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Perché la comunità scientifica non fa una bellissima figura con il terremoto di Ischia

Ci sono voluti 4 giorni per capire quanto è stato intenso il terremoto di Ischia. Quattro giorni in cui si sono rincorse stime, valutazioni, in cui si sono aggiornati i dati, riviste le magnitudo, le intensità, la profondità. 

 

21 agosto, ore 21. La scossa

Pochi minuti dopo la scossa (21.05) lunedì 21 agosto l’Agi riportava il primo dato ufficiale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: 3.6 di magnitudo locale, profondità 10 chilometri e epicentro nel mare a 20 chilometri dall’isola. 

Le prime reazioni: “Crolli non normali con 3,6 di magnitudo”

23.45. ”Non è normale che un terremoto di 3,6 determini crolli di edifici ed evacuazione di ospedali. Le cause potrebbero essere ricercate negli effetti di amplificazioni sismiche locali o nelle costruzioni abusive realizzate senza alcuna verifica sismica”: cosi’ in una nota Egidio Grasso, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania. “La profondita’ dell’ipocentro e’ paragonabile con quella dei recenti terremoti dell’Italia centrale (10 Km) quindi di natura tettonica”, ha concluso Grasso.

La prima modifica della magnitudo e dell’epicentro

Alle 00.15, qualche ora dopo, la magnitudo è stata modificata a 4.0, aumentandola di 0,4, e l’epicentro spostato a 5 chilometri di profondità. Spostato anche l’epicentro a 3 chilometri dalla costa nord (00.28). 

Le altre scosse nella notte

Dopo la scossa di magnitudo 4.0 registrata poco prima delle 21, a Ischia si sono susseguite nella notte tra il 21 e il 22 altre 20 scosse, tutte di bassissima magnitudo, inferiore a 1.0, riferiva all’Agi Antonio Piersanti, sismologo dell’Ingv. 

“Si è innescato un circuito mediatico”

Lo stesso sismologo il giorno dopo (22 agosto) all’Agi spiegherà che quella di Ischia è un’area “ad altissima vulnerabilita’” dal punto di vista sismologico, per la fatiscenza di molte strutture ma anche per la particolare conformazione geologica, con un ipocentro poco profondo (5 km appena in quest’ultimo terremoto) che crea danni localizzati ma molto maggiori rispetto a quello che ci si attenderebbe da queste magnitudo. Lo spiega all’Agi Antonio Piersanti, sismologo dell’Ingv, che fa chiarezza sul presunto “giallo” della magnitudo. “ “Nessun mistero. Semplicemente si è innescato un circolo vizioso a livello mediatico che collega il rapporto bassa magnitudo-grandi danni alla nostra successiva ridefinizione della magnitudo stessa. Ma non c’entra niente. Nell’area sappiamo storicamente che basta una magnitudo medio-bassa per fare danni: il terremoto del 1883 fece 2.300 morti e si stima avesse una magnitudo di 4.3”. 

La polemica sull’abusivismo

Ma intanto sui media italiani non si parla d’altro che della pericolosità delle strutture, dando la colpa del disastro agli edifici abusivi più che al terremoto. Non che gli abusi edilizi non c’entrino, ma in questo momento si dava in generale più attenzione a quelli che all’evento sisimico in sé. 

600 case abusive, 27 mila richieste di condono

Oltre 600 case abusive ancora da abbattere. 27mila richieste di condono in 30 anni. L’isola di Ischia dalle cronache e dai report sembra segnata dall’abusivismo edilizio (Legambiente senza mezzi termini la definisce “il simbolo indiscusso del cemento selvaggio”), e i geologi denunciano con forza come proprio questa condizione particolare abbia trasformato un terremoto di entita’ medio-bassa in una terribile nottata di macerie, di morti, di feriti. 

I 12 terremoti che in 7 secoli hanno distrutto Ischia

Tra il 1275 e il 1980, sono 12 i terremoti localizzati nell’isola di Ischia o a mare, negli immediati dintorni, con magnitudo compresa tra poco meno di 3.0 e poco superiori a 4.0. A renderlo noto e’ l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, secondo cui i terremoti principali di questa serie sono datati rispettivamente 1275, 1796, 1828, 1881 e 1883. 

I primi dubbi della comunità scientifica, il giorno dopo le scosse

Intanto la comunità scientifica non crede ai dati diffusi sul terremoto del 21 agosto. Il dubbio tocca anche Enzo Boschi, ex presidente Ingv fin da quando si chiamava ancora Ing, e Giuseppe Luongo, ex direttore dell’Osservatorio vesuviano. Poche ore dopo il dubbio diventa certezza: negli uffici di via Diocleziano che ospitano i ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano si ritengono i dati troppo discordanti rispetto a quelli storici e rielabora personalmente i valori dell’evento di martedì. 

Si rivedono ancora magnitudo, profondità epicentro

Quello che emerge è che la magnitudo è 4.0, e l’epicentro a poche centinaia di metri dalla via Borbonica a Casamicciola a 2 chilometri di profondità. Il dato verrà ufficializzato in queste ore. Con un’ulteriore modifica: “magnitudo 4.0, profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, nella parte alta di piazza Bagni” scrive Il Messaggero.  Al Mattino Enzo Boschi, ventotto anni all’Ingv, parla di “errori assurdi e mix di stupidità e ignoranza. Se solo si fosse detto subito che l’epicentro era circosritto ad una piccola frazione di Casamicciola, proprio come era intuibile soltanto guardando la tv, migliaia di turisti non avrebbero lasciato Ischia in preda al panico”

Le cause di un ritardo grave, ma spiegabile

Ora si sta cercando di capire cosa sia successo. Perché ci sia voluto così tanto tempo. E arrivano le prime ipotesi. Possibile che la misura sia stata rivista dopo un cambio nel metodo delle misurazioni. “Compito di un istituto di ricerca è di fornire una prima elaborazione per permettere alla macchina della Protezione Civile di mettersi in moto e inviare i soccorsi” spiega la direttrice dell’Ov Francesca Bianco al Messaggero. “Mi chiedo, che scienziati saremmo se ci fermassimo alla prima elaborazione? È aggiungo altro che continuiamo a considerarlo preliminare perché le elaborazioni proseguono”.

I dati, finalmente corretti, dopo 4 giorni

Ora i dati sembrano corretti, e soddisfare tutti. “Pare che si siano convinti 4 giorni dopo. Adesso è ufficiale finalmente” esulta Giuseppe De Natale, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano. 

Caso chiuso, ma i danni per l’isola sono enormi

Caso chiuso. Errori che possono succedere e rettifiche doverose per i ricercatori. Ma resta il fatto che la comunità scientifica non sembra uscirne benissimo e l’Isola lamenta che i danni maggiori sono stati fatti da questi dati, e dall’effetto avuto sui media che subito si sono lanciati alla ricerca di una relazione causa effetto tra bassa magnitudo e abuso edilizio, creando un danno d’immagine a Ischia. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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