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Per lo stadio della Roma è ancora una corsa a ostacoli

Lo stadio della Roma si farà a Tor di Valle, come voleva il club, ma con cubature dimezzate rispetto al progetto originario risalente alla giunta Marino, come voleva il Campidoglio. Un compromesso che ha reso felici tutti. Virginia Raggi che, dimessa dopo un lieve malore dovuto allo stressi di questi giorni convulsi,  si è presentata sorridente alle telecamere per annunciare che l’impianto si farà. E il dg della società. Mauro Baldissoni, che, a fianco della prima cittadina, parla ai cronisti di “Un giorno storico, non solo per la Roma ma anche per la città”. “Adesso aiutatemi a fare lo stadio della Lazio”, ha concluso la sindaca. Si tratta di una svolta tutt’altro che scontata. Appena due giorni prima Beppe Grillo aveva detto sì’ allo stadio ma non nell’area dell’ippodromo reso celebre dal film ‘Febbre da cavallo’. A riallacciare il filo del negoziato quando tutto sembrava perduto, scrive il Fatto Quotidiano, di solito ben informato su quanto avviene in casa Cinque Stelle, è stato il lavoro dietro le quinte del vicepresidente della Camera, Luigi di Maio. La strada per la realizzazione della struttura non è però in discesa.

“Un progetto ecocompatibile ed ecosostenibile”

A sbloccare la trattativa è stata la disponibilità del club a venire incontro alle richieste di un’amministrazione che, dopo aver detto no alle Olimpiadi, non poteva dare il via libera a una colata di cemento indiscriminata. Via dunque dal progetto i tre criticatissimi grattacieli che avrebbero torreggiato sullo stadio. E via anche metà delle cubature: 500 mila metri cubi contro il milione del progetto approvato dall’Assemblea Capitolina il 22 dicembre 2014, quando a Palazzo Senatorio c’era ancora Ignazio Marino. La sindaca ha parlato di un progetto “ecocompatibile ed ecosostenibile” e che “vada nell’interesse dei cittadini”. L’intera area della Decima, ha promesso Virginia Raggi, verrà quindi messa al sicuro dai rischi di dissesto idrogeologico che avevano reso il dossier fonte di forti discussioni all’interno del suo partito. E, prima ancora dell’apertura dei cantieri, verrà potenziata la ferrovia Roma-Lido, la “freccia del mare” soprannominata dai pendolari che la utilizzano “feccia del male” per i numerosi disservizi. Si raggiungerà quindi il nuovo stadio attraverso questa Linea, che ha già una fermata Tor di Valle. Ne verrà aggiunta una nuova, ha promesso la sindaca. Salta quindi l’idea di effettuare un prolungamento della metro B fino a Tor di Valle, che sarebbe andato a sovrapporsi con l’annunciato ampliamento della rimessa dei treni alla Magliana. 

 

Le criticità ancora da superare

Per quanto Baldissoni parli di “giorno storico“, la corsa a ostacoli non è finita. Il primo appuntamento sarà il 3 marzo, quando lo Stato dovrà decidere in Conferenza dei servizi se dare o meno il via libera al progetto, dopo che la soprintendenza alle Belle Arti aveva bocciato il precedente. Proprio per questo riuscire a trovare un’intesa su un limite alle cubature era così importante.  Nondimeno, l’iter dovrà ripartire daccapo, con una nuova delibera, una nuova approvazione e una nuova Conferenza. Per questo la società ha chiesto di rimandare almeno di un mese la convocazione dell’organo “in modo da poter adempiere a tutte le necessità e partire subito con i lavori”. Troppo vicina la scadenza di marzo per un progetto tutto nuovo. Va inoltre considerato che Raggi ha promesso di realizzare il potenziamento delle linee di trasporto pubblico necessarie a raggiungere la struttura prima della fine dei lavori e l’esperienza negativa della metro C, un progetto andato fuori controllo, fa temere intralci anche ai più ottimisti. Raggi dovrà anche guardarsi dalla fronda interna. I Cinque Stelle sono tutt’altro che quel monolite etero diretto che viene a volte descritto. Il sì dei consiglieri pentastellati in Campidoglio è stato tutt’altro che unanime. E in prima fila tra i dissidenti c’era Marcello Di Vito, il presidente dell’assemblea che era stato in lizza con Raggi per la candidatura. Non sarà quindi semplice. Ma a Roma non lo è mai nulla. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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