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Perché la famiglia Mandela ha definito “un'impostura” l'Istituto Mandela di Parigi

È nell’occhio del ciclone l’Istituto Mandela di Parigi per la sua gestione e l’assegnazione di premi a personalità politiche africane controverse. Il think tank in attività dal 2014 è finito sotto accusa dalla famiglia stessa dell’eroe sudafricano anti-apartheid.

La Nelson Mandela Foundation, garante ufficiale dell’eredità dell’ex presidente sudafricano, non riconosce l’istituto parigino e con un avviso trasmesso per vie legali ha chiesto al suo direttore, Paul Kananura, di non utilizzare più il nome di Mandela. Una procedura formale è già stata avviata da avvocati sudafricani per dissuadere Kananura “dall’appropriarsi senza autorizzazione” della reputazione dell’ex leader dell’African National Congress (Anc).

Nonostante accuse e critiche, l’istituto parigino ha assegnato diversi “Premi Mandela” a personalità politiche africane tra le più controverse. In un lussuoso albergo della capitale francese, lo scorso 19 marzo, il premio ‘Coraggio’ è andato al presidente burundese Pierre Nkurunziza, autoproclamatosi di recente “guida suprema eterna e futuro re del Burundi”. La sua rielezione contestata del 2015 ha fatto sprofondare il paese dei Grandi Laghi in una grave crisi socio-politica e l’Onu sta indagando sulle violenze registrate ormai da anni.

Altra scelta sorprendente dell’Istituto Mandela di Parigi è stato il riconoscimento del premio ‘Democrazia’ al presidente keniano Uhuru Kenyatta, rieletto lo scorso ottobre dopo un processo elettorale caotico, anche grazie a presunte manovre di Cambridge Analytica. Zone d’ombra avvolgono lo stesso fondatore del contestato istituto, creato nel 2014 come un think tank da Kananura, che si presenta come “esperto in geopolitica e politiche pubbliche”.

Di origine ruandese, è arrivato in Francia alla fine degli anni 90′ per un dottorato in politica pubblica presso l’Università di Bordeaux. Ha anche fondato l’Associazione degli stagisti e studenti africani in Francia (Aseaf), che organizzava colloqui, per poi farla confluire nell’Istituto Mandela. Del comitato direttivo fa parte Olivier Stirn, ex segretario di stato, presentato come “un amico” di Mandela.

Non solo ai suoi premi annuali ma anche in occasione di conferenze, il direttore dell’Istituto Mandela riesce a coinvolgere nei suoi eventi dirigenti politici, diplomatici, ufficiali dell’esercito, imprenditori, funzionari e docenti, che vedono come una garanzia il nome prestigioso dell’istituto. Sul sito stesso dell’Istituto Mandela troneggia il logo del ministero francese della Difesa e del dipartimento di Stato americano.

Il sito d’informazione Jeune Afrique ha contattato le istituzioni in questione che hanno risposto di “aver semplicemente assistito ad eventi organizzati da Kananura”, assicurando di “non aver mai autorizzato l’utilizzo del logo ufficiale”.

Nell’aprile 2017, in occasione di una conferenza sull’eredità e i valori di Nelson Mandela, tenuta all’Istituto del Mondo arabo di Parigi, Kananura è apparso accanto al presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita e a diversi ambasciatori.

“Non c’è alcun legame con me nè con la fondazione di mio nonno. Questo istituto con sede a Parigi è un’impostura, disonora il cognome di mio nonno” ha dichiarato a Jeune Afrique Ndaba Mandela, nipote dell’ex presidente sudafricano che dirige la Fondazione Africa Rising. Dalla morte di Mandela, nel dicembre 2013, la sua fondazione raddoppia gli sforzi per controllare l’utilizzo del nome dell’icona sudafricana.

La Nelson Mandela Foundation è l’unico garante dei marchi depositati “Nelson Mandela”, “46664” (numero scritto sulla sua giubba durante la sua detenzione), “Nelson Mandela International Day” e di tutte le immagini ufficiali. Nel 2018 ricorre il centenario della nascita dell’ex presidente sudafricano, soprannominato Madiba, e decine di eventi vengono organizzati ai quattro angoli del pianeta.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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