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Perché Trump porta gli Usa fuori dall'accordo di Parigi sul clima

“Non posso sostenere un’intesa che punisce gli Usa”, così Il presidente Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Usa dall’accordo sul clima di Parigi, rimarcando il rispetto degli impegni elettorali e dichiarandosi disponibile a negoziare un accordo più equo per gli Stati Uniti sul clima. “Se ci riusciremo bene, altrimenti pazienza”, ha avvertito Trump, descrivendo l’accordo siglato nel 2015 da 195 Paesi sotto l’egida dell’Onu come una congiura per danneggiare economicamente l’America.

Industriali, leader stranieri, il segretario di Stato Rex Tillerson e perfino la figlia del presidente, Ivanka, hanno premuto perché gli Stati Uniti rispettassero gli impegni per ridurre le emissioni e contenere il riscaldamento globale ma ha prevalso la linea dura del capo dell’Epa (Environmental Protection Agency), Scott Pruitt, e del capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, riecheggiata anche nei toni populisti con cui Trump ha comunicato al mondo la sua decisione, nel giardino delle rose, preceduto da un concerto jazz, e con buona parte dell’amministrazione schierata in prima fila. Spiccavano l’assenza di Ivanka e del marito, Jared Kushner.

“Per compiere il mio solenne dovere di proteggere l’America e i suoi cittadini, gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo sul clima di Parigi ma avvieranno negoziazioni per rientrare nell’intesa parigina o per una transazione completamente nuova con condizioni eque per gli Usa”, ha dichiarato Trump denunciando, ad esempio, termini non sufficientemente stringenti per la Cina.

Un processo lungo

Le procedure per l’uscita degli Usa dagli accordi di Parigi andranno avanti fino al novembre del 2020, cioè a dire lo stesso mese delle prossime presidenziali americane, lasciando presagire che il tema sarà al centro della campagna elettorale e che ci sono margini per un ripensamento. “Gli Stati Uniti interromperanno tutta l’attuazione dell’accordo non vincolante di Parigi”, ha affermato Trump, includendo il rispetto dei target per il taglio delle emissioni di CO2 e i contributi al “Fondo verde per il clima” delle Nazioni Unite che, ha denunciato, costano agli Usa “una fortuna”.

Le reazioni

La reazione più dura all’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi è arrivata proprio dall’Unione europea. “Non è un bene gli Usa si ritirino dalla scena mondiale. Ma sia chiaro che il vuoto lasciato sarà riempito”, ha avvertito il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker che considera la scela “un grave errore”. L’ex presidente Barack Obama, che l’intesa sul clima l’ha negoziata e siglata, ha accusato Trump di “rifiutare il futuro” mentre, tra gli altri, Jeff Immelt, amministratore delegato della General Electric, la multinazionale Usa tra le più grandi del mondo, si è dicharato “deluso” e ha esortato l’industria ad assumere la leadership nella lotta al cambiamento climatico senza dipendere dal governo. Ben diversa la reazione di Mosca. “La Russia dà grande importanza all’accordo sul clima ma va da sé che la sua efficacia viene ridotta senza i suoi attori chiave”, ha ammonito il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov. Il timore è proprio quello di un effetto domino. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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