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Per Marcello Foa (e per il centrodestra) arriva il giorno della verità

Nonostante il via libera del cda si assottigliano le chance di Marcello Foa di diventare presidente della Rai. E alla vigilia del voto in Vigilanza si è a un passo dallo strappo tra Forza Italia e Lega.

Il partito di Silvio Berlusconi è orientato a non partecipare al voto in commissione. Dopo il via libera del consiglio di amministrazione di viale Mazzini, la nomina di Foa per essere “efficace” deve ottenere il “parere vincolante” dei due terzi dei componenti della bicamerale, composta da 40 tra deputati e senatori. Si tratta di 27 voti: la maggioranza M5s-Lega, che lo ha indicato, ne ha solo 21, quindi non sufficienti anche se si sommano i due di Fratelli d’Italia che ieri, con Giorgia Meloni, ha sciolto la riserva a favore di Foa. La ‘diserzione’ dei sei (escludendo il presidente Alberto Barachini) azzurri presenti in commissione potrebbe quindi bloccare la nomina governativa, considerato che anche i sette membri in quota Pd e i due di Liberi e uguali hanno annunciato che esprimeranno la loro contrarietà a Foa non partecipando al voto.

L’ipotesi di un rinvio

Se le opposizioni confermeranno l’intenzione di non partecipare al voto, la maggioranza avrà comunque il numero legale e si dovrebbe procedere al voto senza possibilità di rinvio. In ambienti parlamentari c’è chi sostiene che l’unica strada per un rinvio sarebbe l’ipotesi che anche qualcuno della maggioranza decidesse di non partecipare facendo mancare il numero legale. Per regolamento il parere della Vigilanza deve comunque essere formulato entro 15 giorni dalla nomina del cda. 

Il centrodestra è davvero a rischio?

L’orientamento di FI, al momento, rimane di non partecipare anche se niente è escluso e nei due partiti, FI e Lega, si attenderebbe un contatto diretto tra Matteo Salvini e Berlusconi, che dovrebbe avvenire comunque prima della convocazione della Vigilanza, in calendario domattina alle 8:30. In questi giorni non vi è stato alcun contatto tra il segretario leghista, che si trova in vacanza in Romagna, e il Cavaliere. Il vicepremier non è sicuramente lieto dei continui attacchi di Berlusconi al governo (a partire da quelli contro il decreto dignità, definito come il lavoro di “sessantottini in ritardo arroganti e senza cultura”) ma una vera rottura rischierebbe di far saltare in aria tutte le giunte di centrodestra che nelle ultime elezioni amministrative hanno spazzato via i dem da molti dei loro feudi, nonché un’alleanza che tutti i sondaggi danno come ampiamente maggioritaria nel Paese. Tutt’altro che impossibile, quindi, che la quadra venga trovata anche stavolta.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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