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Perché a Tim Cook e alla Apple piace la Brexit

Dopo Francia, Germania e Scozia, il tour europeo di Tim Cook ha fatto tappa in Inghilterra, dove il numero uno di Apple ha incontrato giovedì il primo ministro Theresa May a Downing Street, assicurandole che il Regno Unito “starà benissimo” dopo aver abbandonato l’Unione Europea. L’esito del referendum sulla Brexit ha trasformato Londra in un irresistibile polo di attrazione per i colossi della Silicon Valley, sedotti dalle promesse di sgravi fiscali e da una città che rimane uno dei più importanti hub tecnologici del vecchio continente.

Gli sgravi fiscali attirano Amazon e Facebook

Nei mesi scorsi Amazon, Facebook e Google hanno comunicato migliaia di nuove assunzioni nei loro quartieri generali londinesi. L’investimento più sostanzioso è però quello annunciato dal gruppo di Cupertino, che trasferirà la propria sede nella centrale elettrica abbandonata di Battersea. Nell’iconica struttura, celebre per i suoi quattro comignoli art decò, lavoreranno 1.400 degli oltre 6.500 dipendenti che Apple impiega nel Regno Unito. Otto miliardi di sterline il costo di un investimento che il neo Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, ha definito “un altro voto di fiducia nell’economia britannica”.

“Il Regno Unito se la caverà benissimo”

“Ho detto al primo ministro che siamo molto ottimisti sul futuro della Gran Bretagna. E stiamo facendo all-in”, ha dichiarato Cook alla trasmissione ‘Good Morning Britain’, con una metafora presa dal lessico del poker alla texana. “Stiamo raddoppiando la posta con l’enorme quartier generale nell’area di Battersea, del quale probabilmente avete sentito parlare”, ha proseguito il top manager, “lasceremo spazi di espansione significativi. Quindi credo moltissimo nel Regno Unito. Il Regno Unito se la caverà benissimo”.

Al centro del colloquio con May il processo negoziale per l’uscita dalla Ue. Del resto, nessuno più di Cook può condividere l’insofferenza degli inglesi per un’Europa dalle regole percepite come troppo rigide. Solo lo scorso settembre il manager aveva bollato come “political crap”, letteralmente “stronzate politiche”, la decisione di Bruxelles di chiedere ad Apple di restituire 13 miliardi di tasse arretrate all’Irlanda, dove il gruppo pagava una tassa sugli utili effettiva dello 0,005%. Un portavoce di Downing Street ha parlato di una “discussione molto utile e positiva”. Per otto miliardi di buone ragioni.

Per approfondire: Perché i colossi del web puntano su Londra

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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