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Perché l'intelligence spagnola si aspettava una strage a Barcellona

“Prima o poi, doveva succedere. Eravamo allertati da tempo…”: le forze antiterrorismo spagnole erano consapevoli della probabilità di un attentato in Catalogna e avevano dichiarato un livello 4 di allarme, che tuttavia non può blindare da tutte le possibilità, soprattutto per la semplicità di attuazione di un attentato col furgone. E’ quanto hanno dichiarato fonti dell’antiterrorismo al quotidiano “Abc”, che spiega anche come fosse solida la consapevolezza che la Catalogna era (e resta) l’area decisamente più a rischio del Paese.

Non era frutto solo di un’analisi, ma di un algoritmo utilizzato – cita “Abc” nella sua esclusiva – dal Citco, il Centro di intelligence contro il crimine organizzato del Ministero dell’Interno spagnolo. Il modello, realizzato per mappare le zone a più alto pericolo jihadista, tiene conto di una serie di fattori socioeconomici rilevati sul campo e trattati con un algoritmo matematico che calibra i pesi dei singoli elementi e ne ricava un quadro dettagliato per municipalità, province e comunità autonome. I dati diffusi da “Abc” si riferiscono al 2015, ma le fonti antiterrorismo consultate dal quotidiano spiegano che in appena due anni la situazione non è potuta cambiare in misura tale da rivedere le conclusioni della mappa.

A Madrid rischi tre volte minori

La seconda comunità autonoma più a rischio dopo la Catalogna è l’Andalusia, terza la comunità valenciana, quarta la capitale Madrid con un pericolo tre volte minore rispetto a quello catalano. I dati sono ribaditi anche quando l’algoritmo è applicato su scala provinciale: il livello di rischio della Catalogna risulta confermato ed è il più omogeneo di tutta la Spagna, con una evidenza particolare per Barcellona, dove è maggiore il rischio di radicalizzazione. Meno omogenei i pericoli in Andalusia, dove i territori con i valori elevati sono Malaga e Almerìa. Ulteriore conferma risulta anche dalla successiva applicazione dell’algoritmo su scala minore, quella delle ‘secciones censales’: Catalogna nel centro del mirino con quasi la metà dei rischi rispetto al resto della Spagna messo assieme (seguita da Murcia e Andalusia).

“I dati  cui ha avuto accesso ‘Abc’ – spiega il quotidiano – sono conformi al fatto che in Catalogna si concentra la massa maggiore di popolazione musulmana di tutte le comunità, circa 400.000 persone, il che vuol dire più del 20% del totale della Spagna. Ed è anche quella che presenta il maggior numero di centri di preghiera islamici o moschee, con 268, quasi il 20% di quelle presenti in tutto il territorio nazionale. Ci sono numeri molto eloquenti: a Barcellona, alla data della elaborazione dello studio, c’erano 28 luoghi di culto importanti, seguivano Santa Coloma de Gramanet, nella stessa provincia, con otto; Tarrasa e Tarragona, con sette; Sabadell con sei; Badalona, Hospitalet de Llobregat e Figueras (Gerona) con cinque”. La comunità musulmana in Catalogna, per le origini, presenta due grossi blocchi: i marocchini e i nazionalizzati spagnoli, assieme ai pachistani a Barcellona. La gran parte dei restanti arriva da Gambia, Algeria e Senegal fra gli altri Paesi.

Quasi metà delle radicalizzazioni è in terra catalana

E’ proprio questa eterogenea provenienza, per le fonti dell’antiterrorismo spagnolo, a favorire la comparsa di focolai e gruppi di simpatizzanti e sostenitori di diverse organizzazioni islamiste radicali. Già il ministro dell’Interno pro tempore, Jorge Fernández Díaz, avvertì a dicembre 2015 che la Catalogna era zona particolarmente sensibile con il 45% dei casi di radicalizzazione registrati in Spagna, nonché uno dei più elevati indici di detenzione di jihadisti.

Molto più di recente, soltanto a luglio scorso, il direttore dell’IEEE (Istituto spagnolo di studi strategici) del Ministero della Difesa, generale Miguel Ángel Ballesteros, ha rilevato come “punti caldi” di radicalizzazione jihadista in Spagna Ceuta e la Catalogna: la prima per la “permeabilità” con il Marocco, la seconda “per la presenza delle seconde generazioni”, mentre per l’Andalusia a giudizio del generale non ci sono “livelli di radicalizzazione più allarmanti che in qualsiasi altra comunità”. Gli allerta insomma erano chiari, precisi e dettagliati.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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