci nuovi di zecca, sviluppati da case farmaceutiche cinesi, bussano alle porte degli Stati Uniti, e promettono cure efficaci contro varie patologie tumorali a prezzi competitivi (uno frena il diffondersi del cancro da un organo a un altro, un altro promette un trattamento efficace contro il umore del sangue, e un altro ancora sfrutta il sistema immunitario nella lotta al cancro). La United States Food and Drug Administration (F.D.A.) potrebbe autorizzarle presto.

La qualità dei farmaci cinesi è ancora un problema

Lo sviluppo dell’industria farmaceutica in Cina è ancora gli albori ma secondo gli esperti è solo una questione di tempo prima che le aziende cinesi possano mettersi al passo con i colossi del settore, come l’americana Pfizer e la anglo-svedese AstraZeneca – scrive il New York Times.  Certo è che ad oggi la qualità dei farmaci resta un problema in Cina, dove i tumori o il diabete sono molto diffusi (legati a doppio filo con lo spinoso problema dell’inquinamento dell’aria e della contaminazione di acqua e alimenti, che le combattive autorità di Pechino vogliono risolvere con il suddetto piano: è una priorità nazionale).

C’è chi si procura le medicine a Hong Kong o a Macao  (dove vige lo status di “Regione ad amministrazione speciale”); chi compra gli ingredienti per produrre i farmaci in casa; altri ancora – i più abbienti – fanno shopping di medicine direttamente negli Stati Uniti. Ma la situazione cambierà in fretta, assicura Jonathan Wang, senior manager del fondo di investimento OrbiMed Asia. Anche i colossi farmaceutici mondiali si stanno posizionando in fretta nel mercato cinese: Johnson&Jonhson, Novartis e Sanofi hanno aperto centri di ricerca a Shanghai, anche per difendersi dai rischi di contraffazione sempre in agguato nella giungla cinese. La Cina è più severa oggi con le aziende che producono farmaci di bassa qualità ed è più aperta all’ingresso di test farmaceutici stranieri (per l’approvazione occorrono due anni contro i 30 giorni negli Usa).

Jiangsu Hengrui è l’azienda con il budget più alto tra le società farmaceutiche cinesi. Ma i suoi 180 milioni di dollari spesi nel 2016 impallidiscono rispetto ai 7,8 miliardi di Pfizer.

Il caso di Chi-Med, azienda all’avanguardia

Prendiamo il caso della Hutchison China MediTech, nota come Chi-Med, azienda finanziata dall’uomo più ricco di Hong Kong, il magnate Li Ka-shing. Quando nasce nel 2000 si limita a sviluppare le erbe medicinali usate nella medicina tradizionale cinese. Cinque anni dopo, quindi nel 2005, inizia a sviluppare farmaci anti-tumorali. Oggi nel suo laboratorio più grande, quello di Shanghai, 350 scienziati sono al lavoro, circondati da roditori usati per gli esperimenti. La metà di questi cervelloni studiano per trovare nuove cure.

Per ora, tra i farmaci di maggior successo usciti dai suoi laboratori, spicca il nome di Savolitinib, creata in collaborazione con il colosso AstraZeneca. Il 60% dei pazienti che l’assumono hanno risposto positivamente alla cura. Si tratta di un farmaco unico nel suo genere: può essere usato per trattare vari tipi di tumori, ai polmoni, al rene, al colon, e all’apparato digerente; spesso assunto in combinazione con altri farmaci della casa anglo-svedese per bloccare i canali di diffusione delle cellule tumorali. Chi-Med attende nuovi risultati positivi con i quali potrà ambire a ottenere per il farmaco il riconoscimento di scoperta terapeutica dalla F.D.A.. Il processo è durissimo, Chi-Med è ottimista mentre sta per entrare nella fase finale, la terza (“Phase 3 trials”), dove la percentuale di successo è del 60/70%, e che potrebbe concludersi al più presto nel 2019. Sono in tutto 20-30 i farmaci cinesi che fluttuano in questa fatidica fase. 

Il premio nobel Tu Youyou che inventò il farmaco contro la malaria

Per risalire all’ultima volta che la Cina ha prodotto una nuova medicina per l’industria farmaceutica mondiale, dobbiamo tornare indietro agli anni ’70, quando Mao Zedong avalla il progetto 523 per studiare le erbe tradizionali cinesi. Tu Youyou, chimica e immunologa 39enne, inventa un nuovo farmaco contro la malaria, nato da erbe cinesi studiate e utilizzate da oltre 1.500 anni per curare “le febbri”. Salverà milioni di vite salvate in Africa, Asia meridionale e Sud America. Nel 2015 Tu, che oggi ha 88 anni, è stata insignita del premio Nobel per la medicina.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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