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Per quali ragioni la nave di una Ong è sotto sequestro a Catania

Un caso internazionale, quello del sequestro della nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che rimbalza tra Libia, Spagna e Italia. Ieri il provvedimento di sequestro della Procura di Catania che ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Secondo l’accusa, da parte dell’equipaggio che ha soccorso 218 migranti ci sarebbe stata una volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici.

Tre le persone indagate raggiunte da avviso di garanzia: il comandante e il coordinatore a bordo della nave e il responsabile della Ong. Successivamente a Pozzallo sono stati fermati dalla polizia due scafisti: un senegalese di 25 anni, Alpha Oumar Bamgoura, e un sudanese di 38 anni, Mohammed Alnema Yusef. Secondo i testimoni sono loro che hanno condotto l’imbarcazione con 99 persone partita dalle coste tunisine. Gli uomini della Squadra mobile di Ragusa hanno accertato che i migranti hanno pagato 600 euro a testa. I due indagati si sono occupati uno di timonare il gommone e l’altro di mantenere la rotta con la bussola. Sono stati condotti nel carcere di Ragusa. Sulla richiesta di convalida del sequestro preventivo emesso dalla Procura, deciderà il Gip di Ragusa entro le 48 ore successive al deposito.

Il precedente di Iuventa

Quello delle Ong è stato sempre un tema sensibile per il procuratore etneo Carmelo Zuccaro che circa un anno fa aveva sollevato il caso del comportamento di alcune organizzazioni che – allora disse, pur parlando di “mera ipotesi di lavoro” – “potrebbero essere state finanziate dai trafficanti”. Sotto sequestro da tempo c’è anche la nave di un’altra Ong. Si tratta della “Iuventa” dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet. Il prossimo 23 aprile, la Corte di Roma deciderà sul rilascio del natante fermato lo scorso 2 agosto da un provvedimento del Gip del Tribunale di Trapani con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Intanto protesta la Ong spagnola: “E’ un provvedimento preventivo, una mera ipotesi di reato, ma siamo ingiustamente accusati di associazione criminale e di incoraggiare l’immigrazione clandestina disobbedendo ai libici ai quali non abbiamo voluto consegnare donne e bambini. Proteggere la vita umana in mare dovrebbe essere la priorità assoluta di ogni corpo civile o militare che si rispetti, chiamato guardia costiera, soccorso marittimo o Marina. Questo è anche definito dal diritto del mare”, rivendica Oscar Camps, team leader di ProActiva Open Arms,. Insomma, impedire il salvataggio delle vite a rischio in alto mare “al fine di riportarle con la forza in un Paese non sicuro, come è la Libia, equivale a riconsegnarle a una situazione infernale, rischiosa e a forte tensione; e’ in contrasto con lo status dei rifugiati delle Nazioni Unite”. 

Proteger la vida humana en el mar debería ser la prioridad absoluta de cualquier cuerpo civil o militar que se precie, llámese Guarda Costas, Salvamento Marítimo o Armada. Así lo estipula igualmente el derecho del mar pic.twitter.com/2rF2eAwcwe

— Oscar Camps (@campsoscar) 18 marzo 2018

E insiste il legale Emanuela Lo Faro che cita la norma italiana: “Non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”. Insomma, “non esiste il reato di solidarietà e salvataggio di vite”.

Anche il sindaco di Barcellona, Ada Colau, ha chiesto, con un messaggio sul suo account Twitter, che l’Italia rilasci la barca, ricordando tra l’altro anche che la sua città ha una collaborazione con l’ong spagnola. Colau ha detto che “la difesa della vita non può essere un reato” e ha chiesto di “liberare la nave sequestrata”.

La città di Barcellona ha un accordo di collaborazione con @openarms_fund per soccorrere persone che rischiano la morte nel mare mediterraneo. Diffendere la vita non puo’ essere reato, chiedo all’Italia di liberare la nave sequestrata https://t.co/KNpMVM5ygV

— Ada Colau (@AdaColau) 19 marzo 2018

“Il consolato spagnolo di Napoli, il console onorario di Catania, in contatto con il capitano della nave e i responsabili della Ong con i loro legali, stanno lavorando insieme da ieri per capire quali siano gli estremi delle accuse che vengono mosse”, fa sapere intanto il ministro degli Esteri di Madrid, Alfonso Maria Dastis.

Alle domande dei giornalisti che chiedevano se il governo abbia inteso che ci siano delle accuse sostanziali nei confronti della Ong, Dastis, a margine dei lavori del Consiglio Affari esteri a Bruxelles, ha risposto che “il governo non intende nulla finché non chiariamo gli estremi delle accuse che sono rivolte, qual è la giustificazione per queste accuse e per il procedimento che è stato aperto”. 

Per la Commissione Ue c’è stata una violazione 

 La Commissione europea ritiene che ci sia stata una violazione del codice di condotta delle Ong da parte della imbarcazione di Proactiva Open Arms, fa sapere una fonte Ue. L’incidente sarebbe avvenuto in acque territoriali della Libia, spiega la fonte, dopo che la guardia costiera libica aveva assunto la responsabilità delle operazioni di soccorso in mare. “L’Ong non ha rispettato gli ordini”, aggiunto la stessa fonte. La Commissione non ha voluto commentare ufficialmente il sequestro dell’imbarcazione e l’inchiesta della procura di Catania. 

“Chiediamo a tutte le parti di rispettare il codice di condotta” adottato dall’Italia sugli interventi delle Organizzazioni non-governative per il salvataggio di migranti nel Mediterraneo Centrale, ha aggiunto una portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, aggiungendo che Palazzo Berlaymont “segue da vicino” la vicenda. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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