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Perché a New York gli autovelox non fermano i pirati della strada

Auto che sfrecciano infischiandosene dei limiti di velocità sulle strade urbane. Bambini costretti ad uscire da scuola tenendo gli occhi bene aperti, perché dice la maestra che scesi dal marciapiede c’è il pericolo. Sorpassi a destra, rossi ignorati parcheggi in doppia fila incroci bloccati. Pedoni, se va bene, rasentati. Insomma, una giornata di ordinaria follia. In Italia? No, a New York, che in questi mesi si sta scoprendo incapace di bloccare il fenomeno del traffico sottoposto alla deregulation, cioè ormai libero da quelle seccature che sono le regole del codice della strada. Viva il liberismo applicato al volante.

La Grande Mela non ne può più, non regge, vuole trovare il rimedio. Ma non ce la fa, perché l’automobilista irresponsabile ha dalla sua tre formidabili alleati: la burocrazia, la tecnologia applicata e il politicamente corretto. E quindi la fa franca e continua a far quello che vuole, e la città finisce per somigliare ad un set felliniano.

In un anno e mezzo ci sono auto che sono state beccate anche 40 volte a passare con il rosso, o 65 ad accelerare in corrispondenza dell’uscita dei ragazzi da scuola. I recidivi sono almeno 19.000, perché diciannovemila targhe sono finite nei registri delle autorità comunali. Nessuno paga: né legalmente, né materialmente. Eppure ci sono zone della città in cui le telecamere sono lì, accese giorno e notte e non dormono mai. Non ci dovrebbe essere scampo, almeno sulla carta.

Il fenomeno, racconta il Wall Street Journal, ha radici antiche. La decisione di piazzare le telecamere (più affidabili e meno esigenti del cosidetto capitale umano, cioè i vigili) risale a vent’anni fa. Da allora ne sono state istallate a centinaia in tutti i punti nevralgici, e spietatamente fanno la loro parte. Allora perché questa tolleranza zero non produce i suoi frutti? La risposta è: perché il sistema non funziona. Ogni volta che scatta un accertamento di violazione del codice parte la multa, 50 dollari che, una volta pagati, sanano la situazione e non se ne parla più. Se non arriva il pagamento la pratica passa al Dipartimento alla Motoristica che prende nota, ed in caso di triplice recidiva scatta il blocco dell’auto. Poi, vallo ad applicare. E, soprattutto, il guidatore non è punibile: la privacy è sacra, non lo si può fotografare e di conseguenza non gli si può contestare nulla. Risultato: c’è chi bellamente non se ne cura, e ringrazia il politicamente corretto.

Più efficaci, a detta di tutti, sono gli interventi diretti della polizia in carne ed ossa: per legge possono fermare l’auto, farla accostare e prendere gli estremi di chi è al volante. La violazione viene registrata, la patente decurtata di tanti punti e le sanzioni da 50 dollari salgono a centinaia e centinaia. Tre colpi e sei fuori: alla terza multa in 18 mesi sparisce la patente. Ma, per l’appunto, il capitale umano è ritenuto costoso e pertanto automaticamente ridotto negli effettivi. E l’automobilista che se ne infischia continua a sfrecciare indisturbato.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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