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Perché l'Irlanda vuole legalizzare l'aborto?

Dopo il sì ai matrimoni gay, l’Irlanda è pronta a una nuova nuova rivoluzione. Il prossimo 25 maggio i cittadini saranno chiamati alle urne per il referendum che punta a cancellare la legge che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza praticamente in qualsiasi circostanza, incluso lo stupro.

Agli irlandesi sarà chiesto se vogliono abrogare l’articolo 40.3.3 della Costituzione, meglio noto come ottavo emendamento. Si tratta – spiega Panorama – di un articolo aggiunto in seguito ad un altro referendum tenuto nel 1983, che di fatto rende illegale l’aborto in quasi tutte le circostanze.  

L’aborto in Irlanda, finora 

Il divieto imposto dall’ottavo emendamento riguarda anche casi estremi come lo stupro o le malformazioni del feto e permette l’aborto solo laddove sia in pericolo la vita della donna. Si deve questa eccezione al Protection of Life During Pregnancy Act, un legge approvata solo nel 2013 in seguito all’ondata di pubblica indignazione nel 2012 per la morte di una donna incinta, alla quale fu rifiutato un aborto.

Chiunque procuri o aiuti una donna a procurarsi un aborto, al di fuori dei ristrettissimi confini di ciò che è consentito dall’attuale legge, rischia una condanna fino a 14 anni di carcere. Non vengono invece punite le interruzioni di gravidanza eseguite all’estero. Sono infatti migliaia le donne che ogni anno ricorrono a questa soluzione per aggirare il divieto, viaggiando prevalentemente nel Regno Unito.

L’aborto in Europa

Tra tutti i Paesi dell’ Europa, soltanto a Malta l’aborto è completamente illegale. L’Irlanda – si legge su La Repubblica – è il secondo Paese con le maggiori restrizioni. Seguono Polonia e Finlandia, dove è permesso in caso di incesto o stupro. In Italia la legge 194 consente alla donna di poter ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere all’aborto solo per motivi di natura terapeutica. 

Neutralità anche sul web

Niente più inserzioni a favore o contro l’aborto. Facebook, Google e YouTube si cuciono la bocca in vista del referendum​. I tre colossi del web infatti – riporta Il Fatto Quotidiano – hanno già bloccato tutti gli annunci pubblicitari relativi al referendum provenienti da inserzionisti non irlandesi “per mantenere un atteggiamento di integrità nei processi elettorali“ .

Sul suo blog Facebook spiega così la sua politica: “Il nostro approccio aziendale è quello di costruire strumenti per aumentare la trasparenza della pubblicità politica in modo che le persone sappiano chi paga per gli annunci che vedono e per garantire che qualsiasi organizzazione che pubblica un annuncio politico si trovi in quel Paese”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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