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Perché l'ex leader che fece grande Afd ha lasciato il partito

Per Alternative fur Deutschland (AfD) neanche il tempo di assaporare la vittoria, quel 12,6% di voti alle elezioni che lo proiettano sulla scena nazionale come terza forza politica del Paese, che già le tensioni interne al partito di estrema destra sono venute con forza alla luce. Frauke Petry, il volto moderno e presentabile del partito, che condusse attraverso un successo dietro l’altro alle regionali, ha annunciato a sorpresa di non voler far parte del gruppo parlamentare dell’AfD ma di volersi sedere al Bundestag come indipendente.  

L’ex leader voleva una “ragionevole politica conservatrice”

Come riferisce Il Corriere della Sera, “la frattura sembrerebbe dovuta alle diverse posizioni sulle tendenze razziste di quello che è ormai il terzo partito più forte della Camera. Petry ha invocato una ‘ragionevole politica conservatrice’ sulle questioni che ‘domineranno in futuro’, ‘non le affermazioni assenti che abbiamo sentito in passato’”.
L’annuncio, racconta Libero, “è arrivato a sorpresa, a margine della conferenza stampa convocata dal partito stamane e senza averlo prima comunicato ai colleghi, seduti accanto a lei al tavolo. La co-presidente si è alzata al’improvviso, senza aspettare le domande e poi ha spiegato che, se i dissensi dentro il partito non sono un problema quando si è all’opposizione, lo sono quando si vuole arrivare al governo, e questo è il suo obiettivo, per cui preferisce non sedersi nel Bundestag accanto ai colleghi”.

Gauland e Weidel si dicono “sorpresi”

Alexander Gauland, capolista di Alternative für Deutschland, si è detto tuttavia sorpreso e ha dichiarato che nè lui, né l’altra capolista Alice Weidel conoscono i motivi della scelta di Petry. Più pungenti – sottolinea Il Sole 24 Ore – le parole della stessa Weidel: ‘È un peccato che un talento come Petry prenda questa decisione’, ha commentato, per poi aggiungere che ‘del resto, se l’AfD è passato da sondaggi che lo davano al 6% al risultato attuale del 13%, il merito maggiore è di Alexander Gauland’. E ancora, “mi piacerebbe che Frauke Petry parlasse con noi”, ha proseguito Weidel. “Sono mesi che non riusciamo a parlarci”. 

Per La Stampa, “che le due anime dell’AfD – quella presentabile di Petry e Weidel e quella violenta e razzista delle truppe di provincia – dovessero prima o poi entrare in collisione era abbastanza chiaro, ma che non passassero neanche ventiquattr’ore dal risultato elettorale, questo era meno scontato. Il compito che attende ora Alexander Gauland è cercare di evitare altre emorragie, e definire da subito le regole di convivenza tra le opposte fazioni interne all’AfD”.  
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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