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Perché gli inglesi hanno tanta paura della carne americana

Con l’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e la necessità di stringere nuovi accordi commerciali, i cittadini britannici sono preoccupati dalla possibilità di una maggiore apertura nei confronti delle carni provenienti dagli Stati Uniti, i cui standard igienici sono molto meno esigenti rispetto a quelli del vecchio continente.

Un’inchiesta condotta dal ‘The Guardian’ e dal Bureau of Investigative Journalism ha acceso una luce sul mercato americano della distribuzione alimentare, rivelando gravi mancanze nella lavorazione e nel trattamento delle carni. Negli stabilimenti presi in considerazione in un documento inedito dell’Agenzia americana per l’ispezione e la sicurezza del cibo (Fsis), rivelato in esclusiva dal giornale britannico, sono riportate numerose irregolarità riscontrate in alcune industrie alimentari americane. Tra le segnalazioni si legge anche di carni di pollame malate tenute insieme ai prodotti commestibili, carcasse di animali lasciate sui pavimenti delle fabbriche e carni destinate alla vendita “sporche di feci e con ascessi pieni di pus”.

L’incubo dell’intossicazione alimentare

Negli Stati Uniti ogni anno il 14,7% della popolazione – 48 milioni di persone – soffre di malattie derivanti dal cibo ingerito, rispetto all’1,5% del Regno Unito. Con 128mila persone l’anno ospedalizzate e tremila morti, il tema degli accordi tra gli Stati Uniti e i Paesi europei, dotati di leggi particolarmente stringenti in materia alimentare, è particolarmente delicato.

In alcuni documenti inediti dell’Fsis, relativi a 47 stabilimenti per la lavorazione della carne, gli ispettori testimoniano gravi carenze nel modo in cui il cibo viene trattato. Tra le aziende citate vi sono anche Pilgrim’s Pride, uno dei maggiori produttori di pollame degli Stati Uniti e Swift Pork. Anche se il materiale è relativo a una piccola parte dei seimila stabilimenti presenti nel Paese, questi documenti forniscono un’istantanea dei problemi sollevati da chi si oppone a questi trattati.

Tutte le violazioni segnalate hanno comportato un’azione correttiva immediata senza rischi per i consumatori, hanno fatto sapere le società coinvolte.

‘Our analysis shows if we accept imported meat without robust standards, we may also import increased food poisoning and possibly even deaths’ – @UKSustain raises health concerns re US-UK trade deal https://t.co/JQEsFGTVhk pic.twitter.com/MG6DCkT2n6

— Abi Kay (@FGAbiKay) 22 febbraio 2018

Un’altra serie di documenti inediti mostrerebbe frequenti violazioni in 24 impianti gestiti da Pilgrim’s Pride, che ha recentemente acquistato il colosso britannico di polli Moy Park. La compagnia macella 34 milioni di animali ogni settimana e produce un quinto dei polli del paese. Si tratterebbe quindi di più di 16.000 rapporti di non conformità sulle operazioni di Pilgrim’s Pride, che descrivono 36.612 violazioni regolamentari individuali – una media di 1.464 al mese – nei 24 impianti durante un periodo di 25 mesi tra il 2014 e il 2016.

Macelli senza regole

In un caso la carne malata, esclusa dalla catena di produzione, sarebbe stata collocata in un contenitore destinato ai prodotti alimentari. Un ispettore avrebbe scoperto “carcasse di pollame con evidenti segni di setticemia […] carcasse che mostrano segni di decesso diversi dalla macellazione […] budella, [e] carcasse di polli con le teste ancora attaccate”. L’ispettore riporta di aver chiesto chiesto che venissero rimosse, ma un incidente simile sarebbe stato riportato solo alcuni giorni dopo.

Dai documenti del Fsis emergerebbero anche numerose violazioni nelle aziende che lavorano la carne suina. In un incidente registrato presso uno stabilimento gestito da Swift Pork, di proprietà del gigante della carne JBS, sarebbero state trovate quarantotto carcasse di suino riverse sul pavimento a causa di un’attrezzatura difettosa, contaminate con “il grasso dei carrelli, sporcizia del pavimento e strisciate di sangue”. Nel report si annota che “la linea è stata fermata per circa 15 minuti. Le carcasse sono state fatte tagliare e successivamente trattate con aspiratori e acqua a 82 gradi centigradi”.

“Tutti gli incidenti documentati riguardanti JBS (Swift Pork) e Pilgrim’s sono stati immediatamente affrontati dalle nostre strutture. Nessuno di questi incidenti ha messo a rischio nessuno o ha portato alla commercializzazione di prodotti adulterati. La sicurezza alimentare si ottiene implementando processi che rilevano e correggono in modo coerente i problemi prima che i prodotti vengano commercializzati. I nostri team di JBS e Pilgrim’s si impegnano a rispettare i più elevati standard di sicurezza alimentare e collaboriamo quotidianamente con le autorità per garantire che i consumatori possano godere di prodotti sicuri e di qualità in tutta sicurezza “, fanno sapere dalle aziende.

Ma il problema non è solo nel rispetto delle leggi, ma anche nell’elasticità di queste: a causa di un cavillo legale, i prodotti affetti da salmonella possono essere venduti legalmente negli Stati Uniti. La legge prescrive lo scarto di alimenti infettati con “batteri adulteranti”, ma la salmonella appunto non è annoverata tra questi. Negli Stati Uniti ogni anno un milione di persone è affetta da disturbi causati dalla salmonella, contro i 10mila casi confermati nel Regno Unito nel 2016.

Kath Dalmeny, amministratore delegato dell’organizzazione ambientalista Sustain, ha commentato al ‘Guardian’: “Gli Stati Uniti ci hanno già avvertito che avremo bisogno di abbassare i nostri standard alimentari in cambio di un rapido accordo commerciale, ma dobbiamo opporci. Non vedono l’ora di venderci i loro polli lavati col cloro, ma sappiamo che il cloro e altri trattamenti potrebbero mascherare le carni avariate, i bassi standard igienici e il cattivo trattamento degli animali. Cose alle quali il consumatore britannico non si sottoporrà. Negli ultimi anni le industrie britanniche di carne, latticini e uova hanno migliorato i loro livelli di sicurezza alimentare; quindi dovremmo essere allarmati da qualsiasi accordo commerciale che apre il nostro mercato a prodotti che minano questo progresso”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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