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Per paura si abbandonano le case anche in Abruzzo

dall’inviato Lorenzo d’Avanzo

Amatrice – La paura del terremoto non si ferma ad Amatrice e alle zone colpite dal sisma del 24 agosto: a Montereale (L’Aquila),23 chilometri da Amatrice, tanta gente ha lasciato le case per degli accampamenti di fortuna, per i container allestiti in occasione del terremoto del 2009 o per un posto letto nella palestra comunale. Paura motivata: “se venisse una scossa come quella di Amatrice – spiega Livia De Andreis da Montereale di fronte ad una tazza di caffe’ offerta da un gigante abruzzese ex ‘pilone’ dell’Aquila rugby – qui verrebbe giu’ tutto come ad Amatrice visto che siamo al centro di due crateri: quello del terremoto dell’Aquila e’ quello di Amatrice”.

Livia e’ una architetta che e’ venuta ad Amatrice per collaborare alle verifiche di agibilita’ ma, in attesa di essere utilizzata per le sue capacita’, non disdegna di darsi da fare in altro modo lavorando in una delle mense di emergenza dove oltre all’ottimo caffe’ la pasta e’ sempre al dente. “A Montereale c’e’ molta paura, tanti miei parenti preferiscono dormire in tenda. D’altronde il terremoto dell’Aquila del 2009 e questo di Amatrice ci hanno colpito di striscio ma siamo al centro di due crateri e il rischio e’ forte”. E da titolare della Archliving Srl, societa’ impegnata proprio nel settore delle costruzioni, De Andreis delinea un quadro allarmante del Comune aquilano di 2.500 residenti a 948 metri di altitudine. “Le verifiche dopo il terremoto del 2009 – sottolinea l’architetta specializzata in Gran Bretagna – sono state essenzialmente rivolte all’agibilita’ degli edifici e non alla loro vulnerabilita’ in caso di un nuovo terremoto. E, di conseguenza, tante case – soprattutto quello costruite fino agli anni ”80 – sono estremamente vulnerabili con un indice del 70%”. Insomma, “se il terremoto di Amatrice si fosse verificato a Montereale, il paese sarebbe crollato come Amatrice”. E parlando di responsabilita’ dei crolli, l’esperta denuncia l’assenza di controlli durante l’esecuzione dei lavori. “Per avere un’autorizzazione ad un progetto bisogna lottare piu’ di un anno e poi, quando si fanno i lavori, ci sono solo dei rarissimi controlli a campione. Io preferirei meno problemi burocratici e piu’ controlli in fase di esecuzione anche perche’ trovo che sarebbe molto piu’ sicuro”.

Insomma servono piu’ tecnici preparati ed onesti nei cantieri che burocrati dietro alle scrivanie a fare le pulci ad ogni progetto. E parlando del futuro, De Andreis memore dell’esperienza Di volontaria in occasione del terremoto abruzzese e di quello in Emilia del 2012, auspica un intervento pubblico di prevenzione che tagli il tasso di vulnerabilita’. “Bisogna fare come in Emilia Romagna, non limitarsi a dare i contributi per i danni subiti ma anche agli interventi per mettere in sicurezza gli immobili, a volte basta poco per evitare danni enormi in termini di vite umane e di patrimonio edilizio. Puo’ bastare una catena messa al punto giusto per salvare delle persone. Occorre intervenire – conclude – per abbassare in misura rilevante l’indice di vulnerabilita’”. Nel frattempo, anche se Montereale e’ invasa dal circolo meditico internazionale, ci sono forti timori per il futuro turistico. “Non ci voleva – commenta una signora di un bar di via Nazionale – dopo quest’altro terremoto i turisti difficilmente li rivedremo!”. (AGI)

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