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Perché Gianfranco Fini è indagato per concorso in riciclaggio 

L’ex presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini è indagato dalla procura di Roma per concorso in riciclaggio. “Un atto dovuto” – come ha commentato Fini – che arriva nell’ambito dell’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza a sequestrare beni per 5 milioni a Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, rispettivamnete suocero, cognato e moglie dell’ex numero uno di Alleanza Nazionale. Tutti indagati.


I protagonisti

  • Gianfranco Fini: ex parlamentare di Alleanza Nazionale ed ex presidente della Camera
  • Elisabetta Tulliani, moglie di Fini
  • Sergio Tulliani, impiegato in pensione dell’Enel e padre di Elisabetta
  • Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta
  • Francesco Corallo, ‘re delle slot’

L’indagine aveva portato nel dicembre 2016 all’arresto di Francesco Corallo, a capo della società offshore Atlantis, (diventata poi Bplus e infine Global Starnet) da 12 anni principale concessionaria dello Stato per le slot machine.

Insieme a Corallo erano finiti in manette anche Rudolf Theodoor, Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta (poi scarcerato dal riesame). Tutti implicati in un’organizzazione criminale che, a partire da Atlantis, riciclava attraverso società offshore il denaro che invece doveva essere versato allo Stato. E in questo giro di soldi si inseriscono anche i Tulliani, che attraverso compravendite immobiliari avrebbero aiutato Corallo, il “re delle slot”, a far sparire quasi 4 milioni di euro.  

Di cosa sono convinti gli inquirenti

Al meccanismo avrebbero, dunque, partecipato anche membri della famiglia Tulliani. Al centro dell’accusa di autoriciclaggio – scrive l’Espresso – ci sono, in particolare, i 3 milioni e 599mila dollari versati nel 2009 da Corallo su un conto estero intestato a Sergio Tulliani, che questi ha ulteriormente trasferito ai figli Giancarlo ed Elisabetta, per essere reimpiegati in acquisti di immobili nella zona di Roma. Questi i conti e le proprietà che sono finite sotto sequestro, rese note dall’Espresso:

Elisabetta Tulliani

  • 800 mila euro su un conto bancario italiano.
  • Appartamento a Roma in via Sardegna.
  • Altro fabbricato nella capitale in via Orso Mario Corbino.
  • Altri due immobili da 167 e da 52 metri quadri a Rocca di Mezzo, in Abruzzo.

 Giancarlo Tulliani

  • Due appartamenti di 247 e di 62 metri quadri in via Conforti a Roma.
  • Altro appartamento in un diverso palazzo di via Conforti.
  • Già sequestrati 520 mila euro sul suo conto italiano: soldi che Giancarlo Tulliani aveva tentato di trasferire a Dubai dopo l’arresto di Francesco Corallo.

 Sergio Tulliani

  • 175 mila euro su un conto italiano;
  • La sua quota (metà) della proprietà di un immobile a Capranica Prenestina (Roma):
  • Il 50 per cento di altri due appartamenti a Roma, in via Raffaele Conforti, con cantina e garage.
  • Metà di un altro immobile a Roma in via Roberto Ago con cantina e garage;
  • Il 50 per cento di un ulteriore appartamento a Roma in via Quattro Venti.
  • Casa al mare in via Caterattino a Sabaudia.

Perché è coinvolto l’appartamento di Montecarlo

Tra le compravendite sospette c’è l’appartamento di Montecarlo appartenuto ad Alleanza Nazionale, poi venduto ai Tulliani. Nel luglio 2008 Alleanza nazionale, al tempo presieduta da Gianfranco Fini, vende per 300mila euro un appartamento di Montecarlo, in Boulevard Principesse Charlotte 14, che era stato donato al partito, per testamento, dalla contessa Anna Maria Colleoni, morta il 12 giugno 1999. A comprarlo è una offshore, chiamata Printemps, riconducibile al cognato Giancarlo Tulliani. 

Tre mesi dopo, a ottobre, l’appartamento viene venduto per 330 mila euro a un’altra società anonima caraibica, la Timara Limited. A capo della Timara, sostengono gli inquirenti, ci sarebbe la moglie di Fini, Elisabetta. Non solo.

Sempre dalle indagini emerge che a pagare l’intero prezzo dell’appartamento è la società offshore, Atlantis-Bplus controllata da Francesco Corallo. Lo stesso appartamento viene poi rivenduto da Corallo a una cifra molto maggiore: 1 milione e 360 mila euro, soldi finiti nei conti off-shore dei Tulliani.

Cosa c’entrano i parenti di Fini con questa storia

Secondo quanto emerso dalle indagini, Sergio, Giancarlo Tulliani “hanno aiutato Corallo a far sparire circa quattro milioni di dollari, mettendo a disposizione del ‘re delle slot’ i propri conti segreti”. Su un deposito estero di Sergio Tulliani, in particolare, “sono arrivati 3 milioni e 599 mila dollari nel novembre 2009; mentre Giancarlo Tulliani nel luglio dello stesso anno ha incassato a Montecarlo un bonifico di altri 281 mila dollari.

Tutti fondi usciti dalla società italiana, ripuliti nelle offshore ai Caraibi e quindi rientrati nei conti dei Tulliani in modo da nascondere che provenivano da Corallo”. Attraverso il doppio affare di Montecarlo, quindi, i Tulliani hanno intascato oltre 300 mila euro dalle offshore Corallo e un altro milione dall’acquirente finale, senza mai sborsare un soldo.

Chi è Francesco Corallo, il re delle slot

Figlio di Tanino Corallo, il primo catanese a fondare un casinò ai Caraibi, il “Rouge et noir” sull’isola di Saint Maarten, Francesco Corallo, 52 anni, di Catania, è diventato miliardario grazie a una concessione statale ottenuta nel 2004 per installare macchinette per il gioco d’azzardo. Un colpo grosso che gli ha assicurato – riporta il quotidiano “La Sicilia” ”quasi un terzo del mercato del gioco d’azzardo legale “ e il soprannome di “re delle slot”.

Il 13 dicembre scorso, la polizia olandese lo ha arrestato nell’isola caraibica di Saint Marteen. Per la procura di Roma, Corallo è il capo di un’organizzazione criminale che ha riciclato denaro per oltre 250 milioni di euro in oltre 10 anni, provenienti da tasse sui profitti delle slot machine non pagate allo Stato.

 

Per approfondire:

Agi – La vera storia della casa di Montecarlo 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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