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“Perché valorizzare l'architettura fascista non è propaganda”

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“Un conto sono i gadget, un conto la storia”

Il progetto invita tutti i comuni degli 11 Paesi che hanno aderito all’iniziativa (Italia, Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Romania, Croazia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Grecia) a valorizzare i monumenti e a proporre iniziative in grado di scaturire una riflessione storica e culturale. Ma attenzione, spiega all’Agi Elisa Giovannetti, assessore alla cultura del comune di Forlì e presidente di Atrium, il progetto è quanto di più lontano ci sia dalla propaganda fascista. E lo ribadisce più volte nel corso dell’intervista. “Si tratta di un progetto pensato per dire no a ogni totalitarismo – qualsiasi sia il suo colore – e per sostenere la democrazia. Ma non è possibile abbracciare la democrazia senza conoscere la storia e imparare dagli errori”. Della stessa opinione è anche il sindaco Pd di Predappio, Giorgio Frassineti: “La nostra è una condanna assoluta al fascismo”, ha ribadito all’Agi. Chi pensa che il paese di nascita di Benito Mussolini sia preso d’assalto dai nostalgici del duce sbaglia di grosso: “La nostra città è visitata da scuole, da appassionati di storia. Ci sono anche i fanatici del regime ma sono la minoranza”, assicura il primo cittadino che sulla legge Fiano ha mostrato perplessità perché “un conto è vietare i gadget e un conto è vietare la storia”.

“Importante tutelare l’architettura dei regimi”

E non è solo una questione ‘didattica’: “Il messaggio che vogliamo che passi è che il patrimonio artistico del ‘900 ha lo stesso valore di quello di altre epoche, ma viene sottovalutato“, spiega Giovannetti. “E’ importante iniziare a pensarci e a tutelarlo, ora che sono passati più di 70 anni”. E qualcosa si sta già muovendo: “Anche il ministro Franceschini ha mostrato interesse”, continua l’assessore che assicura come al contrario di quello che si pensa “restaurare questo tipo di edifici non è affatto semplice: le tecniche usate sono svariate e avendo avuto una durata breve non si sono standardizzate. Questo rende più difficile il lavoro degli esperti”. 

Un percorso di cultura e riflessione

Ma quanto vale il progetto Atrium e quanti turisti attira? “Difficile fare una stima”, spiega Giovannetti. “Non abbiamo dei dati specifici sul flusso turistico. Possiamo sapere quanti sono i visitatori totali di Forlì – all’incirca 200mila annui – ma non sappiamo cosa li attira. O meglio, lo immaginiamo ma non possiamo dirlo con certezza. Abbiamo unito ai percorsi tradizionali nuove mostre sull’epoca fascista e questo di sicuro è stato apprezzato”. C’è da dire, comunque, che “l’obiettivo non è quello del ritorno economico, ma di proporre un percorso culturale e riflessivo”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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