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“Perché tutti se la prendono con il Tar?”

“Il 2017 è stato un anno difficile per il Tar del Lazio al quale andrebbe dato il premio come una tra le Istituzioni pubbliche maggiormente vituperate. Nella mia relazione riporto solo una parte di quegli articoli che manifestano l’atteggiamento di un’opinione pubblica che non comprende appieno la funzione e il ruolo dei giudici amministrativi, spesso assimilandoli a una casta di burocrati interessati a conservare i propri privilegi. E’ giusto garantire l’esercizio del diritto di libera manifestazione del pensiero e di critica ma le valutazioni e i commenti espressi al riguardo eccedono i limiti della corretta esposizione di un’opinione o di un punto di vista”. Il presidente del Tar del Lazio Carmine Volpe, alla sua terza cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, spiega in un’intervista all’Agi perché ha deciso di aprire la sua relazione, come mai in passato, evidenziando i numerosi attacchi mediatici cui è sottoposto il ‘suo’ Tribunale. 

Quale può essere la conseguenza di tutto ciò?

“Alla fine viene fornito un quadro fuorviante del ‘sistema Tar’, istituzione che ostacolerebbe l’attuazione di progetti e di piani di sviluppo, e comunque sarebbe un freno alla crescita. Trapela l’insofferenza verso il controllo giurisdizionale del potere pubblico e il principio di legalità. L’esposizione del giudice amministrativo alle critiche consegue al fatto che esso incide sugli atti delle pubbliche amministrazioni e delle autorità politiche; e alcune volte i provvedimenti amministrativi attuano scelte della politica. Il controllo di legalità dell’agire della pubblica amministrazione è compito istituzionale non solo di questo Tribunale ma di tutta la giustizia amministrativa”. 

I giudici come vivono questa situazione?

“Lo stato di incertezza delle leggi e il proliferare delle fonti hanno ampliato lo spazio del ruolo del giudice. Ma il problema che ritengo doveroso segnalare è quello della legittimazione sociale e istituzionale dei giudici amministrativi. E’ imprescindibile la serenità nello svolgimento delle funzioni dei magistrati che lavorano in questa sede, che non può non essere preservata e garantita”.

Nella sua relazione lei parla di aumento della ‘confusione normativa’ che certamente non agevola il lavoro del giudice. Può fare un esempio?

“In tema di contratti pubblici, dopo circa un anno dall’entrata in vigore del nuovo codice (il decreto legislativo numero 50/2016), è stato emanato il decreto legislativo n.56/2017 meglio noto come correttivo. Cioè il legislatore è intervenuto per correggere alcune criticità e per integrare istituti ritenuti da più parti lacunosi. Ebbene dopo circa due mesi, il codice dei contratti pubblici è stato ulteriormente corretto dalla legge n.96/2017 che, modificando l’articolo 211 in materia di pareri di precontenzioso dell’Anac, ha legittimato l’Autorità a impugnare bandi, gli altri atti generali e i provvedimenti relativi a contratti di rilevante impatto, emessi da qualsiasi stazione appaltante, qualora ritenga che essi violino le norme del codice. L’intervento del decreto correttivo sul codice dei contratti pubblici è stato imponente, disponendo la modifica di ben 441 commi degli articoli del codice e di oltre il 50% degli articoli stessi. Più che di un correttivo si è trattato di un codice bis”. 

Insomma, un assetto normativo in continua evoluzione che cosa produce?

“Ha indubbie ricadute sui giudici, sulla soluzione delle controversie e sulla giurisprudenza. Per essere chiari, a quasi due anni dall’emanazione del codice, il processo di definizione delle norme applicabili è ancora all’inizio. E aggiungo che l’ulteriore produzione normativa da parte delle altre fonti previste dal codice (linee guida Anac, Dpcm, decreti ministeriali e interministeriali) sta comportando una navigazione oscura da parte delle stazioni appaltanti, delle imprese e dei giudici. Le prime linee guida Anac, ad esempio, sono discorsive e hanno molto poco di regolazione. Anzi, alcune volte si contraddicono tra loro a distanza di breve tempo e su questioni rilevanti; a discapito dell’efficienza e della qualità dell’attività delle stazioni appaltanti, la cui promozione dovrebbe essere garantita proprio attraverso l’emanazione delle linee guida. Parlando più in generale, è ovvio che, in assenza di una vera semplificazione normativa, la qualità della legislazione non può migliorare. Si continua con le leggi fiume e omnibus: mi riferisco, ad esempio, all’articolo 1 dell’ultima legge di bilancio, n.205/2017, che si compone di 1.181 commi nelle materie più disparate”. 

Analizzando i numeri del contenzioso, il 2017 che anno è stato?

“I ricorsi in entrata sono in diminuzione (13.407) rispetto al 2016 (15.605) ma restano comunque tanti. Il problema è generale, ma per ridurre il contenzioso servirebbe la previsione di seri rimedi alternativi. L’incidenza dei ricorsi depositati presso il Tar del Lazio sul totale nazionale è sempre rilevante, anche se scende dal 28,76% del 2016 al 27,61% del 2017. Resta il dato che il Tar del Lazio introita oltre un quarto di tutti i ricorsi presentati in primo grado. Quanto agli ambiti di contenzioso, si confermano i numeri rilevanti dei ricorsi in materia scolastica e universitaria nonché di immigrazione e cittadinanza, rispettivamente al primo e secondo posto. Al terzo troviamo i ricorsi per l’esecuzione di giudicato derivanti dalla mancata esecuzione di condanne emesse ai sensi della legge Pinto. Poi ci sono i ricorsi in materia di appalti. Il numero delle sentenze definitive, invece, registra una flessione rispetto al 2017: sono 9.679, con una riduzione rispetto al 2016 di 564 provvedimenti definitivi (10.243)”.

Per quale ragione?

“Scontiamo il diminuito numero di magistrati e un organico gravemente incapiente, per cui per avvicinarsi all’azzeramento dell’arretrato ci vorrebbero almeno dieci anni. Al 31 dicembre 2017 i magistrati in servizio presso il Tar del Lazio sono 51, con una scopertura di organico del 30%. La situazione dovrebbe migliorare dal primo maggio prossimo con alcuni trasferimenti disposti dal Consiglio di presidenza. Ma molti colleghi che lavorano presso questo Tribunale frequentemente passano al Consiglio di Stato per anzianità oppure vanno a presiedere sezioni di altri Tar. Il che comporta un depauperamento continuo di risorse del Tar del Lazio. Per non parlare poi dei tempi biblici di svolgimento delle procedure di concorso. Nonostante tutto, diminuiscono dell’8,56% i ricorsi complessivamente pendenti al Tar del Lazio che al 31 dicembre 2017 ammontano a 54.659, cifra sempre imponente che rappresenta quasi il 30% delle pendenze nazionali (184.410). Se non si risolve il problema dell’arretrato con misure straordinarie è come correre una maratona con uno zaino di 20 chili sulle spalle. Comunque, al 31 dicembre 2015 (anno del mio insediamento come presidente di questo Tribunale) le pendenze erano 63.178 e 59.777 al 31 dicembre 2016, senza dimenticare che al 31 dicembre 2010 ammontavano a 143.254”. 

In conclusione, presidente Volpe, che cosa si sente di dire al cittadino che si rivolge al Tar del Lazio?

“Questo Tribunale è un’Istituzione dello Stato la cui dignità deve essere salvaguardata. Occorre dare una risposta di giustizia pronta ed efficace a chi chiede e pretende una tutela piena ed effettiva. Qui non si vuole duellare con nessuno, si cerca solo di lavorare con coscienza e serenità. Per quello che mi riguarda non intendo lanciare sfide e nemmeno accettarle. Mi riprometto di fare in modo che il Tribunale da me presieduto possa soddisfare ancora meglio la domanda di giustizia che gli viene rivolta”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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