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Perché contro il terrorismo gli Stati da soli non ce la fanno e servono anche i sindaci

Contro un nemico come il terrorismo islamista, che non conosce frontiere, un singolo Stato non ce la farebbe mai. “Nessuno Stato può combattere da solo contro il terrorismo, è solo operando assieme che avremo successo. Tuttavia la responsabilità primaria resta in capo agli Stati membri, che sono responsabili della sicurezza dei propri cittadini, e l’Unione europea è presente per offrire loro tutto l’appoggio e i comuni strumenti necessari”. Lo afferma il commissario Ue per la Sicurezza Julian King, a Nizza per la Conferenza di tre giorni sulla radicalizzazione e gli estremismi che vede impegnati (dal 28 al 30 settembre) i sindaci delle città euromediterranee: una iniziativa che King saluta con favore anche se la lotta al terrorismo resta prima di tutto una prerogativa degli Stati col sostegno dell’Unione.

“È un’eccellente iniziativa – dice King in una intervista al quotidiano ‘Nice-Matin’ – e sono entusiasta di parteciparvi. La Commissione europea sostiene e incoraggia i responsabili locali e regionali a discutere e scambiare le buone prassi per lottare meglio contro il terrorismo in generale”.

“Condividere successi e fallimenti”

Secondo King, “le città e in senso lato il livello locale e regionale assolvono un ruolo essenziale”, perché sono più vicine ai cittadini, ne assicurano la sicurezza quotidiana e ne riflettono le preoccupazioni. Possono “intercettare i primi segnali di radicalizzazione”. Il contributo delle amministrazioni locali è pertanto, osserva, “essenziale per esempio nella formazione delle nostre politiche di lotta contro la radicalizzazione”, ma solo attraverso lo scambio delle esperienze, “dei successi come degli scacchi”, si possono individuare soluzioni efficaci.

“La risposta chiaramente non è soltanto sul piano della sicurezza. Le sfide complesse della radicalizzazione – prosegue il commissario Ue – richiedono una risposta multipla, e anche di lungo termine”. Al fine di sostenere gli Stati membri, la Commissione europea ha messo a punto e finanzia la Ran, la Rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione. King ricorda che un ruolo chiave è giocato dall’istruzione: la Commissione ha messo a punto misure per attuare la Dichiarazione di Parigi sull’educazione alla cittadinanza e ai valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione. E poi il programma Erasmus Plus, che “gioca un ruolo centrale in questo quadro. Allo scopo di rinforzare la coesione europea, la Commissione apporta parimenti un sostegno agli Stati membri nell’attuazione delle politiche di integrazione”.

“Il rischio zero? Non esiste”

L’impegno dell’Europa è anche finanziario, “soprattutto attraverso i fondi europei di sviluppo regionale (Fesr) ma anche con fondi specifici, come quelli che mirano a sostenere la cooperazione per la sicurezza, la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e la gestione delle frontiere in Europa, o ancora il Programma Horizon 2020, che può, ad esempio, finanziare ricerche sulla radicalizzazione. Così il progetto Practicies contro la radicalizzazione, di cui la città di Nizza e l’area Metropolitana Nizza Costa Azzurra sono partner, è sostenuto finanziariamente dalla Commissione europea. A Nizza – prosegue King – esamineremo con le autorità locali e regionali ciò che la Commissione potrebbe proporre anche per la protezione degli spazi pubblici”.

Malgrado l’impegno per il rafforzamento della sicurezza, King ricorda nell’intervista al ‘Nice Matin’ che “il rischio zero non esiste e dobbiamo perseguire senza sosta e rafforzare la nostra azione”. King sottolinea infine il ruolo di Europol, l’agenzia europea di polizia che costituisce un supporto importante agli Stati membri per rafforzare la cooperazione nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Europol consiste di circa mille uomini, di cui 213 ufficiali di collegamento tra gli Stati membri e alcuni Stati terzi (Canada, Usa, Australia). “Europol, nel 2016, ha avviato oltre 46 mila indagini” ricorda il commissario. “All’interno di Europol abbiamo creato nel 2016, dopo gli attacchi di Parigi, un centro dedicato alla lotta al terrorismo, che offre un sostegno operativo agli Stati membri nel quadro delle indagini legate al terrorismo. Inoltre, il presidente Juncker ha proposto che la procura europea possa anche perseguire gli autori di reati terroristici transfrontalieri”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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